Alla ricerca del cambiamento. L'università. la ricerca e l'alternativa al governo Renzi

L’Università e la ricerca del nostro Paese sono a rischio di sopravvivenza. Dopo anni di drastica riduzione delle risorse, di trasferimento all’Università di logiche e pratiche aziendalistiche, di prevaricazione del potere politico sull’autonomia della comunità scientifica siamo davvero arrivati ad un punto di non ritorno. Il calo del numero dei ricercatori e dei dottorati, l’aumento del rapporto fra docenti e studenti, il crescere del precariato nelle Università e negli Enti di ricerca, la diminuzione degli iscritti all’ Università e da questo anno anche del numero dei laureati, sono indice di una crisi irreversibile se non ci saranno chiari segnali di svolta a partire dal prossimo DEF.

Il Governo sembra procedere sulla strada delle misure spot e della più totale disattenzione verso le istanze della Comunità scientifica. 500 ricercatori scelti con procedure straordinarie, e che rafforzeranno ancora di più la discrezionalità delle scelte del governo, una limitata no tax area, in risposta alla richiesta delle organizzazioni studentesche di una nuova legge sul diritto allo studio, e la scelta nelle superiori di 500 geni precoci di cui accelerare il percorso di istruzione. Assieme al bonus cultura per i diciottenni saranno queste le misure cardine dello Student Act.

Come Sinistra Italiana abbiamo deciso di fare della questione del sapere, dell’Università e della ricerca una prorità nella battaglia per cambiare di segno a quanto previsto nella legge di stabilità. Perchè da questo dipende il futuro del nostro Paese, la quantità e la qualità dello sviluppo.

Lo faremo nel Paese e nelle Università, e lo faremo in Parlamento proponendo concrete misure per invertire la rotta. A partire da questi obiettivi e con la massima disponibilità a raccogliere le indicazioni che verranno dai movimenti dei ricercatori, degli studenti, del personale dell’Università.

1) Una legge organica sul diritto allo studio, sostenendo la legge di iniziativa popolare proposta dalla Rete della conoscenza;

2) Almeno un miliardo di nuove risorse per incrementare il fondo ordinario delle Università e degli Enti di Ricerca,

3) Aumentare di per lo meno dieci volte la ridicola cifra- 92 milioni in tre anni- a disposizione dei progetti di ricerca libera.

4) Il superamento dell’ANVUR, la cui valutazione “oggettiva” ha portato ad un enorme trasferimento di risorse dal Sud al Nord del Paese e enfatizzato le diseguaglianze.

5) La costruzione a partire da una consultazione con tutte le parti di un’alternativa al sistema attuale di valutazione e di assegnazione delle risorse che punti alla trasparenza delle decisioni e valorizzi l’apporto della comunità Scientifica.

Il 4 novembre daremo inizio a questa campagna con una prima iniziativa a Roma.