Sinistra Italiana lavori per la costruzione di una forza di sinistra più larga e consistente

Scriviamo questa nota non per spirito polemico e rivendicativo ma semplicemente per esprimere un disagio che è nostro e forse di altri compagni e compagne di Milano e della Lombardia.

Fin dalla travagliata nascita di Sinistra Italiana ci siamo impegnati nel tentativo di tenere aperta una prospettiva di allargamento e di inclusione convinti che la fase politica che stiamo attraversando veda la mancanza di un credibile soggetto che, collocandosi nell’ambito valoriale della sinistra, sia in grado di interpretare le delusioni e le nuove domande che la situazione economica e sociale ci pone difronte.

Il ciclo politico del centro sinistra così come l’abbiamo conosciuto negli ultimi venti anni si è esaurito ed infranto di fronte alla dura realtà imposta dalla crisi economica e finanziaria che, scoppiata nel 2008-2010, ha rimesso in discussione alla radice le basi di un processo di globalizzazione democratica dell’economia a cui con troppa semplicità e naturalezza si sono ispirate anche la maggior parte delle forze socialiste e socialdemocratiche del nostro continente.

In Italia, in particolare con l’avvento della segreteria Renzi alla guida del PD e poi del Governo, si è chiaramente esplicitato un disegno di stampo liberal democratico che ha visto la sua massima espressione nella sudditanza alle politiche europee di austerità imposte dalla Commissione e al progressivo attacco ai diritti dei lavoratori culminati con il Job’s Act e il progressivo erodersi delle conquiste degli anni passati legate all’allargamento dello Stato sociale.

La reazione a queste scelte da parte delle varie componenti della sinistra è stata evidentemente tardiva e insufficiente.

Sinistra Italiana, che pure tra le prime ha colto la necessità di un cambio di paradigma culturale e politico e l’urgenza di avviare un processo di ricostruzione di una più larga soggettività politica in grado di offrire una credibile sponda a sinistra al crescente malcontento sociale diffuso nel Paese, ha visto già nel suo atto di nascita la messa in discussione della sua utilità e finalità politica.

Noi restiamo convinti, oggi più che mai, della necessità e delle potenzialità che potrebbe avere una forza politica di sinistra fortemente ancorata alle esigenze del mondo del lavoro, all’urgenza di una visione dello sviluppo che sia ambientalmente sostenibile, all’estensione dei diritti civili e personali nonché ad una visione dei processi migratori non come fenomeni contingenti ed emergenziali bensì come un aspetto strutturale degli esiti di guerre, spoliazioni economiche, cambiamenti climatici a cui l’Europa deve saper dare una risposta partendo dal principio inalienabile di salvare le vite umane nel Mediterraneo.

Per questo abbiamo resistito, a Milano a come in Lombardia, alle fortissime pressioni di chi, ancora illudendosi del ciclo positivo del centro sinistra, ha operato per delegittimare il percorso di riunificazione proposto con l’atto di nascita di Sinistra Italiana, convinti dell’urgenza di ricostruire un soggetto politico capace di essere sufficientemente robusto e significativo da poter operare ed incidere nella realtà del nostro Paese e territorio.

Pur in mezzo alle mille difficoltà abbiamo promosso e partecipato al percorso che nel corso del 2017 era stato lanciato con l’assemblea nazionale del Brancaccio. Percorso che si è arenato e dissolto di fronte alla incapacità di superare logiche di schieramento e di appartenenza politica a cui i diversi frammenti delle sinistre non hanno saputo sottrarsi. A questo idiosincrasia si è accompagnata anche l’incapacità di trovare forme che, al di là della retorica, consentissero una reale partecipazione democratica a quanti interessati e disponibili avrebbero voluto esprimersi sulla fisionomia di tale progetto politico non solo nello stanco rituale di assemblee convocate senza una reale legittimazione condivisa.

