La politica per la Pace si fa in assenza di guerra

Nell'ambito di Cosmopolitica, il tavolo di lavoro dedicato a "Guerra e Disarmo" ha visto la partecipazione di oltre 40 cittadini e attivisti e ha registrato un confronto proficuo ed efficace, animato dai contributi di tutti i partecipanti sulla base del documento di facilitazione proposto e condiviso in rete.

Il laboratorio ha condiviso entrambi gli obiettivi del lavoro di gruppo: promuovere una riflessione orientata, analitica e rigorosa, ma allo stesso tempo proiettata sul fare e sullo sviluppo di una adeguata e conseguente mobilitazione territoriale, nonché ridefinire e rigenerare i punti di partenza per delineare una nuova ed innovativa traccia di cultura politica sui temi della lotta per la pace e contro la guerra.

Sono stati condivisi negli interventi almeno i seguenti cinque temi: agire contro la guerra ed in particolare contro ogni intervento militare a carattere di ingerenza o di aggressione sulla base della mandato costituzionale; promuovere, su un piano di parità e senza pretese egemoniche, la convergenza e la unità tra le realtà per la pace e contro la guerra che compongono oggi il variegato panorama del movimento per la pace, lavorando per superare il senso di sconfitta e di delusione seguito alle grandi mobilitazioni del 2003; più Europa democratica e solidale e meno NATO, attivandoci politicamente ed attraverso la nostra proposta programmatica, per il superamento dei vincoli imposti dalla Nato ed in prospettiva per lo svuotamento e il superamento della Nato stessa; rilanciare con forza la questione della smilitarizzazione della vita pubblica e del discorso politico, per liberare il nostro territorio dalle presenze militari straniere; denuclearizzare il territorio italiano; contrastare la militarizzazione stessa del comparto sicurezza del territorio e delle comunità, denunciando i rischi contenuti nella impostazione attuale delle misure antiterrorismo; il passaggio da una economia di guerra ad una economia di pace, sia per una riconversione ecologica delle funzioni e delle strutture della difesa interna, sia per una riconversione delle industrie di produzione bellica che infine per una riconfigurazione di tutte le servitù militari.

In particolare, per quanto attiene al comparto difesa, il gruppo condivide e rilancia le seguenti proposte: la democratizzazione delle forze armate e sindacalizzazione del personale militare; la ridefinizione del paradigma della difesa in maniera tale che dalla difesa militare dei confini si giunga alla difesa popolare del territorio e delle comunità; denunciare la logica del doppio uso, sia per smascherare il militare surrettiziamente proposto come civile sia per liberare le competenze civili da una mera funzionalità militare.

Come traguardare un altro modello di difesa coerente con un altro modello di sviluppo?

Con la riduzione della spesa militare, in particolare quella destinata agli investimenti per la ricerca e lo sviluppo di comparti e sistemi d'arma; perseguendo l'obiettivo di una autonoma politica internazionale della unione europea anche con una sua difesa fino all'orizzonte del trans armo e del disarmo su scala continentale, riguadagnando agli organismi multilaterali democratici funzioni e iniziative sempre più e drammaticamente assorbite dalla Nato - vedi missione migranti nel mare Egeo e missione EUNAVFORMED- ; con la stabilizzazione, il partenariato ed il cosviluppo attraverso la cooperazione internazionale e sud-sud; puntando alla autodeterminazione e non all'ingerenza, sostenendo quindi le forze locali di pace e di progresso; con il varo dei corpi civili di pace e con l'istituzione della "difesa civile non armata e non violenta" anche in riferimento alla recente proposta di legge dei parlamentari per la pace.


Spunti politici dei facilitatori :

1- investimento da 600 milioni di euro l'anno per la cooperazione civile ed allo sviluppo.

2- sostegno politico, economico e militare alla resistenza democratica del popolo curdo in Siria.

3- un nuovo modello di difesa europeo: esercito europeo, difesa popolare, transarmo.

4- moratoria di cinque anni sull'import export dei sistemi d'arma; disarmo; denuclearizzazione; radicale riduzione degli investimenti di sistemi d'arma.

5- interrompere ogni tipo di canale di finanziamento verso Daesh.

6- impegno politico e non militare con un sostegno attivo al processo di stabilizzazione della Libia ed alla proposta di una conferenza di pace in Siria che tenga conto di tutte le componenti legittime.

7- investimento in Welfare europeo e scambi culturali.

8- + Onu + Europa - NATO.

