Van Der Bellen, la Francia, noi.

Ha vinto Van Der Bellen. L’ecologista, figlio di profughi politici.

Ha vinto il figlio di una Europa che non c’è più e ha battuto il fantasma della vecchia Europa, che invece ritorna oggi e pare prosperare. La destra estrema.

Ho letto belle parole sulla storia di Van Der Bellen, come su quella del neo-sindaco di Londra Khan. Parole che provano a fare di quelle storie il discorso pubblico della Sinistra.

Tutto giusto, per carità.

Ma il grosso problema è che in Austria non hanno votato per Van der Bellen i diseredati, i lavoratori, i poveri e quelli bastonati dalla crisi. Quelli che vorremmo rappresentare, in buona sostanza, e cui sarebbe rivolto il nostro discorso pubblico. I lavoratori e quelli che temono che le loro condizioni di vita peggioreranno hanno votato, ormai è noto, per Hofer e per le soluzioni autarchiche e fasciste. E lo hanno fatto in maniera convinta e massiccia.

Come dire che pensiamo di avere le soluzioni per migliorare le loro condizioni di vita, vogliamo parlare a loro, ma loro non lo sanno nemmeno, o non ci credono, e si rivolgono da un’altra parte.

Accade, in sostanza, che del fallimento della destra economica ne approfitti la destra politica. In particolar modo in Italia, dove non c’è (o non ancora) una proposta politica di sinistra all’altezza della sfida e adeguata alla complessità della situazione, e dove non c’è nemmeno lo spazio di un conflitto di massa in cui riconoscersi.

Le vicende francesi degli ultimi giorni, infatti, le proteste reiterate alla Loi Travaille (un Jobs Act alla mostarda) dovrebbero insegnare molto al mondo politico e sindacale italiano. I sindacati francesi hanno politicizzato in maniera decisa la legge sul lavoro di Hollande.

La Loi Travaille non è stata accolta come una delle varianti politico-amministrative possibili della flessibilità e non le hanno tributato, quindi, alcuna legittimazione in senso politico.

Ne hanno fatto il discrimine, il limite invalicabile per la difesa dei diritti e della qualità di quei diritti. Il limite invalicabile.

Probabilmente alla fine in Francia saranno costretti a cedere e non otterranno il ritiro della legge, ma lunghe e ripetute giornate di proteste avranno contribuito a costruire una coscienza collettiva e a definire gli ambiti di un conflitto politico. E quel conflitto il cardine di un discorso pubblico potente e spendibile, in cui possono riconoscersi tutti, nelle loro condizioni di precari e disoccupati, a prescindere dal luogo di nascita e dal censo.

Ecco, abbiamo disperatamente bisogno di questo in Italia.

Sinistra Italiana ha bisogno di un discorso pubblico chiaro, netto e inequivocabile, che metta al centro due, tre questioni fondamentali. Le nostre. E che utilizzi e promuova il conflitto, come luogo del cambiamento possibile. 

Io penso che la #Sinistra, per evolversi, debba rendersi conto delle condizioni del mondo e degli approcci politici ad esso.

La Sinistra perde consenso perché è legata ad una concezione "socialista" della realtà, per cui ad una maggiore ricchezza corrispondeva una maggiore responsabilità civile e sociale (che poteva riassumersi con la responsabilità fiscale).

Per cui il ricco borghese proprietario d'azienda era quello che dava lavoro e redistribuiva il reddito. Finché faceva  questo, poteva anche risparmiarsi di pagare le tasse (se non in un quantitativo simbolico), perché il suo utile era già destinato ad essere redistribuito sotto forma di reddito dei suoi dipendenti. Quanto meno utile  (capitale in genere) destinava alla redistribuzione, tanto più grave era la responsabilità fiscale.

Ma adesso, con la finanziarizzazione, ci sono modi di fare utile svincolati dal mondo del lavoro  (o comunque non direttamente riconducibili ad esso).

Per cui vedo come "naturale" la crescita politica dei partiti della destra xenofoba, dopo che la destra neoliberista ha precarizzato il lavoro. 

Chiunque, con un posto di lavoro incerto, farebbe di tutto per rendere più stabile il proprio contratto (perciò anche appoggiare politiche xenofobe per mandare via potenziali concorrenti stranieri, i quali erano disposti ad accettare un contratto a minor stipendio del proprio).

Il compito di un partito di Sinistra,  in tutto ciò, sta nel riaffermare il proprio spirito internazionalista  (nel non accettare, cioè, che vi siano zone d'ombra o periodi di transizione in cui un individuo può trovarsi a dover accettare un contratto meno vantaggioso di un altro in ragione della sua nazionalità)