L’intreccio di tale percorso con l’uscita dal PD di alcuni suoi importanti esponenti e la formazione di Art.1 MdP a cui aderivano diversi militanti delusi dalla esperienza e dal posizionamento politico centrista del PD ha dato per un attimo l’illusione che si potesse dare effettivamente avvio ad un processo riaggregativo della sinistra che coinvolgesse la maggior parte delle formazioni esistenti e dei militanti ancora attivi.

Ma così non è stato e Brancaccio da una parte e dall’altra Piazza Santi Apostoli hanno plasticamente rappresentato la distanza che correva tra chi da tempo ormai aveva maturato un giudizio fortemente critico sul ruolo e la linea del PD e chi aveva maturato la rottura con tale partito solo sull’onda della battaglia contro la cosiddetta riforma Costituzionale.

Sinistra Italiana ha in questa fase generosamente cercato di mantenere aperto un dialogo tra queste due anime presenti nel panorama disastrato della sinistra nel nostro Paese ma il precipitare della crisi politica che poi ha portato alle elezioni anticipate del marzo del 2018 ha determinato la necessità di una scelta.

In questo contesto il ruolo pubblico concesso a Giuliano Pisapia da parte dei compagni più autorevoli di Art.1 MdP non solo è stato eccessivo ma anche intriso di un’ambiguità politica evidente. Pisapia infatti si muoveva ancora all’interno dello schema del centro sinistra come se la sola caduta di Renzi cancellasse d’incanto le scelte politiche complessivamente fatte negli ultimi anni contro i diritti del lavoro e in passiva accettazione dei diktat liberisti imposti dalla Commissione Europea.

Solo l’evidente impossibilità politica da parte del PD di disconoscere le scelte fatte (comprese quelle assunte nel corso del Governo Gentiloni come ad es. il Decreto Minniti/Orlando) alla fine ha portato all’esaurirsi del ruolo assunto da PIsapia ed ha aperto la possibilità di costruire il rapporto politico che ha portato alla nascita della lista elettorale di Liberi e Uguali.

La scelta di Sinistra Italiana, da noi condivisa, è andata nella direzione di privilegiare il rapporto con queste componenti ex PD nella convinzione che la loro maturazione critica nei confronti delle scelte fatta dal loro vecchio partito fosse solida e consentisse di avviare quel lento e necessario lavoro di ricostruzione sia di cultura politica che di organizzazione di una credibile forza di sinistra nel nostro Paese.

Vale la pena anche sottolineare come, in coerenza con tale impostazione, ci siamo battuti per la presentazione di una autonoma lista alle ultime elezioni regionali lombarde. Scelta non semplice e sofferta ma fatta insieme ai compagni e alle compagne di Art. 1 e che è venuta maturando anche in relazione alla pressocchè solitaria opposizione politica al Referendum sull'Autonomia regionale proposto da Maroni e al quale il candidato del PD Gori ha dato il suo appoggio.

Oggi, di fronte al concreto rischio di una rottura dell'unità nazionale sulla spinta del disegno di autonomia differenziata fortemente voluto dalla Lega e accettato per subalternità dal M5S, tale scelta si rivela ancora più giusta e lungimirante.

In questo percorso si è prontamente sottratta Rifondazione Comunista che sceglieva lancora una volta la strada di rappresentare una generosa testimonianza di conflittualità sociale che si riproduce uguale a se stessa dagli anni settanta in avanti.

Sicuramente i tempi e le modalità con cui si venuta definendo la proposta elettorale di Liberi e Uguali non hanno aiutato a sciogliere contraddizioni e ambiguità, di cui per altro come Sinistra Italiana abbiamo colto fin da subito la portata. Possiamo dire in estrema sintesi che abbiamo cercato di privilegiare quella che appariva una prospettiva politica che si veniva aprendo anche al di là dell’esito e della scadenza elettorale. Per altro anche le impegnative affermazioni fatte sia da Civati che da Fratoianni e Speranza in relazione alla costruzione l’indomani delle elezioni di un vero e proprio soggetto politico unitario andavano incoraggiando la nostra disponibilità e apertura di credito verso tale esperienza.

