ANALISI DI CONTESTO

Il laboratorio è partito dalla necessità di definire/ridefinire una proposta politica capace di porre come prioritario il tema del controllo sempre più esteso della politica e dell’economia da parte di organizzazioni criminali di stampo mafioso, in aree sempre più vaste del Paese.

Parlare oggi di mafia e antimafia significa confrontarsi con il concetto di “confine incerto” e con la difficoltà di tracciare una linea di demarcazione netta tra ciò che è bene e ciò che è male.

Nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa, il fronte antimafia appare stanco e frammentato, mentre in più di un caso si registrano casi di connivenza o coinvolgimento diretto in fenomeni di corruzione e illegalità (la vicenda che ha coinvolto l'ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, Silvana Saguto, o quella relativa al presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante, sono emblematiche da questo punto di vista). Ma al tempo stesso le mafie continuano a uccidere (come a Napoli dove una generazione di giovani killer ha preso il posto dei boss colpiti dalla repressione giudiziaria), a colpire i servizi essenziali più vicini ai cittadini (come nella Locride dove vengono bruciati cassonetti o scuolabus), a gestire il racket delle estorsioni e dell'usura. Più in generale, nonostante la forte azione repressiva delle forze dell'ordine, le mafie continuano a rappresentare una minaccia per la tenuta democratica e per la garanzia dei diritti e della giustizia sociale.

D'altro canto, nei territori a “nuovo insediamento” le organizzazioni criminali investono capitali illeciti in attività e circuiti spesso legali, inserendosi nella cosiddetta economia delle marginalità o delle emergenze (il terremoto in Emilia Romagna, piuttosto che l'emergenza migranti a Roma), nel tessuto produttivo-imprenditoriale caratteristico dei vari territori (trasporti, settore ortofrutticolo, ciclo del cemento ecc.), nella gestione dei servizi in un contesto di privatizzazione e disinvestimento dello Stato (nella raccolta dei rifiuti come negli ambiti più tradizionali di azione del terzo settore).

Le mafie, insomma, diventano sempre più “compatibili” rispetto al sistema politico, sociale ed economico del nostro Paese, mentre noi diventiamo sempre più “funzionali” al sistema di potere mafioso.

Nel definire oggi una proposta antimafia si pone la difficoltà di trovare un equilibrio tra settorialismo e complessità dell'approccio, tra il bisogno di competenze specialistiche e approfondite (proprio quando la retorica antimafia si fa forte di superficialità e dilettantismo) e la necessità di agire con un approccio multidimensionale su più aspetti dell'organizzazione sociale, per essere realmente alternativi al sistema mafioso.

Risulta inoltre indispensabile interrogarsi sulla inadeguatezza dei soggetti politici di fronte ai tentativi di infiltrazione e condizionamento da parte delle organizzazioni mafiose: gli strumenti di selezione della rappresentanza messi in campo nell’ultimo decennio – dalle primarie alle candidature on line del Movimento 5 stelle, fino alle scelte interne ai partiti – si sono rivelati inefficaci nel tentativo di rendere immuni le forze politiche dalla penetrazione mafiosa, come dimostrato in particolare dalle recenti vicende legate alle ultime elezioni primarie in Liguria e in Campania, così come all’“affaire Quarto” che ha coinvolto il M5S.

NODI DELLA DISCUSSIONE

– trasformazioni dei fenomeni criminali nei contesti territoriali sia a tradizionale sia a “nuovo insediamento” mafioso;

– reazione delle comunità locali tra mancato riconoscimento, sottovalutazione, paura, omertà, connivenza;

– politiche degli enti locali e delle reti organizzate sui territori;

– strumenti di selezione della rappresentanza dei soggetti politici, adatti a prevenire condizionamenti criminali;

– autocritica rispetto alla mancata centralità della chiave di lettura antimafia nel dibattito di Cosmopolitica e, più in generale, nella politica della sinistra.

SINTESI DELLA DISCUSSIONE

Il laboratorio è stata occasione preziosa di confronto e riflessione sull'azione politica necessaria – dentro e fuori le istituzioni – per contrastare mafie e corruzione. Il report non è certamente esaustivo della ricchezza dei contributi portati da tutti i partecipanti.

Da tutti è stata sollevata criticamente la mancanza di un punto di vista antimafia nei contributi teorici e nelle sessioni tematiche di Cosmopolitica: bisognerà quindi lavorare verso il Congresso affinché l'approccio antimafia diventi costitutivo del pensiero e dell'azione politica del nuovo partito; non come settore di azione che si somma agli altri, ma piuttosto come lente, come punto di vista e di analisi del potere economico e politico e delle trasformazioni sociali del nostro tempo.

Sono emerse inoltre le seguenti esigenze:

– limiti della politica (anche di sinistra) da superare: l'approccio repressivo, legalitario e giustizialista; l'approccio negazionista e riduzionista sulla presenza delle mafie sui territori; la delega della politica ad associazioni e movimenti;

– necessità di un serio lavoro di analisi e inchiesta, di una pratica di ricerca collettiva e diffusa per imparare a leggere trasformazioni e dinamiche criminali, economiche e politiche sui territori;

* analisi sociale: quali i soggetti coinvolti, a quali livelli di azione; gestione del welfare da parte delle organizzazioni criminali e conseguenze in termini di consenso sul territorio;

* analisi economica: quale modello compatibile e quale alternativa di sviluppo al sistema mafioso; identificare nuove forme di commistione tra potere politico, economico e mafioso, in cui l'organizzazione mafiosa non è necessariamente il soggetto preminente;

* analisi politica: qualità della democrazia e dei meccanismi di gestione del potere quando la cosa pubblica non è a servizio dell’interesse generale della collettività ma dell’interesse particolare di chi ha i rapporti di forza a proprio favore;

– attenzione alla selezione e alla formazione dei gruppi dirigenti;

– definire politiche antimafia “positive”, ossia capaci di costruire modelli di welfare e di sviluppo alternativi al sistema mafioso.

In merito alle proposte operative di iniziativa politica, alcune delle quali emerse nel corso del dibattito, si è deciso di confrontarsi ulteriormente su Commo, dove si cercherà di intrecciare proficuamente le esperienze provenienti dai territori con il lavoro dei parlamentari di Sinistra italiana in Commissione antimafia.

Ludovica Ioppolo, Carmen Vogani, Carmelo Albanese