Migrazioni e diritti: Ecco il programma condiviso

Pubblichiamo il testo del Programma elaborato all’interno del lungo percorso collettivo: “Migrazioni e diritti. SI scrive insieme il programma”. Persone provenienti da realtà sindacali, associative, di movimento, giuristi, operatori, avvocati e docenti hanno messo in comune, a questo scopo, le loro competenze ed esperienze.

Oltre alle proposte di modifica e integrazione emerse e discusse a gennaio, nell’ambito del forum sulle migrazioni di Cosmopolitica, e nell’assemblea del 9 luglio a Roma, altre decine sono state quelle giunte alle nostre email, cui si sono sommate ancora altre postate su Commo.org

Pensiamo che ognuna delle persone che ha partecipato a questo percorso di scrittura collettiva potrà ritrovare le proprie istanze all’interno del documento messo a punto.

Pensiamo anche che avere lavorato insieme, con questa procedura innovativa, su un tema così fondamentale e urgente, rappresenti un grande valore in sé, che da forte legittimazione all’analisi e alle proposte formulate.

La lunghezza del testo riflette la complessità dei fenomeni cui fa riferimento. Al suo interno, però, sono esposte proposte programmatiche chiare e attuabili, che consegniamo al comitato promotore nazionale e al comitato esecutivo nazionale di Sinistra Italiana, certi che questo prezioso lavoro verrà raccolto e portato avanti.

Alessandra Sciurba, Alessandro Fava


Migrazioni e Diritti. Bozza di Programma di Sinistra Italiana.

I. Premesse:

Le migrazioni sono un fenomeno strutturale, oggi più che mai al centro delle grandi sfide del nostro tempo e di ogni lotta per una società più giusta. Decine di milioni di persone, di ogni nazionalità e per diversi ordini di ragioni, sono oggi in migrazione, e la maggior parte degli stati del mondo, ad iniziare da quelli dell’Europa del Sud, sono al contempo paesi di emigrazione ed immigrazione: sono di più i giovani e le giovani che emigrano dall’Italia, rispetto alle persone che da altri paesi fanno ingresso sul territorio italiano.

L’apertura di spazi transnazionali e il nomadismo delle persone sono tratti caratteristici della globalizzazione contemporanea. Il problema politico della globalizzazione non può essere risolto dalla mera sostituzione del potere dei mercati transnazionali a quello degli stati nazionali: la globalizzazione politica va rifondata sull’eguaglianza dei diritti e il variegato popolo dei migranti e delle migranti è già un soggetto di democrazia cosmopolitica che rivendica come primo diritto quello alla libera circolazione.

L’espressione della mobilità umana, collegata alla volontà di scegliere dove vivere, è una componente fondamentale dell’esistenza. L’impegno più razionale e al contempo umano che un soggetto politico possa assumere in questo momento è quello di comprendere come aiutare le persone che vogliono migrare a farlo nel modo più sicuro e sostenibile per tutti e tutte.

Il diritto di emigrare è non a caso il primo diritto fondamentale teorizzato dalla civiltà giuridica occidentale. Con la trasformazione della migrazione da diritto a crimine l’Europa sta negando le stesse fonti di legittimazione su cui ha preteso di costruire la propria identità. Il razzismo istituzionale anti-migranti sta inquinando l’identità democratica dei paesi europei: le leggi che creano disuguaglianze, oltre ad essere inevitabilmente criminogene, fomentano il razzismo latente delle società. Esiste un nesso biunivoco tra la diseguaglianza nell’accesso ai diritti e la percezione delle persone discriminate come ‘inferiori’. Al contrario, la comunanza dei diritti è la base di ogni convivenza pacifica.

Per questa ragione occorre immediatamente implementare gli strumenti internazionali già esistenti che abbracciano questi presupposti, a partire dalla Convenzione di Durban del 1990 sui diritti dei lavoratori immigrati e delle loro famiglie, che l’Italia, come tutti gli altri paesi dell’Ue, non ha mai neppure ratificato.

Le migrazioni che attraversano il Mediterraneo, seppure in crescita negli ultimi anni perché legate all’emergenza dei conflitti, dei rivolgimenti climatici e delle violenze che attraversano il pianeta, restano inoltre una parte residuale degli ingressi in Italia: il nostro paese è ormai caratterizzato da un’immigrazione matura, basata sulla presenza di nuclei familiari con progetti migratori di lungo periodo.

A partire da un’analisi seria e approfondita della complessità del fenomeno, Sinistra Italiana si impegna quindi ad affrontare il tema delle migrazioni, integrando una prospettiva doppia. Da un lato, è urgente e indispensabile riaffermare la centralità che la tutela senza compromessi del diritto d’asilo assume nella ridefinizione dello spazio mediterraneo ed europeo, e in generale rispetto alla possibilità reale di garantire i diritti umani e la democrazia. Dall’altro, le migrazioni vanno accolte come fenomeno connaturato alle dinamiche globali e all’intera storia umana, con cui rapportarsi contrastandone ogni criminalizzazione.

Il diritto all’emigrazione, al di là della categorizzazione tra migranti cosiddetti ‘forzati’ o ‘economici’, è un diritto da affermare colmando il vuoto normativo che non affianca ad esso il diritto all’immigrazione.

Le migrazioni rappresentano quindi, nella loro interezza, una straordinaria chiave di lettura dei maggiori processi sociali in corso, e unità di misura dell’adeguatezza delle battaglie di giustizia globale, anche redistributiva e ambientale, da portare avanti.

Le migrazioni costringono a guardare la realtà politica e geopolitica contemporanea a partire dalle vere cause e dalle profonde conseguenze delle diseguaglianze del mondo globalizzato così come dei conflitti e delle guerre in atto, ma anche delle devastazioni climatiche e delle politiche neoliberali di spossessamento delle risorse e impoverimento delle popolazioni dei Sud del mondo. In questo senso, al fianco del diritto di migrare, va affermato anche un diritto di restare, se questa è la scelta delle persone, dove si è nati e cresciuti, senza essere costretti a fuggire da dittature, violenze e persecuzione, così come dagli effetti dei cambiamenti climatici e dalla povertà.

Affrontare le migrazioni al di fuori della logica dell’emergenza e della paura può trasformarle in una straordinaria occasione di rinnovamento per tutti e tutte. Per far questo occorre accettare la complessità di questi movimenti, mettendo in pratica politiche razionali, efficaci, che rispettino i diritti e le libertà di ogni persona.

L’unica vera emergenza è quella creata dalle politiche migratorie dei paesi più ricchi del mondo che, avendo drasticamente ristretto, fino a impedire di fatto per la maggior parte delle persone in migrazione, l’accesso legale al loro territorio, costringono le persone migranti a scegliere i percorsi più pericolosi affidandosi nelle mani di passeurs inesperti o di reti criminali. Le politiche dell’Unione europea e dei suoi Stati membri hanno provocato nell’ultimo decennio più di 30.000 vittime tra uomini, donne e bambini che hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo (la frontiera più mortifera al mondo), e le altre frontiere d’Europa.

A partire da questi presupposti, il nuovo soggetto politico della Sinistra italiana assume, già nella sua fase costituente, il tema delle migrazioni come asse fondamentale di riflessione e azione, mettendosi a disposizione e mirando a diventare casa comune per tante reti di movimento e associazioni, laiche ma anche religiose, che portano avanti pratiche sociali innovative nei territori e producono saperi. A questo fine si doterà di una struttura politico-organizzativa adeguata, e agirà in rete con le reti e i soggetti europei che condividono questi presupposti per mettere in campo campagne di azione transnazionale che possano trasformarli in azioni e politiche concrete. Per la sua natura, il tema delle migrazioni interseca politiche nazionali, europee e globali. Lottare solo su uno dei tre piani non è sufficiente, e costruire una trama di relazioni che vadano oltre lo spettro nazionale diventa una necessità.

