Un vento che soffia e soffierà sempre più forte

Cari e care, quello che sta accadendo in questo periodo in Italia, così come in Europa, così come nel mondo deve farci riflettere: terrorismo, disoccupazione, strategia del terrore 2.0 e tanto, troppo odio. 

Quando leggo le dichiarazioni di Salvini, Meloni, Le Pen, Trump etc. rabbrividisco, mi stupisce e mi spiazza il fatto che questi politicanti abbiano ed hanno tanto successo al punto da ricoprire ruoli importantissimi come Trump e ambiscono a ministeri o alla guida del Paese.

D'altra parte però c'è anche una speranza, che sta diventando ottimismo e che spero diventerà realtà: il ritorno di una sinistra vera. Una sinistra che non si rinchiude in teatrini, in ex fabbriche abbandonate o in hotel lussuosi; no, sto vedendo una sinistra che sta tornando a parlare nelle piazze, nelle scuole, nelle università, sui luoghi di lavoro, in più vedo in Europa, così come in Italia e anche negli Stati Uniti, una sinistra che torna a raggiungere numeri importanti. Sanders, Melenchon, Corbyn, Sanchez etc. sono solo alcuni dei tanti che finalmente stanno riportando la sinistra, quella vera al centro di una cultura politica da tempo scomparsa.

In Italia la strada è lunga ma quella intrapresa è quella giusta. L freschezza di Fratoianni, insieme a Civati e Fassina è fondamentale, non c'è la paura per quel maledetto sbarramento come qualche anno fa. C'è ottimismo e voglia di cambiamento da parte dei cittadini, che in questo partito stanno rivedendo una politica vera, senza inciuci e patti assurdi.

E' un vento che sta soffiando forte e che deve continuare a farlo fino a spazzare via tutto il lercio, affinché si riporti la passione e la cultura politica al centro

Cari Compagni Giammarco e Di Legge,la vostra divergenza di opinione,sulo stato di salute del nostro partito, fa naturalmente pensare ad un'immagine mollto usata dal popolo romano.E precisamente quella del mezzo bicchiere vuoto o mezzo bicchiere pieno.

Premetto che ,per carattere e scelte precedenti,io la penso come il Compagno Giammarco.Sono convinto infatti che la storia ,compresa quella che ci riguarda,quando tocca il fondo non può che risalire.

Non voglio annoiarvi con le mie solite analisi storiche.Ma voglio portare un solo esempio:quello del Partito Comunista Italiano.

Ebbene,se ,con un piccolo sforzo,andiamo indietro nel tempo e precisamente al periodo che va dall'avvento del Fascismo(1922) all'arresto di Gramsci(1926),noi assistiamo alla progressiva scomparsa del Partito Comunista Italiano,dalla scena italiana, dopo la sua messa fuori legge da parte del Fascismo.Il P.C.I si dà alla clandestinità dopo le pesanti condanne inflitte ai suoi Dirigenti(Gramsci,Togliatti,Terracini,ecc).E dalla clandestinità muove le fila e diventa il magggiore protagonista della Resistenza assieme alla formazione Giustizia e Libertà dei fratelli Rosselli,alla quale si ispireranno Spinelli,Pertini ed altri.

Se andiamo ad analizzare il Partito Comunista Russo(Bolscevico)accade qualcosa di analogo .Dopo la sconfitta del 1905,grazie alla sagacia e al coraggio di tutto il gruppo bolscevico,in particolare di Lenin,il Partito si rafforza nella clandestinità e nel 1917 dirige la piu grande Rivoluzione che l'Umanità abbia avuto(dedicato al Compagno Roberto Burla!!).

