Indietro non si torna. Questo è il messaggio chiaro che vogliamo lanciare come Sinistra Italiana Puglia, all'indomani del dibattito scomposto intorno alle vicende romane, con un documento politico che vorremmo servisse a fare chiarezza.

Possiamo tirare un sospiro di sollievo, certamente, per la riammissione della lista a sostegno di Stefano Fassina, ma le questioni emerse in maniera eccessivamente cruda, restano tutte squadernate sul tavolo e non si può girare la testa dall'altra parte.

Ecco il documento.

"ll dibattito apertosi nelle ultime ore in seguito alla iniziale bocciatura delle liste di Stefano Fassina per le elezioni di Roma, ci preoccupa per il doppio rischio che profila.

Da un lato il rischio che lo ‘scontro romano’ prevarichi sulla ricchezza del processo politico che sta crescendo nel Paese reale attorno alla sfida e alla proposta di Sinistra Italiana.

Dall'altro il rischio che prenda forma una spinta alla retromarcia, alla regressione al passato, alla logica del frammento minoritario e marginale, magari ciascuno con prospettive diverse e non dichiarate.

L’esito positivo del ricorso non annulla questi rischi, purtroppo.

Noi indietro non torniamo.

Davanti alla sfida di costituire un partito che restituisca rappresentanza e visibilità a soggetti che da tempo non ne hanno avuta - soprattutto oggi che il renzismo assume i connotati di un nuovo sistema di potere e il grillismo si schianta con l'incapacità di governo - sentiamo con maggiore convinzione che questo è il momento di essere all'altezza delle nostre responsabilità e delle necessità del tempo presente.

Sinistra Italiana sta avviando momenti significativi di aggregazione e discussione (assemblee e dibattiti si sono svolti o sono in programma in tutta Italia) generando curiosità e attenzione anche in chi vede il nostro come un Paese anestetizzato e incapace di abitare, costruire, generare una prospettiva di futuro, e da chi vive una forma di allontanamento e distacco dal dibattito pubblico.

Andiamo avanti nel percorso costituente di un soggetto di sinistra autonomo, di popolo e utile.

Siamo in una fase nuova. La ‘trappola referendaria Pd sì o Pd no’ è stata da tempo superata, dentro e fuori di noi.

Abbiamo reso definitivo il giudizio su un Pd che, attraversato da una profonda mutazione genetica, ha in larga parte praticato politiche economiche e sociali che per nulla o poco hanno affrontato emergenze come le disuguaglianze, la privazione di diritti, la povertà.

Noi siamo ‘alleati’ col cambiamento che restituisca l'orizzonte di una società vivibile e giusta. Conta la sostanza, le pratiche, i progetti, non le formule politicistiche.

Non è il tempo di un ritorno alle piccole patrie o alla consolazione delle proprie famiglie di origine. La storia ci chiede altro e, con la stessa generosità, responsabilità e audacia utilizzate finora dobbiamo proseguire. Abbiamo il compito di discutere ed elaborare culture politiche, di ridare alla politica la capacità di orientare la complessità, di rimettere al centro un punto di vista antiliberista e di renderlo senso comune nel Paese.

Il dibattito di questi giorni, con la sua polarizzazione di posizionamenti e proposte diverse, ci allontana da questo obiettivo e risulta incomprensibile, animato da elementi che dovrebbero risultare largamente superati.

Chiediamo di recuperare la consapevolezza che non è in gioco il destino personale di ciascuno di noi ma qualcosa di più grande e più importante, un progetto al quale lavoriamo da tempo e che si è sedimentato nelle aspettative di molte e molti che sono impegnati per realizzarlo su tutto il territorio nazionale, e in particolare dove difficili e importanti competizioni elettorali sono alle porte.

Chiediamo che da domani si mettano in cantiere tutte le iniziative utili a rilanciare e ad accelerare il percorso costituente avviato a febbraio, all’interno di un dibattito limpido, autentico e libero da corazze e infingimenti.

C'è una politica bella che, nonostante la disaffezione e lo scoramento, cammina con le proprie gambe nel Paese reale. Noi vogliamo farne parte.

Bari, 17 maggio 2016"


"Chiediamo che da domani si mettano in cantiere tutte le iniziative utili a rilanciare e ad accelerare il percorso costituente avviato a febbraio, all’interno di un dibattito limpido, autentico e libero da corazze e infingimenti."