A livello nazionale, la connessione con le realtà delle comunità e delle associazioni deve essere costante e va costruita e rafforzata attraverso la messa in campo di momenti strutturati di ascolto e interazione. Il nuovo soggetto politico di sinistra italiana deve in questo senso essere a disposizione delle istanze e delle battaglie di giustizia che emergono dai territori.

È indispensabile accogliere e sostenere le battaglie che le comunità e le associazioni dei migranti e delle migranti conducono per conquistare e affermare i propri diritti, offrendo ad esse, senza mai cercare di sovradeterminarle, il supporto che di volta in volta verrà richiesto, attraverso campagne e azioni concrete, anche legali.

Sinistra Italiana si impegna a tutelare anche le tante persone italiane che si spostano all’estero per motivi di lavoro e studio e che subiscono discriminazioni nei paesi dove emigrano, ma che vengono considerati cittadini di seconda classe anche dalla stessa classe dirigente italiana. Anche questa è migrazione, anche in questo campo di sono molte rivendicazioni da sostenere.

II. Rifondare l’immaginario e il linguaggio

Nessun evento contemporaneo appare tanto falsificato nella sua narrazione, utilizzato demagogicamente per fomentare paure e razzismi, e per ridisegnare in chiave escludente e nazionalistica i confini dei diritti, quanto le migrazioni.

Occorre rinnovare il linguaggio, innanzitutto, spogliandolo dall’ideologia di una ‘sicurezza’ interpretata solo in chiave difensiva e non in termini di sicurezza sociale e dignità della vita, e ripulendolo da ogni stereotipo criminalizzante o di vittimizzazione meramente ‘umanitaria’.

Siamo coscienti che quanto abbiamo fatto fino ad oggi per declinare il termine ‘sicurezza’ in modo inclusivo e non escludente non è stato sufficiente, e che occorre una riflessione più approfondita al fine di offrire un nuovo paradigma di lettura della realtà.

I migranti e le migranti sono soggetti di diritti da riaffermare e difendere, con la convinzione che i diritti stessi non sono ‘un gioco a somma zero’ (toglierli a qualcuno perché altri possano goderne), ma stanno in piedi solo se universalmente riconosciuti e tutelati. Sinistra Italiana intende dimostrare che garantire l’accesso ai diritti per le persone migranti non significa in nessun modo limitare lo stesso accesso per tutte le altre, ma garantire anzi una maggiore tutela dei diritti di tutte e tutte.

La prima necessità di cui Sinistra Italiana si fa carico è quindi quella di un’operazione comunicativa capace di offrire un’informazione capillare e coerente basata su dati reali, per produrre un contro-discorso intorno al fenomeno delle migrazioni. Allo stesso tempo, è necessaria una costante attività di monitoraggio e denuncia dei ‘discorso d’odio’, anche e soprattutto quando essi provengono da fonti istituzionali. Le conseguenze della cultura dell’odio, in termini di aumento della violenza, delle aggressioni, degli omicidi, sono sotto gli occhi di tutti e rappresentano, queste sì, una vera emergenza.

Sicurezza e rispetto delle leggi vanno pretese soprattutto nei confronti delle persone rese più deboli e marginali, a cominciare da quelle migranti che, nonostante l’immaginario collettivo costruito attraverso la sovraesposizione di singoli fatti di cronaca, sono molto più spesso vittime che autori di aggressioni e violenze. Esse rappresentano anche un numero sempre crescente tra le vittime sul lavoro.

La massiccia presenza di persone migranti all’interno delle carceri italiane, invece che portare a conclusioni approssimative circa una maggiore propensione a delinquere di alcuni gruppi di popolazione, è in questo senso un campanello d’allarme che deve farci interrogare sull’effettiva attuazione per ogni persona del principio della presunzione d’innocenza, del diritto alla difesa e del giusto processo.

Sicurezza e legalità sono per Sinistra italiana soprattutto una questione di prevenzione e non di repressione. Sono le leggi italiane che costringono le persone migranti all’irregolarità, esponendoli maggiormente al ricatto della criminalità più o meno organizzata: cambiare queste leggi significa prevenire l’insicurezza e l’illegalità. Il messaggio da costruire e diffondere, e poi da implementare con azioni e politiche concrete, è che elaborare leggi e politiche di regolarizzazione dello status giuridico delle persone migranti presenti sul territorio e favorire in ogni modo la loro inclusione sociale e il loro accesso ai diritti è un investimento per la società tutta: le persone che si sentono riconosciute, che si sentono di appartenere ai loro quartieri, alle loro città e al loro Paese sono le prime a difenderne la legalità e la sicurezza.

Il nuovo soggetto politico in costruzione non avrà paura di affrontare questo tema senza riserve, ma lavorerà all’elaborazione di idee forti e convincenti a partire dalla difesa del diritto d’asilo, dei suoi presupposti e dei suoi principi, per arrivare all’affermazione del diritto delle persone a spostarsi e a fermarsi nel mondo, prerogativa oggi riservata solo a merci e capitali.

La scommessa è quella di conquistare il consenso di tante persone antirazziste che credono veramente nella ricchezza di una società plurale e nell’eguaglianza dei diritti; persone che oggi non trovano rappresentanza.

III. Europa

Le attuali politiche migratorie rivelano il punto di crisi di un’Unione europea che tradisce i suoi presupposti di solidarietà, democrazia e rispetto dei diritti umani, a partire dal diritto d’asilo, affermati all’indomani dei nazifascismi, e svuotati di senso attraverso la strumentalizzazione che essi hanno subito senza sosta.

Sulla base della falsificazione e distorsione dei dati e delle caratteristiche delle migrazioni, vengono eretti ovunque in Europa muri e barriere di filo spinato, vengono posti limiti illegali all’accoglienza delle persone che richiedono asilo, vengono richiuse frontiere aperte da storiche battaglie per le libertà fondamentali, rinvigorendo l’ascesa delle nuove destre. Allo stesso modo vengono posti nuovi limiti anche alla libertà di movimento e di residenza interne all’Ue, come dimostrano le limitazioni e le esclusioni dai diritti sociali che colpiscono sempre più italiani e italiane che risiedono in altri Stati membri, fino al paradosso delle espulsioni. Soprattutto a partire dalla strumentalizzazione del tema delle migrazioni, anche di quelle interne all’Unione europea, si è strutturato il referendum sulla Brexit, il cui esito avrà conseguenze ancora imprevedibili.

Sinistra Italiana prende non soltanto posizione in favore dei migranti che entrano in Europa, ma anche di quanti vi circolano da cittadini europei nella prospettiva del diritto alla libera circolazione delle persone.

Un approccio alle migrazioni veramente nuovo è quindi il presupposto indispensabile per pensare un’Europa finalmente politica e sociale, a partire dalla rifondazione della cittadinanza e della mobilità europee. La democrazia europea, in questo senso, riparte anche e soprattutto dall’idea di una cittadinanza oltre gli Stati e le appartenenze nazionali, che ponga al centro il diritto di voto dei migranti e delle migranti, valutando l’opportunità di requisiti minimi di residenza, a partire dalle elezioni amministrative, come rivendicazione fondativa di ogni battaglia per una reale partecipazione politica che ridia potere alle persone.

In questa direzione va ripensata la configurazione delle città italiane ed europee, così come delle scuole, delle università, e del welfare, al di fuori di ogni sterile progetto multiculturalista, ma anche di una prospettiva semplicemente ‘interculturale’, rimettendo al centro la possibilità di abitare, vivere, crescere dignitosamente, come un diritto e non come un privilegio escludente. L’ottica che Sinistra italiana si impegna a costruire e tradurre in azioni concrete è quella dell’interazione tra le differenze, guardando ad esse con rispetto e attenzione alla loro complessità, ma senza considerarle immutabili e precostitute. Le ‘culture’ sono processi sincretici e sempre in divenire. Solo a partire da queste assunzioni è possibile immaginare un patrimonio culturale mediterraneo ed Europeo.