E così dicasi della Rivoluzione Cinese.Dopo il 1926,il Partito Comunista Cinese viene decimato dalla repressione  ed è costretto a darsi anche esso alla clandestinità.Il grande Mao(checchè ne dicano i suoi attuali detrattori ed ex corifei di ieri)intrapende la Lunga Marcia.La mitica Lunga Marcia,dove anche lui fa una Rivoluzione  contro il Capitale di Marx,come aveva fatto Lenin in Russia.Per la prima volta,la Classe Contadina diventa protagonista della storia(e per inciso diventa il punto di riferimento di tutti i processi  successivi di decolanizzazione dei paesi del Terzo Mondo).

Forse,io esagero nel ricorrere a questi esempi "epici" della storia comunista e socialista.

Eppure,non credo che ci siano alternative al rischio che il nostro Partito possa di nuovo cadere nella trappola del

centro-sinistra,e cioè ad una perenne subalternità al Partito Democratico.

Cari Compagni,nel Partito qualcosa di buono si muove.

Dobbiamo rafforzare i punti di forza ed estirpare i punti di debolezza.

Comincio,io che sono un inguaribile ottimista,dai punti di debolezza.

Dobbiamo finirla una volta per tutte di cadere anche a livello di solo pensiero nei tatticismi e nei parlamentarismi

La dobbiamo smettere di pensare ai vari D'Alema,Bersani,Pisapia e altri.

Fanno parte di un'altra formazione.

Non solo:noi in questa fase,dobbiamo finalmente fare quello che una sinistra deve fare.

Essere al fianco dei ceti sfruttati ed oppressi.Stare con loro nelle loro lotte.

Individuare tutte le nuove classi che un capitalismo criminale produce giorno per giorno.

La classe operaia,i contadini,i disoccupati,i giovani,i migranti,ecc.

E rimettendo al posto giusto l'egemonia nella società civile.

Abbiamo Gramsci,a livello teorico,e Togliatti,a livello politico,ce ci forniscono formidabili strumenti.

Noi dobbiamo fare quello che loro hanno fatto rispetto ai classici del marxismo:hanno applicato creativamente,adattando in modo adeguato alla società del loro tempo, questa categoria ideologica e politica.

Io non sono molto "addentro a le secrete cose"del Partito.

Ma mi è capitato,in un dibattito,di ascoltare il Compagno Fratoianni.Ed ho potuto apprezzare la sua chiarezza circa il problema delle alleanze e del loro rapporto con i contenuti e i programmi.

Il Compagno Fratoianni,pur non citando,esplicitamente Gramsci, ha detto in sostanza che in questo momento va curato il rapporto con la Società Civile(Sindacati,Associazioni di Base,Cooperative,Scuola e Università,ecc).

Le alleanze vengono dopo.

Io rincaro la dose:le alleanze non solo vengono dopo ma vengono solo e soltanto se il nostro Partito è in ua posizione di forza.

Credo che in questo momento sia necessaria la vera forza che muove la storia,cioè la passione .

Gramsci avrebbe detto "ottimismo della volontà",ancorchè temperata da "pessimismo della ragione"

Infine,segalo a tutti i Commonauti un'intervista rilaciata da Stefano G. Azzarà su Sinistrainrete del 19 maggio u.s.

Dopo avere fatto un'analisi della crisi della Sinistra,Azzarà propone questa soluzione politica:

"E' un compito che rihiederà 20 o 30 anni e che comporterà un massiccio lavoro culturale,sindacale e politico.

Ma se questa  è la prospettiva che abbiamo di fronte,l'ultima cosa che dobbiamo fare è disperderci

in quello che è ormai lo sport nazionale della sinistra in Italia:la preparzione delle liste elettorali"

Ovviamente,sottoscrivo al 100/% l'analisi del Compagno Azzarà.

E invito tutti i Compagni a lavorare per tempi lunghi,privilegiando il lavoro nella Società Civile senza  tralasciare  le alleanze .

Senza mai dimenticare,però, che ci siamo chiamati

 "Sinistra Italiana"

E anche se molti di noi vogliono rimuovere questo fatto,

SINISTRA=SOCIALISMO.

Saluti Socialisti.