9- Forza di interposizione Onu per la Palestina e rilancio del processo di pace.

10- riduzione radicale con conseguente riconfigurazione dei poligoni di tiro e delle servitù militari.


Gianmarco Pisa, Fabrizio Delprete (facilitatori tavolo "Guerra e Disarmo")

Interessante, ma purtroppo credo che non si dia abbastanza responsabilità agli USA perché ricordiamo che hanno più di 700 basi militari sparse nel mondo... sarebbe bello poter parlare di demilitarizzazione senza pensare alle conseguenze a livello internazionale. Siamo persino stati costretti a comprare un paio di F35.. secondo voi la prima potenza mondiale bellica non avrebbe niente da dire? Penso che una soluzione sia possibile SOLO con una opinione unica Europea, incominciando con la rimozioni delle basi, e poi dalla diminuzione degli investimenti.

Potremmo scomodare la categoria della "utopia concreta", nel riferirci al superamento della difesa militare come modalità esclusiva della "Difesa della Patria", richiamata peraltro dalla stessa Costituzione; senonché, la stessa Corte Costituzionale ha posto l'accento sulla esistenza e pari dignità di due forme di difesa, non solo la "difesa militare" ma anche la "difesa civile". Nell'elaborazione delle forze progressiste, pacifiste e nonviolente, la difesa popolare, in particolare la "difesa popolare nonviolenta", ha una lunga storia: essa presuppone il cambio di paradigma dalla difesa "dei confini" alla difesa "del territorio" ovvero dalla difesa "degli interessi nazionali" alla difesa "delle popolazioni e delle comunità". La difesa popolare comporta l'impegno delle forze sociali e della società civile organizzata con compiti di prevenzione della violenza e superamento dei conflitti, ma anche di mediazione e inclusione; e si avvale di alcuni strumenti specifici, come, ad esempio, gli stessi Corpi Civili di Pace, squadre di volontari e professionisti, adeguatamente formati e preparati, capaci di intervenire nei conflitti e di prevenire le escalation. Attualmente è depositata alla Camera una proposta di legge in tal senso, su iniziativa dell'inter-gruppo dei Parlamentari per la Pace, in cui Sinistra Italiana ha un ruolo, insieme con altri ed altre, di primo piano. Un link, per qualche ulteriore riflessione e approfondimento: http://serenoregis.org/2013/03/16/corpi-civili-di-pace-per-la-difesa-popolare-nonviolenta-gianmarco-pisa. 

ATTUALITÀ E POLITICA

Gli intellettuali europei e la strumentale accusa di antisemitismo

Stefano Zecchinelli • 6 marzo 2016 • 2 Commenti

Intervista al Professor Diego Siragusa, saggista, docente di Storia delle dottrine politiche presso l’Università Popolare di Biella e studioso del conflitto israelo-palestinese, a cura di Stefano Zecchinelli ( www.linterferenza.info ).

• Professor Siragusa, di recente Giulio Giorello –filosofo e matematico di fama mondiale – ha definito il boicottaggio accademico nei confronto di Israele come un atto ‘’così feroce da farci pensare a un vero e proprio antisemitismo mascherato dalla retorica antisionista’’, qual è la sua opinione a riguardo ?

Ho conosciuto Giorello molti anni fa. L’ho portato a Biella, la città in cui abito, per una conferenza su Einstein. Due anni dopo lo invitai di nuovo per una conferenza a proposito del libro di John Stuart Mill “Saggio sulla libertà” di cui aveva curato l’edizione per Il Saggiatore. Scriveva degli articoli per la rivista teorica del PCI Rinascita. Era stato uno dei più brillanti allievi del filosofo marxista Ludovico Geymonat. Progressivamente si spostò su posizioni craxiane e poi apertamente liberali. L’ho incontrato qualche anno fa e non si ricordava più di me né di essere stato due volte a Biella. Questa frase che lei mi chiede di commentare, è già stata pronunciata da diversi filistei, primi fra tutti Giorgio Napolitano, Matteo Renzi e Sergio Mattarella. Napolitano ha irritato fortemente gli stessi ebrei antisionisti, alcuni dei quali sono miei amici. Renzi si è esibito al knesset israeliano in uno squallido discorso servile verso il sionismo senza mai usare una parola di pietà verso il popolo palestinese martoriato. Si tratta delle solite forme untuose di personaggi di potere adusi a chinar la testa davanti al potente di turno. Io preferisco chiamarlicoscienze al guinzaglio. L’azione di boicottaggio accademico è uno strumento non violento per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica assopita e del mondo della cultura e della scienza verso un regime coloniale e criminale che pratica una violenza inaudita contro i legittimi nativi, i palestinesi, che sono stati spogliati, cacciati, sradicati, violentati, massacrati sotto lo sguardo complice del mondo e delle istituzioni sovra-nazionali. Un vero e proprio genocidio a dosi alterne che dura dal 1948 e non accenna a diminuire. Accusare di antisemitismo chi, in nome dell’umanità, lotta contro questo stato terrorista che si chiama Israele, significa manifestare una imperdonabile ignoranza. Gli arabi sono semiti e molto più numerosi degli ebrei. Inoltre, una agguerrita minoranza di ebrei è antisionista e lotta duramente contro lo stato fascista e razzista di Israele. Allora? Chi sono gli antisemiti? La realtà è che il prof. Giorello sa risolvere una equazione matematica ma in tema di storia dovrebbe applicarsi molto di più.