La battaglia per un diritto d’asilo europeo, che declini la solidarietà in termini non difensivi e di mera ‘condivisione del fardello’ (burden sharing), è da portare avanti tenendo sempre presente la volontà dei richiedenti asilo di risiedere nei paesi in cui hanno reti familiari e amicali, cosa che presuppone l’abolizione immediata del Regolamento Dublino III. L’accoglienza dignitosa dei rifugiati deve diventare un presupposto dirimente per la partecipazione degli Stati all’Unione europea, coinvolgendo la società civile nella costruzione di politiche di accoglienza a livello locale che possano attingere da fondi comuni. Rigettando le politiche di esternalizzazione agli stati terzi delle procedure dell’asilo e del controllo delle frontiere, Sinistra Italiana si impegnerà per portare nell’ambito dell’Unione europea proposte innovative anche sul tema della cooperazione internazionale, vincolata al rispetto dei diritti umani da parte degli stati terzi, e non più alla loro disponibilità nel controllo delle migrazioni.

IV. Riscrivere lo spazio Mediterraneo a partire dai diritti fondamentali

Prendendo sul serio la catastrofe delle guerre, continuamente alimentate da responsabilità occidentali ed europee, e ribadendo la ‘normalità’ delle migrazioni, Sinistra Italiana si porrà al di fuori della logica della continua emergenza, riaffermando come le migrazioni, specie quelle verso l’Italia, non siano quantitativamente aumentate, ma semplicemente mutate nella loro composizione: sempre meno persone raggiungono l’Europa grazie a visti per lavoro (comunque difficilissimi da ottenere); sempre più lo fanno mettendo a rischio la loro vita nella traversata del Mediterraneo e di altre mortifere frontiere, con lo scopo di chiedere protezione internazionale. Di fronte a questo significativo mutamento, si deve porre il tema dell’asilo e dei rifugiati al centro del dibattito europeo. Oltre a rilanciare la necessità di abolire il Regolamento Dublino III e le quote di redistribuzione dei richiedenti asilo che non tengono in considerazione legami familiari allargati e volontà individuale dei migranti, Sinistra Italiana si impegna ad avversare senza riserve i nuovi strumenti di ‘clandestinizzazione’ di queste ‘nuove’ migrazioni, e di criminalizzazione di tutte le persone migranti, come l’approccio hotspot lanciato dall’Agenda europea del 2015, Il Piano di azione congiunta Ue-Turchia e le proposte di esternalizzazione come quelle rilanciate dal Migration Compact.

IV.1 – Riaffermare e difendere i principi dell’asilo rifiutando la logica dei ‘paesi terzi sicuri’

L’asilo è un diritto individuale e universale al contempo. Esso va riaffermato e implementato, estendendo la sua protezione sulla base delle nuove dinamiche che segnano il mondo contemporaneo, iniziando col ricomprendere all’interno della sua protezione anche i rifugiati climatici e ambientali.

Il fondamento del diritto d’asilo è in tre principi fondamentali, che appaiono tutti fortemente messi a rischio dalle recenti politiche migratorie europee e dalla loro implementazioni nelle prassi dei paesi membri, a cominciare dall’Italia. Tali principi sono: la non discriminazione nell’esercizio di questo diritto; la non penalizzazione dei richiedenti asilo; il non refoulement.

IV.1.1 – Il principio di non discriminazione: Cambiare l’Agenda europea sulle migrazioni

L’Agenda europea sulle migrazioni, separando le persone dichiarate “in clear need of protection” da tutti gli altri e le altre migranti e potenziali richiedenti asilo, mina alla base il principio di non discriminazione nell’accesso a questo diritto sulla base della nazionalità o di altri criteri. Tale separazione, spesso rozzamente effettuata dalla polizia italiana all’interno dei cosiddetti “hotspot”, si basa su statistiche massificanti e fintamente oggettive che predeterminano i diritti ai quali i migranti possono accedere.

Ad oggi, questa prassi ha prodotto solo la clandestinizzazione di migliaia di migranti che sono stati destinatari di decreti di respingimento differito che li intimavano a lasciare il territorio italiano in 7 giorni dalla frontiera di Roma Fiumicino. Tale prassi va osteggiata fin dai suoi presupposti, e non dovrà più essere ripetuta.

In generale, va ribadito con forza che l’asilo è un diritto soggettivo perfetto e che non ci sono nazionalità di persone che possono essere escluse dall’accesso alle procedure per chiedere e ricevere protezione. In questo senso, è necessario operare un monitoraggio costante anche delle decisioni emanate dalle commissioni italiane sull’accoglimento o il diniego delle richieste di asilo, in quanto esse appaiono sempre più segnate da un incremento dei dinieghi rispetto proprio alle prime nazionalità di migranti che raggiungono l’Italia e chiedono protezione, come ad esempio accade per chi proviene dalla Nigeria e dal Gambia.

IV.1.2 – Il principio di non refoulement: cancellare gli accordi che lo violano a partire dal piano d’azione congiunta Ue-Turchia

Il secondo principio fondante il diritto d’asilo, quello del non-refoulement, consiste nel divieto, senza deroghe possibili, di espellere e respingere persone dove rischiano di subire trattamenti inumani e degradanti. Il Piano di azione congiunta Ue-Turchia del 2016 è basato sulla violazione di questo principio, e per questo va immediatamente sospeso. Sinistra Italiana si impegna a cercare di raggiungere questo obiettivo attraverso varie modalità, a partire dalle interpellanze parlamentari al governo perché esprimano questa posizione in sede di Consiglio europeo.

In generale, piani di azione e accordi bilaterali come questo costituiscono una deroga al diritto dei diritti umani, al diritto internazionale dei rifugiati, ma anche allo stesso stato di diritto che si fonda sulle norme che l’Unione europea si è data. La gravità di ogni breccia aperta in questo senso mette a rischio non solo le persone migranti, ma la certezza del diritto e dei diritti per ogni persona.

Il Piano di azione congiunta UE-Turchia, nello specifico, è anche un pericolosissimo laboratorio dell’estensione degli ambigui concetti giuridici di “paese terzo sicuro” e “paese di primo asilo”, che appaiono strumenti fondamentali dei governi europei nello sviluppo dei loro progetti di esternalizzazione della governance delle migrazioni, e di esclusione dalla procedura di richiesta e ottenimento della protezione internazionale una volta che le persone sono giunte in Europa.

Sinistra italiana si impegna a osteggiare ogni introduzione nell’ordinamento giuridico italiano di una ‘lista di paesi terzi sicuri’ che violerebbe la stessa natura del diritto d’asilo come diritto individuale e universale al contempo.

Per le stesse ragioni, vanno immediatamente sospesi gli accordi di riammissione stilati nel 2009 tra l’Italia e i paesi del Maghreb, sulla base dei quali è nei fatti impedito l’accesso alle procedure d’asilo per le persone migranti provenienti da Tunisia, Egitto, Marocco e Algeria. Tali accordi, in special modo quello con l’Egitto, si concretizzano in espulsioni collettive di centinaia di persone ogni anno, col gravissimo rischio di violazione del loro diritto alla vita (art. 2 Cedu) e a non subire tortura e trattamenti inumani e degradanti (art. 3 Cedu).

