Facilitatrici: Elena Monticelli e Agnese Santarelli 

ANALISI DI CONTESTO

Le scelte politiche degli ultimi trent'anni, fondate sulla tutela degli interessi dei più ricchi e sul ridimensionamento della forza contrattuale dei lavoratori hanno portato ad un aumento delle disuguaglianze, in Italia come nel resto del mondo, attraverso un processo di redistribuzione delle risorse al contrario, dal basso verso l'alto.

In questo contesto gli attacchi ai diritti dei lavoratori portati con il Jobs Act, la precarietà sempre più estesa (si pensi all’esplosione del fenomeno dei voucher) e l’assenza di una misura universale di sostegno al reddito, avrebbero potuto portare alla creazione di un fronte comune tra chi è dentro al mondo del lavoro, con diverse e sempre minori tutele, e chi ne è escluso.

È pur vero che a partire da queste sfide varie proposte sono state avanzate, dalle organizzazioni del mondo del lavoro autonomo (le associazioni che partecipano alla Coalizione 27F, in particolare ACTA -associazione dei freelance ed MGA-mobilitazione generale avvocati), dal campo sindacale (il Nuovo Statuto dei lavoratori lanciato dalla CGIL), da varie associazioni (con una particolare attenzione alla campagna sul Reddito di dignità, lanciata da Libera per l'approvazione in Parlamento di una legge sul tema, oltre alle tradizionali campagne pro-reddito del Basic Income Network – Italia e del Cilap), ma, in assenza di una ricomposizione di queste battaglie, non si è riusciti ad incidere sulle scelte del Parlamento e di un governo che si è mostrato sordo a queste istanze.

Il Disegno di Legge varato dal Consiglio dei Ministri il 28 gennaio e propagandato come lo “Statuto del lavoro autonomo e professionale” è una proposta parziale, perché pur rappresentando un piccolo avanzamento rispetto al nulla di questi anni, non fornisce tutte le risposte ad uno dei settori più fragili del mondo del lavoro, caratterizzato da alta ricattabilità, assenza di tutele, redditi bassissimi (il reddito medio delle partite iva è 515 € al mese) e nessuna prospettiva pensionistica. Allo stesso modo, con il cosiddetto Ddl Povertà, il governo pare voler chiudere ogni possibilità all'approvazione di una misura di sostegno al reddito, come quella contenuta nella proposta di legge di iniziativa popolare sul Reddito Minimo (Disegno di legge 1670) per riproporre invece un format già sperimentato in passate legislature come il SIA - Sostegno per l'Inclusione Attiva, che riduce le misure di sostegno al reddito a strumento per la lotta alla povertà assoluta, ed è tra l'altro finanziato in maniera insufficiente. Anche a livello regionale, si segnalano alcuni provvedimenti sul tema reddito minimo (pensiamo alla proposta pugliese della Giunta Emiliano ReD), che non portano i risultati sperati. Si segnalano invece campagne territoriali interessanti come in Emilia Romagna, in Campania, in Piemonte.

NODI POLITICI

Come ricomporre le battaglie di chi appartiene al mondo del lavoro, con vari gradi di tutela, e chi ne è escluso?

Come rilanciare una sfida sul reddito minimo alla luce della presentazione del ddl povertà da parte del Governo Renzi e della presentazione degli ultimi disegni di legge regionali?

Come queste battaglie possono essere tenute assieme da una campagna per delle politiche redistributive reali, che possano garantire un reddito anche nei periodi di non lavoro e ridurre la ricattabilità dei soggetti più deboli?

Come superare la dicotomia tra lavoro autonomo e lavoro subordinato, lavoro e non-lavoro garantendo tutele e diritti universali per tutti e tutte?

REPORT DEI CONTRIBUTI

Durante il workshop sono stati importanti alcuni contributi di realtà proveniente dal mondo accademico e sociale. Il primo è stato quello di Giuseppe Allegri , de Il Quinto Stato, che ponendo l’attenzione sulle due proposte di legge del governo (ddl povertà e ddl lavoro autonomo) ha posto in evidenza come la prima tenti di legiferare su una minima parte di lavoratori autonomi e l’altra finga di occuparsi di povertà, evidenziando una volontà paternalistica ed assistenzialistica da parte del Governo, che non ha certo l’ambizione di andare alla radice delle questioni. E’ necessaria quindi una universalizzazione delle tutele che permetta di liberare le persone dai ricatti del lavoro e della sua mancanza, siano esse lavoratori subordinati, autonomi, indipendenti, precariamente occupati, etc. soprattutto dinanzi alle trasformazioni digitali e tecnologiche di quella che non può più essere intesa come una tradizionale prestazione lavorativa, anche perché spesso priva di un'adeguata retribuzione.