2) Giorello continua dicendo che ‘’toccare le istituzioni scientifiche, sul lungo periodo comporterebbe un’arbitraria restrizione di qualunque libertà di ricerca’’,eppure questo filosofo, così noto e rispettato nel campo scientifico, rimuove la censura delle autorità sioniste verso i cosiddetti Nuovi Storici israeliani come Ilan Pappe costretto, sotto minaccia, a trasferirsi in Inghilterra. E che dire della terribile sorte dello scienziato Vanunu ?

Tutti dovrebbero sapere che i maggiori quotidiani italiani sono tutti controllati dagli ebrei sionisti: La Stampa, Il Corriere della Sera e La Repubblica. Ho detto più volte che il rifiuto di recensire il libro di Alan Hart “Sionismo, il verno nemico degli ebrei”, che ho tradotto e introdotto, è la più eloquente prova del clima di censura e di intimidazione che vige in Italia quando si parla di Israele. Una mia amica giornalista, che lavora per uno dei tre giornali citati, voleva scrivere un articolo sulla censura che circonda il libro di Alan Hart; ebbene, mi ha detto che la redazione glielo ha impedito. Persino il Manifesto si è rifiutato di recensirlo!! Strano ma vero!!! Queste forme di pressione sono dirette dai sionisti a tutti i livelli e in tutti i campi. I lettori hanno seguito la vicenda che mi riguarda relativa ai tentativi della comunità ebraica romana di impedirmi di presentare il libro di Hart a Roma; tentativo fallito clamorosamente con le solite accuse che un libro che critica Israele è, a priori, antisemita. In Israele, tutti gli studiosi che “scoprono” e denunciano i crimini israeliani o sono costretti a fuggire all’estero, come hanno fatto Ilan Pappe, Avi Shlaim e Avraham Burg, o subiscono pressioni, anche a livello familiare, come Benny Morris che ha scritto un libro sui massacri di palestinesi e sulla loro espulsione dai villaggi. Non potendo smentire i risultati della sua ricerca, escogitò un discorso giustificazionista che assolveva i crimini del sionismo come prezzo ineluttabile e necessario per la fondazione dello Stato d’Israele e per la salvezza del popolo ebraico. In una intervista ad Ari Shavit, Morris afferma che aver cacciato 750.000 palestinesi dalle loro case e averne massacrato migliaia era parte di una politica sionista di incoraggiamento alla fuga per impossessarsi di beni, case e territori appartenuti ai palestinesi. Quando Shavit gli chiede se Ben Gurion era favorevole all’espulsione dei palestinesi, Morris dichiara: Naturalmente, Ben Gurion era per il loro trasferimento. Aveva capito che non poteva esserci alcuno stato ebraico con una minoranza araba grande e ostile al suo interno. Non ci sarebbe uno stato simile. Non potrebbe esistere… Ben Gurion aveva ragione. Se non avesse fatto quello che ha fatto, uno stato non poteva essere creato… Quando la scelta è tra distruggere o essere distrutto, è meglio distruggere… Dal mio punto di vista la necessità di stabilire questo stato [ebraico] in questo luogo ha superato l’ingiustizia che è stata fatta ai palestinesi sradicandoli… Anche la grande democrazia americana non poteva essere creata senza l’annientamento degli indiani. Ci sono casi in cui il bene generale, finale giustifica atti duri e crudeli che si commettono nel corso della storia.