Le difficoltà e le contraddizioni di tale fase si sono riscontrati anche nella scelta delle candidature alle elezioni politiche, scelta che da una parte ha visto penalizzare compagni e compagne espressione del territorio e partecipi di un trasparente confronto politico e dall'altra hanno finito per imporre candidature, quali ad esempio quella della compagna Boldrini, in nome di una illusoria pretesa di rappresentatività. Rappresentatività che si è rivelata sia di ben scarsa consistenza elettorale – vedi alle elezioni regionali il misero risultato della lista promossa da Campo Progressista – sia fin da subito incoerente e conflittuale con il tentativo di costruire il nuovo soggetto politico.

Non ritorniamo sull’esito del voto che è stato certamente al di sotto delle aspettative, sicuramente eccessive, che erano andate maturando nel corso dei mesi precedenti. Quello che è certo è che tale risultato ha riaperto nuovamente una discussione e una frattura anche all’interno delle componenti che avevano dato vita alla lista di Liberi e Uguali.

Non vogliamo certo ripercorrere i mesi di incomprensibile afasia che hanno seguito le elezioni del 4 marzo us né richiamare burocraticamente le tappe definite in appuntamenti di carattere nazionale solennemente consumati in modo unitario.

Certamente l’immediata defezione dei compagni e delle compagne di Possibile, forse più amareggiati della composizione del gruppo degli eletti che del risultato elettorale, ha reso subito evidente le difficoltà a mantenere in toto le promesse espresse prima del voto in relazione alla costruzione di un soggetto politico unitario.

Ciò nonostante, nella realtà milanese e in parte della Lombardia, l’esperienza della campagna elettorale per Liberi e Uguali ha evidenziato la rinascita di un minimo interesse tra i molti delusi della politica e la disponibilità anche di qualche nuovo interlocutore interessato dalla possibilità di contribuire a ricostruire una forza di sinistra. Ed è su quella spinta che, in coerenza alle scelte che venivano formalmente fatte a livello nazionale, ci si è trovati, quasi involontariamente, ad essere una componente trainante del processo che si voleva definire costituente il nuovo partito.

Come militanti e dirigenti di Sinistra Italiana non ci siamo per altro soffermati unicamente sull’idea di costruire un nuovo contenitore ma ci siamo battuti per caratterizzare fin da subito la nascita del nuovo soggetto politico su una linea di chiara e coerente discontinuità con le scelte effettuate nel ciclo politico del centro sinistra e anche di esplicita critica alle scelte operate in ambito europeo dai partiti socialisti e socialdemocratici. Tale critica a nostro avviso non può che avere come conseguenza una collocazione autonoma e dialettica rispetto al PSE cercando anche nel contesto europeo di favorire il superamento delle vecchie ed ormai logore appartenenze alle storiche “famiglie politiche” in nome di una ritrovata capacità di critica al modello sociale ed economico rappresentato dal pensiero neo liberista da una parte e dal regressivo avanzare delle formazioni nazionalistiche e reazionarie dall’altra.

L’uscita del “Manifesto” proposto da Grasso, come esito di una discussione e dei contributi raccolti dal Comitato Promotore Nazionale che era stato insediato, ci sembrava costituisse la base utile da cui sviluppare un’ampia discussione politica capace di contribuire a consolidare i valori fondanti la nuova forza politica.

Tale “Manifesto” contiene infatti “in nuce” un approccio politico in chiara discontinuità con le scelte passate fatte dal centro sinistra e si caratterizza anche per raccogliere spunti utili a innovare la cultura di una sinistra del nuovo millennio.

Per questo non abbiamo compreso perché non sia stato maggiormente valorizzato nella discussione nazionale da parte di Sinistra Italiana mentre comprendiamo come da parte della leadership di Art.1 ci si sia espressi in modo critico e negativo. Quest’ultimo giudizio ha esplicitato quello che nella faticosa fase post elettorale che ha coinvolto Liberi e Uguali si era solo in parte potuto affrontare in una discussione politica aperta e trasparente.