Il sistema degli hotspot e l’accordo con la Turchia e altri stati di origine e transito delle persone migranti, inoltre, stanno drenando miliardi di euro di soldi pubblici per violare i diritti umani di centinaia di migliaia di esse, senza per questo risolvere il “problema” delle migrazioni. Essi servono solo a riscrivere equilibri di potere geopolitico rendendo l’Europa e l’Italia ostaggio di governanti come Erdogan o di dittatori africani quali quelli del Gambia, del Sudan, dell’Eritrea, dell’Egitto, come avviene all’interno dei Processi di Rabat e di Khartoum, cui Sinistra Italiana si oppone per i principi stessi su cui si fondano.

In nome delle politiche migratorie in atto si permette alla Turchia di procedere nella repressione sistematica della popolazione curda, purché impedisca alla maggior parte delle persone in fuga dalla Siria, dall’Iraq, dall’Afghanistan, dalla Palestina, di raggiungere l’Europa, e si tace sulle sistematiche violazioni dei diritti umani che colpiscono ogni giorno lo stesso popolo turco. Allo stesso modo, per garantire le relazioni economiche con l’Egitto e la possibilità di continuare a eseguire i rimpatri forzati verso quel paese, si rinuncia a pretendere la verità sulla morte di Giulio Regeni, battaglia di cui Sinistra Italiana si farà carico con rinnovato vigore, insieme a quella di fermare questi rimpatri sistemici.

Il Migration Compact proposto dal governo italiano è in questo senso un’iniziativa demagogica che mira solo a suscitare facile consenso e a riscrivere le relazioni economiche con l’Africa, strumentalizzando il concetto di cooperazione col risultato (o forse l’obiettivo) di favorire ancora una volta il depredamento delle risorse del continente africano legittimando i dittatori che tiranneggiano le loro popolazioni.

Sinistra Italiana si opporrà all’implementazione di questo progetto proponendo politiche mediterranee alternative e sostenibili.

IV.1.3 – Il principio di non penalizzazione di chi richiede asilo

Il terzo principio che sostanzia il diritto d’asilo, quello della non penalizzazione dell’ingresso delle persone richiedenti asilo anche laddove esse siano costrette ad attraversare illegalmente le frontiere contravvenendo alle leggi nazionali, è gravemente violato dalla criminalizzazione delle migrazioni contemporanee come problema di ordine pubblico e pubblica sicurezza, e va immediatamente ripristinato attraverso campagne di sensibilizzazione, e politiche e prassi capaci di riaffermarlo.

IV.2 – Canali di ingresso legali per richiedenti asilo e salvataggi in mare

Sul tema dell’asilo, la battaglia per dei canali di arrivo legali e sicuri è la prima da portare avanti. Esistono già, in questo senso, delle esperienze virtuose come quella del Progetto Mediterranean Hope, che dimostra come sia possibile portare in Italia persone sottratte alla violenza delle frontiere senza metterle nelle mani dei trafficanti, promuovendo allo stesso tempo un’accoglienza diffusa, razionale, solidale. In una prospettiva europea, in cui Sinistra Italiana vuole mettersi in relazione con tutte quelle realtà (politiche e sociali) che propongono alternative umane ed efficaci alle attuali politiche, esperienze innovative come questa sono da sostenere e riprodurre.

Nel breve termine, i salvataggi in mare vanno rinforzati al solo scopo di salvare quante più vite possibile e nell’ottica di un loro superamento in vista dell’apertura di canali di arrivo legali che permettano alle persone di non partire più attraversando il Mediterraneo centrale o orientale. Tali operazioni vanno disgiunte da ogni approccio di ‘controllo delle frontiere’ e dalle operazioni militari che, in nome della guerra ai trafficanti, rendono i viaggi ancora più pericolosi.

IV.3 – L’Agenzia delle frontiere europee e delle guardie costiere: limitarne i poteri e controllarne l’operato

La logica con cui questa Agenzia è stata istituita è quella del controllo delle frontiere e del contrasto alle migrazioni, invece che del salvataggio delle vite. Essa potrà infatti agire più rapidamente rispetto alle frontiere considerate ‘vulnerabili’ sulla base del numero di ingressi ‘illegali’ e potrà condurre le persone migranti intercettate nel porto considerato più ‘sicuro’ che, viste le recenti evoluzioni, potrebbe essere quello di paesi come Marocco, Tunisia, Algeria o Turchia. La stessa Agenzia avrà inoltre un ruolo rinforzato (anche organizzativo) nelle operazioni di rimpatrio congiunte, anche reperendo la documentazione necessaria all’espulsione; raccoglierà i dati personali delle persone migranti con lo scopo di trasmetterli a Europol, contribuendo a enfatizzare la falsa sovrapposizione tra terroristi e migranti; aprirà un dialogo con i paesi di transito, in vista della stipula di accordi supplementari relativi al controllo delle frontiere e alla riammissione di migranti, con paesi che non rispettano i diritti umani come la Libia, l’Egitto o la Turchia.

Sinistra italiana si impegna a monitorare costantemente l’operato di questa Agenzia e a opporsi all’incremento di potere che organi come questo hanno nella gestione delle migrazioni, anteponendo sempre il rispetto dei diritti umani alle logiche del controllo delle frontiere.

IV.4 – Canali di ingresso legali e sicuri per tutte le persone migranti

Le migrazioni tra le sponde del Mediterraneo sono una risorsa culturale, sociale, economica. Esse vanno garantite attraverso l’apertura di canali di ingresso regolari e permanenti, sottraendosi alla logica della condizionalità dei visti di ingresso dati dall’Europa a determinati paesi in cambio di accordi di riammissione e controllo delle frontiere.

Occorre in questo senso riaffermare un nuovo concetto paritario e non post-coloniale di cooperazione, all’interno del quale le migrazioni rappresentino una risorsa e un legame dal basso tra paesi e sponde del Mediterraneo.

IV.5 - Smilitarizzazione

La smilitarizzazione del Mediterraneo è un obiettivo che va perseguito concretamente e intreccia il tema delle migrazioni a quello delle basi militari e delle guerre, anteponendo su ogni altra priorità il rispetto della democrazia, dei diritti fondamentali (a partire da quello dell’autodeterminazione dei popoli) e della pace.

V. Le politiche migratorie Italiane

V.1 Accoglienza

Il sistema dell’accoglienza appare ad oggi non solo strutturalmente inadeguato, ma anche del tutto irrazionale, a meno che non si consideri come razionale la sua trasformazione in chiave speculativa e di mero ‘business’.

Il continuo proliferare di centri di diversa natura rende difficile anche solo il monitoraggio e il controllo di questi luoghi. Più del 60% dell’accoglienza è ad esempio oggi deputata a ‘centri di accoglienza straordinaria’ (CAS), su bandi emanati dalle singole prefetture. Solo una parte residuale ricade invece all’interno del sistema SPRAR, regolamentato a livello nazionale.

Il sistema è assolutamente eterogeneo rispetto ai servizi erogati da ogni singolo centro, con la conseguenza che moltissime strutture sono prive anche di servizi indispensabili come la mediazione linguistico-culturale e l’insegnamento della lingua italiana.

Va inoltre rimarcata l’assoluta carenza di progettualità per i percorsi di seconda accoglienza. Sono infatti rare le strutture che nel percorso di prima accoglienza utilizzino i finanziamenti ottenuti in modo utile non solo all’accoglienza temporanea (che va dalla presentazione del modello C3 all’uscita dai progetti dopo aver ottenuto un permesso di soggiorno) ma anche all’inserimento sociale, facilitando l’accesso al lavoro e alla casa. Tale situazione può rivelarsi drammatica specialmente per quelle persone richiedenti asilo che hanno ottenuto un permesso di soggiorno e, in base alle vigenti disposizioni, devono uscire dal percorso di prima accoglienza 24 ore dopo il ritiro del permesso.

Sinistra Italiana, a fianco di tutti quei movimenti che operano sul piano nazionale e locale per un’accoglienza dignitosa che contrasti in modo chiaro e intransigente ogni forma di speculazione sul fenomeno migratorio, prenderà chiara posizione e agirà a favore della tutela di legalità, trasparenza e rispetto dei diritti umani nella gestione dell’accoglienza.