Questa citazione agghiacciante è riportata nel mio libro IL TERRORISMO IMPUNITO e nessuno si è mai permesso di contestarla. Dov’è qui la “libertà di ricerca” di cui parla Giorello se gli studiosi sono costretti a ritrattare o, come nel caso di Ilan Pappe, devono andare a lavorare in Europa? Vogliamo parlare del “caso Vanunu”, il tecnico nucleare rapito a Roma e tenuto per tanti anni prigioniero in Israele perché aveva rivelato che Israele, in gran segreto e in spregio dei trattati internazionali, aveva costruito la propria bomba atomica? Questa è la società aperta di cui parla a vanvera Giorello ripetendo un concetto caro a Karl Popper? Vanunu tuttora non può lasciare Israele e vive in libertà vigilata. Vogliamo parlare dei rabbini di Neturei Karta, perseguitati e molestati perché sono a fianco dei palestinesi?

3) Israele, che tanto decanta la ‘’società aperta’’, non cade essa stessa nella censura tipica delle dittature totalitarie ?

Giorello parla di ‘’antisemitismo mascherato dalla retorica antisionista’’, quindi cade nel ricatto tipico della lobby sionista occidentale: se critichi Israele sei un antisemita mascherato da anticolonialista. Qual è l’origine – storica e politica – di questa operazione ideologica ovvero la sovrapposizione dell’antisemitismo al legittimo ( e doveroso ) antisionismo ?

In parte ho già risposto a questa domanda. Per completezza aggiungo che il sionismo è una dottrina nazionalistica che sublima la natura dell’ebreo come essere INTELLIGENTE per antonomasia, “intelligente per natura” dice Theodor Herzl, il fondatore del sionismo. Le comunità ebraiche in tutto il mondo hanno sempre avuto il ghetto come orizzonte, la Torah e il Talmud come testi obbligatori di lettura e di indottrinamento. La caratteristica delle comunità ebraiche è il “tribalismo”, la frattura permanente tra “loro e noi”, il non ebreo come essere inferiore. Ci sono sette religiose giudaiche che teorizzano la malvagità dei non ebrei e la liceità della loro uccisione. Tutte queste aberrazioni sono confluite nello stato di Israele i cui fondatori hanno praticato il terrorismo da sempre: prima e dopo la fondazione dello stato avvenuta con una illegittima risoluzione dell’ONU, la n. 181. Da allora lo stato di Israele ha educato i suoi cittadini all’odio verso gli arabi, esseri inferiori, al razzismo e alla violenza, stravolgendo la storia e la Bibbia per giustificare la colonizzazione della Palestina come un legittimo e sacro ritorno degli ebrei alla terra abbandonata 2000 anni prima. Affermazioni che richiedono un ricovero nei reparti psichiatrici ma che masse di imbecilli non si vergognano di fare!! Recentemente è venuta in Italia una donna coraggiosa che conosco, Nurit Peled, ebrea israeliana antisionista, per presentare la traduzione italiana del suo libro LA PALESTINA NEI TESTI SCOLASTICI DI ISRAELE. Ne raccomando la lettura: un lavaggio del cervello dei cittadini israeliani, che comincia all’età di tre anni, paragonabile a quello fatto dai nazisti ai tedeschi.

• Il nostro interlocutore scrive che ‘’La denuncia delle violazioni dei diritti civili è una buona alternativa, specie nelle zone occupate dalle Forze armate. E proporrei anche una critica delle politiche, compresi gli aspetti militari, molto più specifica’’, eppure lo stesso giornalista israeliano, Gideon Levy, ha parlato di una autentica ( e brutale ) dittatura militare nei territori occupati. Non siamo davanti una semplice ‘’violazione dei diritti civili’’. Secondo lei, Giorello è soltanto disinformato oppure siamo al cospetto di un vero e proprio tradimento degli intellettuali ?