 

                          Pasquale Fernicola

 

 


 

Condivido molte delle cose che hai scritto, però manca un pizzico di movimentismo e soprattutto di capacità organizzativa a livello programmatico. Io continuo a ritenere che da tempo dovremmo metter su dei "tavoli nazionali" dove scrivere il programma e far partecipare i nostri circoli a questa operazione e farlo insieme a tecnici, esperti e studiosi di ogni settore. Spesso non so che posizione abbia il nostro partito su determinati aspetti e che cosa propone. Se non facciamo questo lavoro di retroterra programmatico, alla fine si scade quasi sempre nel limitarsi a dire no a questo e quello senza saper indicare vie alternative. Visto che SI nasce proprio per incarnare un'alternativa di sinistra che parte dal movimentismo e da partecipazione collegiale, credo che questo bisogna metterlo in atto. Insomma, creare un manifesto (come fanno in UK) anche di una certa consistenza che tocchi tutti i campi e che indichi delle soluzioni possibili e documentate sui problemi del nostro paese. E' una cosa che si fa con il tempo, ma dovremmo iniziare perchè altrimenti non saremmo mai in grado di delineare un'alternativa, senza parlare della capacità di aggregazione e partecipazione che metterebbe in moto una scrittura del programma condiviso da una base.


Sono daccordo anche sulle viscere di un partito che anche io sento in crescita e con potenzialità, da quello che so spuntano diverse sedi in giro per tutta Italia, ma allo stesso tempo ritengo che tutta questa energia vada fin da subito incanalata in una capacità di pensare diversamente la politica. La "base" che da gli strumenti ai dirigenti, che sono i portavoce delle istanze di un movimento largo e condiviso. Temo purtroppo che in questa fase ciò non stia avvenendo. Sarebbe un peccato lasciarsi sfuggire l'opportunità, proprio in concomitanza con i primi mesi di un partito, di indirizzare le energie nella propria visione del mondo. Dobbiamo avere chiare le idee e chiaro il modo con cui metterle in pratica, dobbiamo dare seguito alle parole che tutti abbiamo ascoltato al congresso di Rimini.


Credo in questo partito e credo soprattutto alla sua chiarezza, perchè ha detto fin dal primo giorno che non ci si piega a logiche del passato, che bisogna lottare innanzitutto contro le disuguaglianze (cosa che non dice nessuno), che bisogna mettere in campo un'idea diversa di visione politica. Io come altre centinaia di militanti siamo pronti a impegnarci, però sono ormai passati più di 3 mesi da Rimini e io purtroppo non ho mai sentito parlare della necessità di dotarci di un manifesto programmatico e di poter dire "sinistra italiana propone questo e questo si può fare così, così e così". Siamo un po' troppo nel limbo e tenuti fuori dai media. Mettere in campo subito iniziative politiche che contribuiscono a creare voglia e volontà di partecipazione è l'unico metodo al momento per uscire da questa stasi per cui tutti aspettano che cosa succederà a sinistra. Io dico onestamente come la penso: non credo che Pisapia possa essere la nostra ancora, ha votato si al referendum mentre noi andavamo in giro a dire che bisognava riunire la sinistra del no. Ma non è tanto Pisapia in se (uno che tra l'altro a Milano ha anche ben governato), ma credo che riproporre il centrosinistra sia inutile se non dannoso. Perchè non esiste più il centro (o sta già con altri), perchè il centrosinistra come idea ed esperimento ultimo è morto nel 2013 con Italia bene comune. Io credo che noi dovremmo farci portavoce della scrittura di un programma radicale e alternativo che aggregi partecipanti e cittadini senza aspettare a guardarci intorno su cosa fanno gli altri. Ma bisogna muoversi. Io non so se i nostri dirigenti leggano Commo, lo spero, ma credo sia giunto il momento di dare qualche segnale, di mettere in campo le idee e le loro idee. Di questo passo si vota tra 3 mesi esatti e rischiamo di rimanere con un pugno di mosche in mano per il solito errore: invece di osare, si aspetta.