Nel brevissimo periodo, in tutti i centri di accoglienza, occorre:

- assicurare l’accesso a tutte le strutture di prime e seconda accoglienza da parte di associazioni, avvocati, ecc. al fine di consentire la verifica del rispetto delle norme di cui all’art. 10 del D. Lgs. 142/2015.

- garantire i corsi di lingua italiana privilegiando la frequenza dei corsi tenuti presso la scuola pubblica (CTP)

- regolamentare accordi territoriali di tirocinio per l’inserimento lavorativo.

- tutelare il rispetto delle norme sul rapporto di lavoro degli operatori assunti presso le cooperative;

- Inserire “clausole sociali” da parte delle Prefetture in quanto enti appaltanti, atte ad assicurare la continuità occupazionale dei suddetti operatori in occasione dell’avvicendamento delle imprese appaltatrici;

- garantire la presenza di mediatori culturali in possesso dei requisiti richiesti per l’esercizio di tale professione;

- garantire la presenza di operatori legali in grado di informare, orientare e assistere i richiedenti prima e durante tutta la procedura di richiesta di protezione, preparazione all’audizione in commissione ed eventualmente di ricorso contro il diniego;

- verificare periodicamente che le cooperative sociali che si aggiudicano i diversi appalti, utilizzino correttamente i fondi stanziati e loro devoluti a tal fine, nel rispetto dei principi di trasparenza e legalità, così come previsto dalla Legge 190/2012 e i relativi decreti applicativi, stante il fatto che – pur non avendo le cooperative natura giuridica di ente pubblico – svolgono un compito che altrimenti dovrebbe essere preso in carico dagli Enti locali.

Sul medio periodo, modificando radicalmente il sistema, occorre sviluppare una rete di accoglienza diffusa e dignitosa. Tante esperienze da mettere a valore esistono già, in Basilicata come in Piemonte, dove la presenza migrante è diventata l’occasione per reinventare forme di vita sociale piene di ricchezza.

Vanno innanzitutto chiuse le macro-strutture come il CARA di Mineo o quello di Bari, garantendo un’ospitalità in appartamenti che accolgano non più di 15 persone e che si trovino in zone non isolate rispetto ai centri urbani.

Le forme di accoglienza domestica vanno inoltre implementate, supportando e contribuendo al rafforzamento e alla regolamentazione inclusiva delle tante iniziative private già esistenti. Vanno inoltre predisposti servizi territoriali specifici e adeguati per migranti e richiedenti asilo, aperti e gratuiti anche a cittadini e cittadine nell’ottica della messa in comune delle risorse, dello scambio e del mutuo aiuto.

La prospettiva dell’accoglienza che Sinistra italiana si impegna a sostenere e sviluppare è quella della costruzione di percorsi di interazione capaci anche di valorizzare le competenze formali - ad esempio attraverso la semplificazione delle procedure di conversione dei titoli di studio acquisiti all’estero - e informali.

Emergerà in modo chiaro l’impatto virtuoso dell’accoglienza dignitosa, come motore di crescita umana e socio-economica, sui territori che la agiscono. Oltre a utilizzare in maniera congrua le risorse già stanziate a questo scopo, i soldi destinati ai demagogici e fallimentari processi di esternalizzazione dei controlli migratori e delle procedure d’asilo potrebbero essere investiti per rilanciare, a partire dall’accoglienza, il terzo settore italiano, producendo occupazione per le migliaia di psicologici, operatori sociali e legali, che ad oggi sopravvivono con lavori precari e malpagati.

Al di fuori della logica dell’emergenza, Sinistra Italiana si impegna quindi sulla base dei presupposti appena elencati a implementare un Piano nazionale ed europeo di accoglienza, nell’ottica della valorizzazione dell’impatto economico e sociale, anche in termini occupazionali.

V.2 Procedure d’Asilo:

Sinistra Italiana si impegna a proporre una legge organica sul diritto d’asilo, implementando l’art, 10 della Costituzione, ad oggi rimasto del tutto inattuato.

Sul breve termine, le procedure di richiesta e ottenimento della protezione internazionale e di quella umanitaria vanno accompagnate per ogni richiedente dal pieno accesso alla giustizia. Va garantita in ogni fase del procedimento, fin dalla compilazione del modello C3, un’assistenza legale qualificata. Tale assistenza va garantita nella fase di preparazione dell’audizione presso le commissioni territoriali. Il diritto di difesa, sancito dalla nostra costituzione, che si traduce per il richiedente asilo nel diritto di fare ricorso contro il diniego della sua domanda va tutelato senza mezzi termini e reso ancora più effettivo garantendo in ogni circostanza, per chi è privo di mezzi, l’accesso al gratuito patrocinio.

È necessario inoltre che i criteri sulla base dei quali vengono valutate le richieste di asilo non si basino implicitamente sulla presunzione di una lista di paesi sicuri o sulla necessità di non superare apriori un limite massimo di permessi di soggiorno da concedere, più che su un’attenta valutazione del bisogno di protezione delle persone. Proprio queste tendenze sembrano invece alla base del numero sempre crescente di richiedenti diniegati che restano in Italia senza diritti e finiscono per inserirsi nei circuiti della marginalizzazione sociale e dello sfruttamento lavorativo.

In questo senso, occorre anche combattere, sul breve termine, per la concessione di un permesso di soggiorno temporaneo a chi ha ricevuto un diniego ed esaurito le fasi di giudizio senza avere ottenuto il riconoscimento di nessuna forma di protezione. La quasi totalità delle persone che attraversano questo iter, infatti, non vengono allontanate dal territorio dello Stato e permangono in una situazione di irregolarità che alimenta la marginalizzazione.

V.3 Migrazioni femminili:

Le migrazioni femminili sono una componente al contempo specifica e rilevante, sia in termini quantitativi che qualitativi, delle migrazioni contemporanee. La loro peculiarità non può essere sussunta in un discorso fintamente neutro o direttamente declinato al maschile. Le specifiche violazioni che le donne migranti subiscono nel corso dei loro percorsi migratori, e in Italia rispetto all’accesso e all’effettivo esercizio dei diritti (alla salute, al lavoro, all’unità familiare, ecc.) devono diventare sempre più oggetto di analisi e intervento, al di fuori di ogni processo di vittimizzazione secondaria, paternalismo, imposizione culturale.

Il mercato del lavoro domestico e familiare che vede impiegate in Italia milioni di donne migranti in condizioni neo-servili, a volte in contesti di vera e propria tratta, non può più essere l’ammortizzatore sociale che sopperisce all’assenza di welfare e servizi adeguati. In questo senso Sinistra Italiana si impegna a promuovere interventi olistici che affrontino il problema per arrivare a garantire, al contempo, il diritto delle famiglie all’assistenza e i diritti delle persone impiegare in questo settore.

Il prezioso lavoro di costruzione di ponti e reti affettive e familiari che le donne migranti costruiscono quotidianamente tra paesi, persone, culture, va invece supportato e valorizzato, anche come fonte di prevenzione e risoluzione pacifica di conflitti da differenze.

V.4 Minori:

Sinistra Italiana si impegna a elaborare, e mobilitarsi affinché venga approvata, una legge che affermi in Italia lo Ius soli, ovvero il diritto di ricevere la cittadinanza italiana per chi nasce sul territorio italiano.

Le seconde generazioni delle migrazioni vanno tutelate sul pieno del pieno accesso ai diritti di cittadinanza, e valorizzate come risorse fondamentali nella costruzione di una società futura sincretica e aperta.