Di seguito è intervenuto Gerardo Romei di MGA (Mobilitazione Generale Avvocati) che fa parte della Colazione 27F, per evidenziare come i liberi professionisti oggi rappresentino un esercito di precari, equilibristi del mondo del lavoro, privi di qualsiasi forma di protezione. MGA, insieme a tante altre realtà di professionisti ed ordinisti, sta lavorando ad uno statuto del lavoro autonomo, generale e diffuso, che possa valere per tutti e non solo per gli iscritti alla gestione separata dell’Inps (come previsto dal Governo!), che possa mettere in discussione una pressione fiscale e previdenziale oggi insostenibile, che ponga il tema dell’equo compenso ed un freno al lavoro gratuito, oggi istituzionalizzato, il tutto legato all’introduzione di un reddito minimo garantito come strumento di dignità.

Giacomo Pisani, autore del libro “Le ragioni del reddito di esistenza universale” ha sottolineato come l'eterogeneità che caratterizza l'attuale modello produttivo postfordista, in cui si realizza una una sempre più ampia coincidenza fra forme di vita e forme di produzione necessita, innanzitutto, di una tutela universale di sostegno al reddito, oltre la crisi del welfare classico di matrice fordista. In più, il reddito universale, riconoscendo la dignità della persona indipendentemente dal posto che occupa nel mercato, libera l'individuo dal ricatto del lavoro gratuito e sottopagato e permette a tutti di autodeterminarsi liberamente. Chiara Guida, del Collettivo 105, ha portato uno sguardo di genere sulla questione, evidenziando come purtroppo la precarietà è donna, in tutti gli aspetti concreti della vita quotidiana. Guido Cioni, della Rete della conoscenza, ha voluto sottolineare come anche i luoghi della formazione siano stati pienamente travolti dalle precarietà e di come sia, conseguentemente, necessario, in un’ottica di redistribuzione della ricchezza, garantire la libertà della e nella formazione, in piena autonomia, svincolata dalla condizione della famiglia di appartenenza, e non più schiava anche delle forme di lavoro gratuito, ponendo attenzione alle condizioni di accesso al reddito. Infine Claudio Nesti, di SEL Monte Mario, ha cercato di entrare nello specifico della proposta di finanziare il reddito minimo garantito, attraverso certificati di credito fiscali. Gianni Melilla, parlamentare di Sinistra Italiana, nella fase conclusiva del laboratorio ha cercato di raccogliere suggerimenti e proposte da portare avanti nelle sedi istituzionali. La discussione ha successivamente raccolto spunti ed idee molto interessanti dai partecipanti al laboratorio, tra cui la necessità di utilizzare un linguaggio nuovo per parlare di reddito minimo, considerandolo un investimento delle istituzioni per la libertà delle persone, non spesa pubblica, e di inserire questa battaglia, assieme a quella per i diritti nel lavoro, in un quadro di lotta alle diseguaglianze.

COSA E’ EMERSO:

Da questo laboratorio molto lungo e complesso è emersa l’esigenza di costruire intorno al tema del reddito minimo uno dei nodi della progettualità fondante del nuovo soggetto politico. Questo perché in primo luogo il reddito rappresenta oggi come mesi fa una proposta urgente e concreta per migliorare le vite di chi lavora (e versa ugualmente in una situazione di disagio economico o di precarietà) e di chi non lavora (NEET, disoccupati, inoccupati, sottoccupati), soprattutto dinanzi all'attuale rivoluzione tecnologica e digitale, in secondo luogo perché un nuovo soggetto politico deve porsi l’obiettivo di rappresentare le istanze di una generazione e di tutti coloro che, ad intermittenza, entrano ed escono dal mercato del lavoro. Tutto questo in un’ottica ricompositiva che provi a liberare dal ricatto e dall’accettazione di qualunque forma di lavoro gratuito e non congruo, nonché nell’ottica di ridurre le disuguaglianze nel nostro paese, con particolare attenzione alle disuguaglianze di genere.

Per questi motivi proponiamo di continuare a discutere sulla piattaforma COMMO.org e durante le tappe della Carovana dell’Alternativa di come rilanciare i seguenti ambiti di attività:

ATTIVITA’ ISTITUZIONALE

Dare battaglia e sostegno rispetto ai seguenti temi:

Ddl povertà e ddl sul lavoro autonomo.

Disegno di legge 1670 di iniziativa popolare sul reddito minimo che giace in Commissione Lavoro e Welfare del Senato della Repubblica, insieme al disegno di legge del M5S.

Leggi Regionali e proposte di legge sul sostegno al reddito (Friuli Venezia Giulia, Puglia, Basilicata, Campania, Piemonte, Emilia-Romagna)

Carta dei diritti universali del lavoro (CGIL) e successiva proposta di disegno di legge.

Proposta della Coalizione 27F su lavoro autonomo e indipendente.

PROPOSTE DI INIZIATIVA

Contribuire alla costruzione di una Campagna generale contro le Diseguaglianze (welfare universalistico, reddito minimo garantito, servizi abilitanti, servizi che aiutino la conciliazione lavoro di cura e non, libero accesso a beni e servizi pubblici, tutele universali nel lavoro e nel non lavoro, nuova cittadinanza sociale e digitale, cooperazione e innovazione sociale)

Costruzione di una campagna sui diritti del lavoro autonomo insieme ai movimenti che già portano avanti delle battaglie su questi temi.

Rilancio della campagna per un Reddito minimo garantito a livello nazionale con un’attenzione specifica alle proposte per finanziarlo.