E’ emerso infatti con evidenza che nella lettura della crisi economica e sociale che attraversa l’Italia e l’insieme dell’Europa da parte di una componente autorevole dei compagni e delle compagne di Art.1 si pensa che sia tuttora credibile costruire una generica alleanza di centro sinistra che sulla base di un liberismo temperato sia in grado di contrastare l’aggressività delle forze populiste e reazionarie da una parte e dall’altra delle forze conservatrici di stampo liberista.

La nostra convinzione è che invece si debba operare per costruire una forza di sinistra che sia innanzitutto in grado di contendere alle componenti populiste il consenso delle fasce più deboli della popolazione che hanno subito gli effetti più negativi della crisi economica in atto e che, deluse dalle subalterne risposte avanzate dalle componenti moderate della sinistra storica nel nostro Paese e in generale in Europa, si sono rifugiate nel voto di protesta verso le componenti populiste o nell’astensione.

Solo operando in questo senso e ricostruendo un punto di vista autenticamente di sinistra è, a nostro avviso, possibile contrastare efficacemente le politiche attuate e offrire una prospettiva di reale cambiamento per lavoratori e soggetti sociali spinti ai margini dalle politiche economiche di questi anni.

Questa differente lettura politica della fase che stiamo attraversando ha prodotto una rottura all’interno di Art.1 e da essa nel corso dei mesi scorsi in diverse parti del Paese si sono venuti formando comitati spontanei che, in coerenza invece con i contenuti del “Manifesto” promosso da Grasso hanno inteso rilanciare la costruzione del nuovo partito della sinistra.

Diversa è stata l’esperienza milanese dove fin dall’inizio la maggioranza dei compagni e delle compagne di Art.1 ha convintamente co operato alla costruzione di un Comitato Promotore il nuovo partito insieme a Sinistra Italiana ed altri soggetti interessati. E’ stato grazie a questa esperienza che da Milano abbiamo cercato di sollecitare che questo processo si aprisse e coinvolgesse l’insieme delle forze presenti sul territorio nazionale, convinti che questo potesse rappresentare la parte più coerente e positiva dell’esperienza di Liberi e Uguali.

Significativa in tal senso è stata l’assemblea regionale che si è tenuta a Milano lo scorso 20 dicembre alla presenza dei compagni Fratoianni, Laforgia e Pastorino. In quell’occasione si era riscontrata la disponibilità a promuovere un appuntamento costituente della nuova forza politica.

Le vicende delle ultime settimane hanno purtroppo dimostrato l’impossibilità di realizzare nel breve questo obiettivo, vedendo da una parte Sinistra Italiana promuovere e rilanciare attraverso la campagna di tesseramento la sua struttura politico/organizzativa e dall’altra la proposta avanzata da Laforgia di costituire un’Associazione politica in attesa di definire un nuovo percorso unitario.

Diciamo subito, per evitare equivoci, che ci sentiamo parte di Sinistra Italiana e in tal senso non faremo mancare il nostro contributo e la nostra adesione ma non possiamo altresì non rilevare come si sia venuta appannando nel corso in particolare dell’ultimo anno la capacità di avanzare una coerente e chiara proposta politica e come l’insuccesso, almeno fino ad oggi, del progetto di superamento e costruzione di una forza di sinistra più larga e consistente abbia consumato molte energie e rischi di produrre un effetto di dispersione delle esigue forze organizzate rimaste.

Questa criticità la riscontriamo anche se pensiamo all’ormai prossimo appuntamento elettorale delle elezioni europee, per il quale siamo tuttora privi di una proposta aggregativa convincente. Abbiamo in più occasioni sollecitato da Milano la necessità di promuovere un significativo appuntamento politico che fosse in grado di delineare i contorni della nostra posizione e del collocamento politico rispetto al bisogno di aggiornare le aggregazioni oggi presenti nel Parlamento europeo a fronte dei mutamenti avvenuti già in diverse realtà nazionali e facilmente prevedibili su scala europea nella prossima scadenza elettorale.