I minori stranieri non accompagnati meritano un’attenzione e un intervento specifico e urgente, basato senza compromessi sul pieno rispetto delle garanzie e delle tutele sancite dalla normativa internazionale europea e nazionale sui diritti del fanciullo. Ad oggi l’accoglienza di questi minori in Italia appare caotica e ancora una volta segnata da una logica emergenziale che crea contesti di degrado dei diritti, tanto più gravi nel momento in cui si parla di persone minorenni. La retorica che accompagna le politiche messe in atto è fortemente paternalista e vittimizzante, oltre che culturalmente orientata, comportando lo spreco e la cattiva gestione di risorse che potrebbero essere invece investite per valorizzare le competenze e le storie di vita di questi bambini e bambine, ragazzi e ragazze. Essi devono essere messi nelle condizioni di interagire pienamente con la società in cui si trovano o hanno scelto di vivere. Anche in questo caso le tante professionalità presenti in Italia potrebbero essere messe a valore, con un forte impatto economico, sociale e occupazionale.

V.5 Prassi burocratiche:

Le prassi burocratiche per la regolarizzazione degli status giuridici e l’ottenimento e il rinnovo dei documenti vanno uniformate in tutta Italia a partire da una loro semplificazione tesa a diminuire quanto più possibile gli irrazionali meccanismi di clandestinizzazione variamente legati a indebite richieste di possesso di documenti quali il passaporto (per richiedenti asilo o minori non accompagnati), la residenza (per i titolari di protezione umanitaria che devono rinnovare il permesso), ecc.

Sinistra Italiana si impegna a monitorare le prassi delle questure italiane e a elaborare e affermare procedure che vadano nella direzione di garantire il soggiorno regolare a quante più persone possibili, nella consapevolezza che questo è il primo passo per costruire una società basata sull’interazione positiva delle differenze e una reale ‘sicurezza’ per tutti e tutte.

V.6 Una nuova legge sull’immigrazione:

È indispensabile eliminare l’ipocrisia del ‘contratto di soggiorno’ previsto dalla Legge Bossi-Fini (e già in parte delineato dalla precedente Turco-Napolitano), aprendo, insieme a vie di ingresso legali, canali di regolarizzazione permanente per le persone migranti presenti sul territorio e scindendo il nesso tra possesso preventivo di un contratto di lavoro e permesso di soggiorno. Questo dispositivo è stato responsabile, negli ultimi decenni, della clandestinizzazione di centinaia e centinaia di migliaia di migranti.

Allo stesso tempo, il rifiuto di qualunque forma di detenzione amministrativa, e la lotta per la definitiva chiusura dei centri di identificazione ed espulsione sarà centrale nella battaglia politica della nuova Sinistra. L’Agenda europea sulle migrazioni, infatti, sta imponendo una nuova implementazione di questa forma detentiva da destinare a tutti i migranti che non verranno riconosciuti come richiedenti asilo o che verranno diniegati, dopo che decenni di battaglie dal basso avevano reso marginale questo istituto lesivo della libertà personale, e anch’esso fonte di speculazione e lucro.

L’ottenimento della cittadinanza deve diventare un diritto certo invece che una concessione, accorciando i tempi e semplificando le procedure.

Sul breve termine, occorre garantire:

- L’istituzione di un visto di ingresso e di un permesso di soggiorno per ricerca di occupazione, certi che una tale norma possa divenire l’architrave di una più aperta e giusta politica sull’immigrazione in Italia e in Europa; una politica basata sull’agibilità di una via legale per sconfiggere il traffico criminale delle persone e l’abuso del lavoro migrante in nero, senza diritti e tutele;

- Il trasferimento agli enti locali delle competenze per i rinnovi dei permessi di soggiorno e per l’ottenimento della carta di soggiorno, prevedendo adeguate risorse;

- In attesa dell’affermazione dello Ius Soli - battaglia nella quale Sinistra Italiana si impegnerà senza riserve - il rilascio e/o il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi familiari ai minori accompagnati da almeno un genitore regolare anche dopo il compimento dei diciotto anni;

- La possibilità piena di accesso al sapere e allo studio da parte dei figli di immigrati, oggi costretti, raggiunta la maggiore età, a trovare subito un improbabile lavoro regolare pena l’irregolarità.

- L’equiparazione della durata dell’iscrizione al S.S.N. degli immigrati regolari a quella dei cittadini italiani: essa non deve dipendere dalla scadenza del permesso di soggiorno, così come l’iscrizione anagrafica, l’iscrizione ai centri per l’impiego, l’avviamento al lavoro, ecc;

- L’abrogazione dell’istituto della detenzione amministrativa

V.7 Diritti sociali e contrasto dello sfruttamento lavorativo

Nella prospettiva di una ricomposizione delle lotte che riguardano temi sociali fondamentali come la casa e il lavoro che già nei fatti vedono coinvolti insieme, in Italia e nel resto d’Europa, autoctoni e migranti di prima e di seconda generazione, alcune campagne vanno da subito organizzate.

La Convenzione Onu sui diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie è stata ratificata dalla maggior parte dei paesi dei Sud del mondo, e da nessuno di quelli occidentali. Sinistra Italiana si impegnerà affinché l’Italia la ratifichi prima possibile, come strumento fondamentale di lotta contro lo sfruttamento di milioni di persone, che si traduce sempre, all’interno di una perversa competizione creata ad arte, nella riduzione dei diritti di tutte le altre lavoratrici e tutti gli altri lavoratori. Tale Convenzione, prevedendo il diritto a migrare anche per motivi economici, si pone al di fuori della logica della criminalizzazione delle migrazioni e garantisce in questo senso una nutrita serie di diritti anche ai migranti privi di statuto regolare. La sua ratifica contribuirebbe a mettere al riparo l’Italia da aberrazioni giuridiche come quelle del cosiddetto ‘reato di clandestinità’, che si è dimostrato essere non solo inumano ma anche del tutto irrazionale rispetto agli scopi dichiarati e inattuabile nei fatti.

La legge oggi in discussione sul ‘caporalato’ non è uno strumento adeguato a combattere lo sfruttamento lavorativo in agricoltura delle lavoratrici e dei lavoratori migranti. Allo stesso modo non lo è quella che colpisce solo lo sfruttamento della migrazione irregolare (sulla base della Direttiva europea “Sanzioni” n. 52 del 2009) e che si è rivelata negli anni uno strumento di criminalizzazione dei lavoratori migranti stessi, senza garantire in alcun modo l’emersione del lavoro irregolare, e senza comunque tutelare tutti quei lavoratori e quelle lavoratrici, oggi la maggior parte tra le vittime di sfruttamento, che posseggono un valido titolo di soggiorno. Manca in Italia una legge contro lo sfruttamento tout court, che possa proteggere i diritti di tutti i lavoratori e di tutte le lavoratrici. Colpire solo l’intermediazione illecita è come pensare di affrontare il problema dei viaggi nel Mediterraneo guardando come responsabili solo ai cosiddetti ‘scafisti’. Allo stesso modo in cui le politiche migratorie e dei visti sono la causa principale dell’arricchimento delle reti criminali che lucrano sui viaggi di chi migra, costretti ad attraversare le frontiere rischiando la vita, così è il sistema economico che legittima, specie in agricoltura, ma anche in altri settori come quello domestico, edile, turistico, lo sfruttamento lavorativo, a partire da quello dei lavoratori e delle lavoratrici migranti. Servono quindi riforme legislative sistemiche, capaci di colpire i datori di lavoro, le imprese, la filiera produttiva che costruiscono il proprio guadagno sullo sfruttamento: serve una legge olistica contro lo sfruttamento lavorativo, insieme a interventi capaci di combattere anche il gap salariale tra migranti e autoctoni.

Rispetto al caporalato letteralmente inteso, e fuori da ogni strumentalizzazione di questo fenomeno, occorre tornare a rafforzare, anche rinnovandole, le forme di collocamento pubblico, specialmente nei settori più esposti quali l’agricoltura e l’edilizia.

