Quel che non sappiamo di Goro.

Quel che non sappiamo di Goro, o quel che non sappiamo di loro. Degli altri.

Chiariamoci, i cittadini di Goro che hanno trasformato una protesta in una sagra della porchetta, con vino e salumi, per salutare la loro vittoria, sono certamente altro-da-noi.

Sono quelli che con ogni probabilità subiscono inermi le peggiori nefandezze politiche che i governi sono riusciti a imporre, ma poi sono capaci di bloccare un paese per non accogliere 12 donne e 8 bambini provenienti dall’Africa.

Sono quelli che “andassero a fanculo, aiutiamoli a casa loro” ma poi tifano per i bombardamenti e poi nella fabrichetta o in campagna qualche senegalese a 20 o 15 euro al giorno ce l’hanno. E pensano di fare del bene così.

Sì, sono quelli lì, con ogni probabilità.

E però temo ci sia qualcosa che non sappiamo di loro. Come non conosciamo la pancia delle tante potenziali Goro in Italia e in Europa.

Lo si comprende dal fatto che più o meno tutta la Sinistra si limita all’invettiva da social contro i trogloditi della bassa padania, allattati da Rete4, dai Del Debbio e da Salvini e i suoi cloni locali (sindaci PD compresi, ben inteso!).

Ho paura di quello che è accaduto a Goro, perché ho paura della nostra impotenza.

Perché penso che non ce la caviamo con i consolatori “noi siamo altro” o “c’è un’altra Italia”.

Dovremmo chiederci, piuttosto, cosa conduca una comunità a cacciare 12 donne e 8 bambini. Non si può certo cucire addosso a donne e bambini il fantasma della pericolosità sociale che viene cucito sugli uomini.

Cosa determina un tale fenomeno di radicalizzazione? Forse dovremmo guardare da un punto di vista sociale e politico ai fenomeni di radicalizzazione che avvengono nelle periferie delle grandi città e che riguardano, per ironia della sorte, strati della seconda generazione di immigrati, contro lo stile di vita dell’Occidente.

Così forse potremmo comprendere che è saltato un patto, il Patto.

L’accoglienza è di fatto un atto di profonda fiducia. Quello che mi pare saltato da tempo, e che nei fatti di Goro raggiunge la sua massima espressione, è la fiducia nei confronti dello Stato e delle sue articolazioni, dalle prefetture in giù.

La fiducia di sentirsi tutelati, a prescindere da qualunque cosa accada; la fiducia di poter avere la certezza di un futuro; la certezza di non riscoprirsi poveri e in guerra perenne.

O proviamo a comprendere e a infilare le mani nel fuoco, soprattutto attraverso il conflitto, o resteremo ai margini, magari da comodi commentatori, a distribuire pagelle sul voto dei “cafoni” per la Brexit, o per le feste della disumanità a base di culatello e lambrusco.

Nel frattempo accade ciò che deve accadere e continueremo a non conoscere Goro. 

Non credo che il problema sia il Patto che è saltato.

E’ solo un fatto di abitudine che evidentemente in paesi un po’ isolati ancora manca. Nella grande città ormai camminiamo nei quartieri degli immigrati senza farci caso e senza sentirci più in pericolo che in altri quartieri.

A Goro l’arrivo di pochi migranti è qualcosa che spaventa.


In psichiatria si chiama semplicemente PARANOIA.

E’ la proiezione del male sugli altri.

Noi siamo i buoni senza macchia, gli altri sono i mostri. La paranoia ha accompagnato la storia dell’uomo e sotto la sua guida sono stati compiuti i più terribili massacri.

Lo psichiatra Luigi Zoja ha scritto un bellissimo libro di storia ricostruendo questa vicenda (Paranoia – Bollati Boringhieri).


Il problema è che la paranoia non sta solo a Goro e non sta solo tra le persone di destra.

La paranoia, avverte Zoja, è tra noi. E’ nelle nostre teste.

Anch’io quando ho letto i fatti di Goro ho pensato che questi sono altro-da-noi, e ho avuto anche pensieri poco civili nei loro confronti.


Ma questa è la spia della paranoia: quando la nostra mente comincia a creare l’ALTRO e gli proietta sopra il male (il male sono gli abitanti di Goro) è già in azione la paranoia. Quindi siamo anche noi vittime dello stesso processo mentale, bisogna imparare a riconoscerlo e a respingerlo.

Come dovrebbero imparare la stessa cosa gli abitanti di Goro: il male non sono gli immigrati.

 

La moderna psichiatria e i più degni rappresentanti della Chiesa conoscono bene questi meccanismi della mente o dell’anima, rispettivamente. 


Comunque a Goro l’hanno fatta talmente grossa che credo se ne pentiranno da soli.