Restiamo convinti che, pur in mezzo alle mille difficoltà e contraddizioni, si sarebbe con più coraggio e lungimiranza potuto sviluppare un’iniziativa su scala nazionale che rappresentasse l’eredità politica e il punto di riferimento più coerente per quel milione e duecentomila cittadini che comunque ci hanno dato fiducia alle ultime elezioni nazionali e per le disperse, ma pur sempre generose forze, presenti nelle varie realtà territoriali.

Riteniamo comunque che lo sforzo che ci ha impegnato nel corso degli ultimi mesi non vada completamente vanificato e per questo cercheremo di mantenere politicamente vitali le realtà politiche unitarie che in particolare nella realtà milanese e lombarda abbiamo contribuito a costruire, tuttora convinti che si debba dare vita a un nuovo soggetto politico di sinistra in grado di essere attrattivo per le diverse esperienze che attualmente operano nel sociale, nel sindacato, nelle realtà cittadine ma che sono prive di una significativa rappresentanza politica per cui il loro agire e il loro impegno rischia di non tramutarsi in un concreto cambiamento degli assetti di potere esistenti.

Testardamente non ci rassegnamo a rifluire nelle appartenenze politche d'origine come se fossero in sé confortevoli e sufficienti ad affrontare la fase politica che stiamo vivendo e per questo rilanciamo una proposta che è stata oggetto di discussione nel recente incontro promosso dal Coordinamento Regionale per un nuovo partito di sinistra con i compagni De Cristofaro e Laforgia. La proposta consiste nella promozione di un appuntamento nazionale, meglio se costruito unitariamente ma di cui può farsi carico anche solo Sinistra Italiana, da tenersi entro il mese di marzo pv. in cui affrontare alcune questioni fondanti l'identita di un soggetto politico di sinistra – le questioni internazionali a partire dai processi migratori e la nostra collocazione nello scenario europeo, il tema del lavoro e dei suoi diritti legato al tema della qualità dello sviluppo e alla sua sostenibilità ambientale, un nuovo welfare a tutela dei cittadini più deboli, i nuovi diritti di cittadinanza. Tale appuntamento andrebbe costruito in modo aperto così da stimolare interventi e contributi provenienti da diversi interlocutori disponibili a dialogare e farsi coinvolgere in un processo di costruzione di una nuva soggettività politica.

E’ in coerenza a questo obiettivo e con questo spirito che ci stiamo adoperando per supportare i compagni e compagne che stanno costruendo nelle città e nei paesi dove siamo presenti delle liste credibili con cui affrontare la scadenza delle prossime elezioni amministrative che solo nella realtà milanese coinvolgono una settantina di comuni, convinti che qualsivoglia forza politica si pensi di costruire essa debba avere un solido radicamento territoriale.

Crediamo comunque che, quale sia l’esito delle elezioni europee e amministrative, Sinistra Italiana debba affrontare un vero e proprio Congresso nel quale sia possibile verificare democraticamente sia la prospettiva politica che si intende perseguire sia la reale rappresentatività dei suoi gruppi dirigenti a tutti i livelli. In assenza di tale appuntamento il solo sforzo volontaristico che anima ancora una parte dei compagni e delle compagne che vi aderiscono crediamo che possa venire meno segnando in modo forse definitivo, almeno in questa fase storica, la possibilità di costruire una moderna e credibile forza di sinistra nel nostro Paese.

Tino Magni (coordinatore regionale Lombardia)

Paolo Matteucci (coordinatore Milano)

Germana Agnetti (coordinamento milanese)

Antonella Brambilla (coordinamento milanese)

Marco Dal Toso (coordinamento milanese)

Rosanna Pontani (coordinamento milanese)

Giuseppe Roccisano (coordinamento milanese)

Paolo Tafuro (coordinamento milanese)