La leva fiscale può essere inoltre utilizzata per promuovere processi di emersione del lavoro sommerso: in un settore strutturalmente fondato su questo tipo di impiego, come quello del lavoro domestico e familiare, la defiscalizzazione potrebbe ad esempio portare all’emersione di milioni di lavoratori (e lavoratrici soprattutto), con un ritorno importante anche in termini contributivi rispetto agli introiti dell’Istituto previdenziale.

A questo va aggiuntala necessità di un costante e sistematico monitoraggio dei dati INPS unitamente all’istituzione di meccanismi efficaci per monitorare le attività delle agenzie di reclutamento.

Il mancato riconoscimento delle competenze e dei titoli di studio delle persone migranti diventa spesso un’ulteriore fattore che favorisce il loro sfruttamento nei settori del mercato del lavoro meno qualificati, con uno spreco di competenze per la società italiana tutta.

Rispetto a quest’ultimo punto, è indispensabile agire azioni di semplificazione dell’iter del riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all’estero da affiancarsi al potenziamento in questo senso dell’Ufficio VII della Direzione Generale per la Promozione Sistema Paese, ente abilitato in Italia per tale funzione.

Deve essere favorito l’accesso dei migranti all’istruzione di ogni ordine e grado, inclusa quella universitaria e post-universitaria.

V.8 Tratta di esseri umani ed economie illegali forzate

Contiguo allo sfruttamento lavorativo è il fenomeno della tratta di esseri umani. La definizione di tratta va estesa nel senso estensivo previsto dalla Direttiva Ue n. 36 del 2011 e il suo contrasto va connesso strettamente alla necessità di implementare una normativa adeguata contro lo sfruttamento. È indispensabile affrontare la forma peggiore di sfruttamento umano quella che vede corpi di donne, uomini e bambini venduti e comprati come puri strumenti di “produzione di valore” da impiegare nel mercato, come mano d’opera a basso costo, come corpi da smembrare per l’espianto di organi, come corpi da offrire come oggetti di piacere.

Va a questo scopo profondamente rivista la maniera in cui, attraverso il Decreto legislativo del 4 marzo 2014, n. 24, l’Italia ha recepito tale direttiva depotenziandola, tramite un indebolimento dei suoi presupposti inclusivi e delle proposte di intervento preventivo e di tutela che la Direttiva avanza.

Culturalmente, politicamente e giuridicamente, occorre riaffermare che la tratta, seppure in molti casi sovrapposta al fenomeno dello smuggling, non si verifica soltanto quando avviene l’attraversamento illegale delle frontiere, e non lo implica forzatamente. La tratta, inoltre, non si verifica soltanto ai fini dello sfruttamento sessuale, e non colpisce solo le categorie predefinite come ‘vulnerabili’. Il reato di tratta va esteso a chiunque si approfitti della posizione di vulnerabilità di un individuo, intesa come assenza di alternative percorribili diverse dal subire l’abuso, ai fini di sfruttamento. La caratteristica fondamentale del reato di tratta è lo scopo di lucro sfruttando il lavoro non pagato o sottopagato o i servizi di un’altra persona.

Su queste basi nuove politiche anti-tratta vanno elaborate e sostenute anche economicamente, in sinergia con le realtà associative e del terzo settore impegnate sul campo.

Nel febbraio del 2016 è stato adottato il primo Piano nazionale d’azione contro la tratta e il grave sfruttamento degli esseri umani, a norma dell’articolo 9 del sopra citato decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 24, con la finalità di definire strategie pluriennali di intervento per la prevenzione e il contrasto al fenomeno della tratta e del grave sfruttamento degli esseri umani, nonché azioni finalizzate alla sensibilizzazione, alla prevenzione sociale, all'emersione e all'integrazione sociale delle vittime. Il piano è propedeutico alla emanazione del nuovo programma unico di emersione, assistenza ed integrazione sociale e le relative modalità di attuazione e finanziamento.

L’adozione di un piano sistematico è sicuramente un traguardo positivo che fa uscire le azioni di contrasto da un ambiente di precarietà. Alcune criticità necessitano però di ulteriori riflessioni e azioni che da implementare nella prospettiva della definizione estensiva di tratta che si è evidenziata:

- Occorre dedicare finanziamenti specifici il cui quadro deve essere consolidato per evitare il rischio che vengano assimilati ai finanziamenti del sistema immigrazione e asilo sotto la regia del Ministero dell’Interno.

-Occorre identificare e valorizzare il contributo non esplicitato che viene dalla società civile e dalla rete delle organizzazioni all’attuazione e al monitoraggio delle azioni del Piano.

-Occorre implementare e strutturare il sistema di relazioni di tutte le parti interessate che deve essere individuato all’interno del Piano

Rispetto alla specificità della tratta ai fini dello sfruttamento sessuale, per la maggior parte il fenomeno della prostituzione riguarda “donne e ragazze” che provengono da luoghi e paesi di povertà e disagio, spesso vittime doppiamente sia dello sfruttamento economico proveniente dai traffici dei mercanti di esseri umani sia dello sfruttamento sessuale che deriva dalla loro condizione di genere. Sappiamo ormai da più fonti, provenienti da organizzazioni internazionali, Ong impegnate da anni nel soccorso alle donne vittime di violenza nel mondo, come all’interno dell’odissea emigratoria affrontata da milioni di individui per raggiungere le terre promesse del lavoro e del riscatto sociale, un numero imprecisato di donne e bambine spariscono nel nulla, o meglio, vengono “reclutate” nelle reti criminali dei mercanti del sesso.

Rispetto alle migrazioni mediterranee, l’identificazione delle persone vittime di tratta agli ‘sbarchi’ e nella fase della prima accoglienza, deve essere una priorità che necessita l’implementazione delle risorse dedicate a questo scopo.

Di fronte alla drammaticità della situazione attuale, più in generale, occorre uscire dalla logica binaria regolamentismo vs proibizionismo.

Mentre la prostituzione non è un reato lo sono invece lo sfruttamento e la tratta. Ma non è con le multe o le schedature dei clienti che un fenomeno di questa portata può essere affrontato. Occorre invece concentrarsi sull’analisi sociologica e antropologica del fenomeno nel suo complesso aprendo una riflessione collettiva su questo tema che muova dallo studio delle dinamiche di genere che lo intrecciano, e implichi anche l’elaborazione di percorsi culturali ed educativi per le intelligenze affettive degli uomini.

Occorre quindi, complessivamente, elaborare politiche pubbliche che colpiscano al cuore la tratta e il grave sfruttamento, attraverso un Piano nazionale di contrasto a tutte le forme di schiavitù che programmi azioni efficaci su alcune assi di intervento:

- Sistemi chiari, organici ed efficaci di identificazione delle vittime di tratta nella fase di arrivo e accoglienza, e nelle fasi successive, con particolare attenzione ai settori del mercato del lavoro maggiormente esposti al fenomeno della tratta;

- Concessione di permessi di soggiorno anche in assenza di denuncia, rendendo effettivo su tutto il territorio l’accesso al ‘percorso sociale’ che va previsto esplicitamente nella norma di cui all’art. 18 D. Lgs. 286/98 (oggi è previsto solo nel regolamento attuativo);

- Sistemi di protezione per l'emancipazione dalla schiavitù che tengano conto delle narrazioni individuali delle donne come nodi centrale delle azioni di recupero;

- Percorsi di inserimento socio-lavorativo effettivi che rappresentino una valida e percorribile alternativa all’abuso;

- Progetti di mediazione sociale nelle realtà urbane;

- Percorsi formativi permanenti per le forze di pubblica sicurezza;

- Monitoraggio del Piano anti-tratta che sia strumento fondamentale, nella logica incrementale con cui è stato concepito il Piano stesso, per la futura fase di consolidamento;

- Elaborazione di un osservatorio di analisi che permetta la costruzione di un database in grado di rilevare la realtà del fenomeno;

- Previsione di effettive forme di risarcimento alle vittime di reati connessi alla tratta e al grave sfruttamento (Il decreto di recepimento della Direttiva 2011/36 ha disposto una forma fissa di indennizzo nella misura di 1500 euro per ogni vittima. Questa previsione appare assolutamente inadeguata, non soltanto perché l’importo stanziato è estremamente esiguo ma anche perché i danni che le persone vittime di tratta subiscono sono diversi e soggettivi e vanno valutati caso per caso e, pertanto, non possono essere risarciti con una somma forfettaria e uguale per ogni vittima.

