Appunti sul Brexit: il problema non è la caduta ma l'atterraggio


Questa con cui abbiamo avuto a che fare in questi anni non è Europa.
È una macchina istituzionale senza democrazia finalizzata al garantire la libera circolazione dei capitali (e la loro redistribuzione nelle mani di pochi) e a impedire la libera circolazione dei migranti. Questa che noi chiamiamo Europa, questa Unione di filo spinato e banche in cui ti impongono austerità e ti tolgono sovranità, questa roba qui non è Europa. Noi non difendiamo questa Europa.

Davanti al crollo non servono a nulla le facili e inutili formule delle socialdemocrazie europee che ci hanno portato al disastro e ora piangono lacrime di coccodrillo. 

Lo sappiamo bene: in Europa ci hanno fatto entrare male e l'hanno costruita peggio. Anche per questo è ridicolo chi in Italia evoca il ritorno all'Ulivo e alla sua proposta politica. Frasi come "la risposta è più Europa" non vogliono dire più niente.  Senza un cambiamento radicale "più Europa" oggi vorrebbe dire solo più austerity, più diseguaglianze, più tecnocrazia, più finanza speculativa, più TTIP, più precarietà...

Gli antieuropei, i nemici dell'Europa, in questi anni sono stati tanto i nazionalisti di Farage, quanto gli amici delle banche come la Merkel.

Nello scontro in atto non stiamo né con i tecnocrati dell'austerity europea che si battono per la stabilità della moneta e i profitti di pochi, né con i reazionari del nazionalismo razzista che si battono per una bandiera e per i confini.

Nei giorni di confusione e caos come questi ci sono pochi princìpi semplici che ci aiutano a mantenere la lucidità, a non imboccare le strade sbagliate e cercare quelle giuste:

- meno confini ci sono meglio è. Ogni forza politica che festeggia per nuovi confini, nuove barriere è un nemico con cui è bene non condividere battaglie.

- ci battiamo per la sovranità popolare non per la sovranità nazionale. Non mi interessa il "padroni a casa propria", casa mia è l'Europa e il mondo intero. Noi vogliamo il "potere al popolo".

Per questo dobbiamo rilanciare con forza la lotta contro le diseguaglianze e contro il neoliberismo, l'impegno per la giustizia sociale e ambientale, per l'accoglienza e la solidarietà, la battaglia per riconquistare la democrazia. 

Per questo serve organizzare una forza politica immediatamente europea, popolare e radicalmente alternativa e non cedere alle tentazioni neo-sovraniste.

Nello scontro tra tecnocrazia e nazionalismo è questa la strada per costruire una risposta sensata e comprensibile alla legittima rabbia popolare. 

Le istituzioni europee, i vincoli di bilancio, il fiscal compact li difendano altri. Noi stiamo e staremo dalla parte dei popoli europei e l'idea che possa esistere un altro modo di vivere insieme in questo mondo.

Alla nostra generazione in particolare, tra queste macerie, spetta il difficile compito di ricostruire un intero continente, sapendo che non è facile e non sarà facile, ma che abbiamo bisogno di farlo.  Non facciamo politica per semplice spinta ideale, non solo per passione, ma perché abbiamo maledettamente bisogno di vivere in un modo diverso da questo che ci è stato consegnato.

Allacciate le cinture, verranno tempi difficili. Come ci ricorda l'incipit del film l'Odio: "il problema non è la caduta, ma l'atterraggio"