A questo stimolo dovrebbe / dovrà presto seguire un appuntamento - magari non romano - per decidere COME (con quale strumento principale e quali secondari) mettere in cantiere, rendere fruibili - laddove siano già avviati - comunicabili, realizzabili " le iniziative utili". E chiaramente qui è la parte che detiene già maggiori strumenti a doversi porre la domanda e aprirla (con possibili risposte o senza) a noi tutt*. ((ps. non sono convinta che la piattaforma possa essere sede di confronto su questioni del genere, però se ci fosse modo di dare spazio - nelle forme adeguate - anche alle esperienze regionali o di area, magari la distanza fra noi si accorcerebbe e la smetteremmo di lanciare spunti e stimoli e inizieremmo a riconoscerci per quelle e quelli che siano, costruendo un po' di "comune"))

in questo processo formativo abbiamo bisogno di punti fermi, in questo particolare mi riferisco alle alleanze elettorali in alcuni comuni. 
Come si riesce a fare un partito della sinistra se una parte significativa in questo partito si allea a Milano con Sala e il PD? Non rischiamo di soffrire di strabismo? Milano è una città grande non è un paesino, come può essere Zapponeta dove SEL sostiene un candidato sindaco insieme a PD, Forza Italia e NCD con il proprio simbolo.
Riesco a capire che nei comuni, soprattutto piccoli, le alleanze si decidono su programmi e nomi e ci deve essere una certa autonomia dei referenti locali, ma in una fase costituente di un nuovo partito, può provocare disorientamento dire delle cose nelle assemblea e  fare il contrario nei fatti. Ricordo le parole dette a febbraio a Cosmopolitica contro Sala ma pochi giorni dopo SEL ha deciso di appoggiarlo. Non si rischia schizofrenia e disorientamento? A volte per ottenere il coinvolgimento del popolo bastano cose semplici: faccio quello che dico
Il definirci, nel definirci, stabilire quali sono i nostri alleati è essenziale. In queste fase dovevamo dire: NIENTE ALLEANZE CON IL PD. con questo PD. credo che per molti di noi, cercare di redimere il PD e far resuscitare il centro-sinistra sia un obiettivo. Il nostro obiettivo invece deve essere redimere la sinistra e far resuscitare la sinistra. Non dobbiamo concentrare la nostra costituzione su altri, ma la distanza o differenza con questi ci qualifica, ci identifica (anche).
Ora i giochi sono fatti, per queste elezioni, ma le alleanze per crescere cerchiamole con il popolo, e dentro e fuori dal parlamento con partiti alla sinistra del PD e sopratutto con i movimenti civici.
Grazie a tutti per il vostro contributo

Ciao Tommaso, condivido assolutamente quando dici 

credo che per molti di noi, cercare di redimere il PD e far resuscitare il centro-sinistra sia un obiettivo. Il nostro obiettivo invece deve essere redimere la sinistra e far resuscitare la sinistra

Credo anche che dobbiamo superare l'ansia da apparentamento, non tanto per il gusto di non mischiarsi, che è un gusto che non ci appartiene, ma per provare a costruire prima una vera identità e un partito che esca dalla logica "ho il 7%, quindi mi devo apparentare" ed entri nella logica "prima o poi avrò il 20% se sono credibile per il mio elettorato". Che poi è il pensiero che ho sentito esprimere, in modo migliore, a D' Attorre.


Per quanto riguarda il voto nelle grandi città, secondo me un approfondimento ci vorrebbe.

A Milano, per sgombrare il campo da inesattezze o ricostruzioni errate (che immagino possano capitare, o almeno così è stato per me), si è ritrovata un'assemblea di 90 persone, tutte espressione dei circoli di Milano, e a maggioranza hanno deciso la direzione da prendere. Di sicuro, almeno, c'è che la decisione non è stata presa dall'alto e che il processo è stato un processo democratico (votazione di rappresentanti dei circoli di sel).

Facendo un po' di dietrologia, il siucidio è stato partecipare così alla primarie.

E facendo futurologia, si può discutere se non è il caso di allargare le votazioni a un numero maggiore di decisori (la maggioranza di un'assemblea di 90 persone fa solo 46 persone) almeno nelle città più grosse, dove il voto ha anche un significato non solo amministrativo.


Facendo invece della .. ehmmm ... "presentologia" vedo la questione un po' sfocata: la decisione è stata presa in modo democratico e sono fiero della cosa. Meno fiero della decisione finale: pochi tra quelli che conosco e condividono la mia passione politica voteranno a Milano. Non c'è Parisi che tenga. Non c'è nessuna affezione a Sel o Pisapia che tenga. Non si sentono rappresentati e non voteranno. Sono solo voti in meno, sono solo numeri? Io non credo.