Capisco il senso dell’espressione tradimento degli intellettuali riferita all’opera di Julien Benda La Trahison des Clercs . Secondo me Giorello è proprio disinformato. Per noi che seguiamo giorno per giorno il martirio dei palestinesi questi giudizi di un intellettuale di prestigio ci appaiono “tradimento dei principi basilari dell’umanità”. Se queste frasi sono dette da un ebreo sionista, non perdo tempo a polemizzare. So quanta disonestà, fanatismo e quanti lavaggi del cervello determinano la personalità di un ebreo sionista. Ma un uomo di cultura, un filosofo, che non abbia messo al centro del proprio orizzonte la sacralità di ogni essere umano, che non sappia “parteggiare” a favore di chi subisce inenarrabili ingiustizie, che razza di uomo è? Che filosofo è? E’ solo un propagandista, un opportunista che non vuole mettersi contro qualcuno che gli serve. Racconto un piccolo episodio. Una persona che conosco e che lesse e apprezzò un mio romanzo, un giorno mi disse che sarebbe venuto certamente alla presentazione del mio libro IL TERRORISMO IMPUNITO. Invece non venne. Il giorno dopo lo incontrai e gli chiesi la ragione e della sua assenza. “Sai – mi disse – Sono filo-israeliano”. Obiettai che questo non gli impediva di ascoltare le mie ragioni. Venni poi a sapere che la moglie di questo signore faceva affari con Israele nel campo della moda.

• Come mai molti studiosi, che una volta aderivano al Partito comunista italiano, oggi appoggiano lo Stato imperialista israeliano ? Abbandonati gli ideali di gioventù è davvero così facile passare dall’altra parte della barricata oppure, secondo lei, dietro c’è ben altro ?

Siccome sono persone che sanno leggere e scrivere, non posso pensare che non siano informate. La verità è che sono opportunisti e codardi. Ho visto giornalisti dirigere l’Unità e poi passare a giornali di destra… facendo discorsi di destra. Vanno dove c’è chi li paga. Dov’è la coerenza? Coscienze al guinzaglio. Quanto mi manca la coerenza di Pietro Ingrao e di tanti come lui!!

(6) Nei suoi scritti parla spesso della lobby sionista, può spiegarci, brevemente, perché è così importante denunciarla e combatterla ?

La possiamo spiegare col concetto di “tribalismo ebraico”, come ci è stato argomentato da Gilad Atzmon, ebreo antisionista fuggito da Israele, che rifiuta di essere ebreo. La lobby, per definizione, è un gruppo di potere che fa “pressione” coi mezzi di cui dispone per ottenere vantaggi da chiunque. Le lobby ebraiche sono le più potenti e meglio organizzate al mondo. Controllano l’economia, la finanza, le banche, l’informazione, il cinema, le industrie strategiche, la politica, la scienza. Gli Stati Uniti sono controllati dalle lobby ebraiche che dettano legge in ogni campo. Israele è la prima potenza al mondo, non gli Stati Uniti.

• Giorello ritiene che ‘’Una certa parte della sinistra non perde occasione di prendersela con Israele, mescolando questi attacchi all’antisemitismo più o meno latente dei gruppi di estrema destra’’, ma omette di dire che, proprio su pressioni della lobby filoisraeliana, avremo in Europa norme anti-BDS. Professore, possiamo parlare – rovesciando il discorso di Giorello – di un attacco frontale, da parte di Israele, alle Costituzioni democratiche ed antifasciste ?

Domanda opportuna per concludere. E’ stato presentato un inaudito disegno di legge da parte dei seguenti senatori: COMPAGNA, CORSINI, ALBERTINI, BERNINI, CALIENDO, D’ASCOLA, FATTORINI, GIOVANARDI, Luigi MARINO e Luciano ROSSI – COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 5 AGOSTO 2015 – titolo: Norme contro le discriminazioni. Cito le prime righe del testo, parole d far tremare i polsi:

ONOREVOLI SENATORI. – Il movimento «Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni» (BDS) contiene, già nei suoi intenti originari, una richiesta di discriminazione contro Israele. Utilizzando una retorica antisionista e antisemita, il boicottaggio prende di mira beni e prodotti di fabbricazione israeliana, ed ostacola la libera partecipazione di accademici, personalità del mondo politico, sportivo e culturale in Europa e nel mondo.

Tra i firmatari vi sono due del PD e gli altri sono tutti di destra. Il testo prevede sanzioni penali per i singoli che aderiscono al BDS. Se passa questa infamia, l’Italia non potrà più dire di essere un paese libero

a proposito di servilismo agli statunitensi e di pace (dal momento che se la democrazia diventa dovunque un'apparenza e i governi li scelgono le lobby / chi può finanziare le loro campagne, anche le prospettive utopiche di governo democratico del mondo si allontanano e con quelle la pace): leggete questo http://www.progressi.org/fuorittip?utm_campaign=stopttip_2&utm_medium=email&utm_source=progressi firmate e CONSIGLIERI* COMUNALI E REGIONALI, MOBILITATEVI

Non abbiamo proprio tanto tempo da perdere.