- Istituzione di un National Rapporteur indipendente (il Decreto di recepimento della Direttiva 2011/36 ha stabilito che il ruolo di ‘relatore nazionale o meccanismo equivalente’ debba essere svolto dal Dipartimento delle Pari Opportunità. Sarebbe invece opportuno che questo ruolo, che prevede tra i vari compiti anche la valutazione dei risultati del sistema nazionale anti-tratta, fosse svolto, come avviene negli altri paesi europei, da un organismo indipendente).

- Incremento dei finanziamenti stanziati dal Dipartimento delle Pari Opportunità per i programmi disposti dall’art. 13 della legge 2003 e dall'art. 18 (ora programma unico). Oltre all'esiguità dei finanziamenti, il meccanismo stesso dei finanziamenti, poi - assegnati dal 1999 sulla base di bandi annuali, e dal 2013 ad oggi rinnovati con cinque consecutive proroghe semestrali – ha certamente contribuito a ridurre l’efficacia dell’azione a tutela delle vittime di tratta: il sistema di interventi sulla tratta non è mai riuscito a passare dalla logica dei ‘progetti’ a quella dei ‘servizi’ previsti stabilmente nella programmazione territoriale.

V.9 Razzismo e Discriminazioni

La maggioranza dei cittadini e delle cittadine italiani, nonostante la costante produzione e diffusioni di discorsi razzisti e xenofobi, tradotti spesso in politiche e prassi discriminatorie, dimostra di resistere al facile richiamo del razzismo e di non accettare l’esclusione delle persone

migranti dai diritti e la concezione dei diritti come “gioco a somma zero”. Stenta a emergere, però, un grande movimento antirazzista nel nostro paese che riesca a contrastare il razzismo di politici e media imprenditori della paura. Sinistra Italiana si impegna a contribuire in ogni modo possibile alla costruzione di una nuova cultura antirazzista, capace di affrontare il nuovo razzismo emerso e incrementato costantemente, a partire dagli anni Novanta, quando l’Italia, da paese unicamente di emigrazione (cosa che continua ad essere), è diventato anche un paese di immigrazione.

Sinistra Italiana si impegna a combattere tutte le forme di discriminazione, anche e soprattutto istituzionale, per motivi meramente legati alla nazionalità o alla presunta o effettiva appartenenza etnico-culturale, nell’accesso ai diritti civili, sociali e anche politici (il diritto di voto va garantito a chi risiede stabilmente su un territorio), garantendo la rimozione degli ostacoli che ne impediscono l’effettivo esercizio. Tale impegno sarà rivolto anche nei confronti di atti e prassi delle pubbliche amministrazioni che, a partire dallo stesso uso dei termini, utilizzano spesso categorie approssimative e stigmatizzanti che si traducono poi in prassi di esclusione dall’accesso ai diritti e marginalizzazione.

Sinistra italiana si farà carico di chiedere in sede parlamentare e nei governi locali il rispetto costante della legislazione esistente, in particolare in materia di iscrizione all’anagrafe (incluso l’accesso ai servizi sanitari e all’edilizia pubblica), di rispetto dei principi di parità contenuti nelle direttive europee in materia di prestazioni sociali, accesso al pubblico impiego, non discriminazione per motivi etnici o religiosi.

Inoltre, pur non trattandosi molte volte di cittadini e cittadine migranti, ma di persone che vivono in Italia, come negli altri paesi europei, da svariate generazioni, è fondamentale la battaglia contro ogni forma di discriminazione delle popolazioni Rom e Sinte e dei Camminanti.

Troppo poco coraggio si è avuto finora nell’affermare fino a che punto l’odioso razzismo che si è abbattuto da sempre su queste minoranze ha rappresentato nel corso dei secoli, e all’alba dei genocidi dell’Europa del novecento, e rischia di rappresentare oggi, il punto di rottura di ogni tabù sulla possibilità o meno di dividere il genere umano in persone e non persone. Un popolo costretto a fare degli stereotipi il proprio stile di vita, disconosciuto nella dignità, costantemente strumentalizzato per abituare la società all’accettazione di un grado sempre crescente di xenofobia e violenza; un popolo mai difeso con sufficiente coraggio, cosa che oggi la nuova Sinistra deve riuscire a fare, a partire dal rilancio della proposta di legge d’iniziativa popolare per il riconoscimento di Rom e Sinti come minoranza linguistico-culturale. Tale riconoscimento deve essere volto a dare origine a un profondo cambiamento istituzionale, sociale e culturale nei confronti di queste comunità.

Ogni discorso d’odio va infine denunciato e perseguito, anche attraverso l’elaborazione di strumenti normativi più adeguati a questo scopo.

Sinistra Italiana promuoverà l’istituzione e il supporto sui territori di osservatori antidiscriminazione indipendenti che possano monitorare, denunciare, promuovere azioni di contrasto e tutela, anche legale.

V.10 Politiche educative

Contro ogni razzismo, un nuovo discorso sulle migrazioni va strutturato anche all’interno dei programmi educativi adottati nelle scuole, al di fuori della semplice logica ‘multiculturalista’ e dell’ ‘integrazione’. La valorizzazione delle differenze, nella consapevolezza della dinamicità delle diverse ‘culture’, deve essere l’asse portante di tali programmi.

Le politiche educative devono tenere in considerazione la crescente presenza nelle scuole di bambini e bambine, ragazzi e ragazze, delle seconde generazioni della migrazione. Molto più che una problematicità, essi rappresentano una risorsa, per valorizzare la quale, al di là di ogni presunta appartenenza ‘culturale’, è necessario rafforzare le strategie di interazione con le famiglie e, laddove esistessero, con le comunità di appartenenza.


Mi sembra un ottimo documento. che risponde a quelli che dovrebbero essere i criteri fondamentali di ogni nostro documento programmatico, quello coe' di fare proposte per mutare le politiche nazionali ed europee, e quello di indicare le cose che, in coerenza a quegli obiettivi, si possono fare da subito, nei territori, nelle scuole, nei luoghi di lavoro. Un'osservazione sull'ultimo punto, quelle sulle scuole. Le scuole italiane, a partire da quelle materne ed elementari, sono riuscite a fuggire alle trappola del multiculturalismo, alla britannica, e dell'assimilazione, alla francese. Costruendo percorsi in cui la valorizzazione delle diversita' e la ricerca di linguaggi comuni- la musica, la danza, il disegno, il linguaggio delle mani- ha prodotto un innalzamento delle competenze, su nuovi terreni, anche delle bambine e dei bambini italiani. E generato forme nuove di inter creativita', mescolando linguaggi e culture. Hanno chiamato, la maggior parte di loro, questa cosa "integrazione",distinguendola decisamente dall'assimilazionismo delle culture diverse nella nostra cultura. Forse sarebbe bene trovare un'altra parola, ma intanto non darei un connotato negativo a quella che oggi usano la maggior parte delle scuole che, con sforzi immani e spesso nella piu' totale solitudine, provano a rispondere positivamente al portato della immigrazione nei nostri contesti educativi.