Aver votato sì il 4 dicembre, sarà troppo da dire, ma per me vale come una differenza di sostanza che qualifica, che fa capire a te e agli altri chi sei, e cosa pensi di chi divide il mondo in due parti, una buona che vince ed una cattiva che perde e soccombe.

Cosa ha vinto il 4 dicembre? Un concetto di democrazia che credevamo ormai perduto fra le pieghe dell’egoismo e dell’individualismo di quella matrice liberista che ha invaso e regola ogni minuto della nostra esistenza.

Ha vinto il significato che quella campagna referendaria culminata nel risultato del referendum, ha risvegliato nel cuore di molti che sono tornati a votare e a chiedere di contare ancora un’ultima volta affinché tutto non fosse perduto.

Come fosse il saldo di un ultimo debito per salvare non solo noi stessi, ma un futuro oggi sempre più lontano.

Dentro le urne quel giorno, si è presentato un popolo variegato, multiforme, non rappresentato e non rappresentabile ma con un unico comune denominatore: ‘fare di tutta l’erba un fascio ’ e dichiarare impietosamente la sfiducia nella politica di oggi, la politica che toglie diritti e difende solo chi non avrebbe bisogno di essere difeso e la politica che pare non avere la forza di comprendere che deve cambiare perché ciò che ha fatto non basta.

La Sinistra liquida scomposta e ricomposta più volte non convince più, ma si è rialzata e uno scatto d’orgoglio c’è stato nel momento stesso in cui si è rialzato quel velo dai suoi occhi e in tanti abbiamo cominciato a capire l’emergenza.

E’ stato come svegliarsi da un lungo sonno.

Quella Sinistra era al Teatro Brancaccio dove non bastano i posti per chi vuole entrare, domenica mattina in una Roma assolata ma ancora assopita.

Anna Falcone e Tomaso Montanari hanno suonato la campanella delle 10 con l’inizio di una lezione importante.

La politica di sinistra, anche quella che si fa chiamare così, è in ascolto, anche in prima fila.

Impossibile non imparare qualcosa. Sapevamo già ma l’abbiamo dimenticato per un po’. La maggior parte di noi è nata sapendo di poter contare sulla Costituzione, una rete invisibile, che oggi bisogna continuare a proteggere ridando corpo, ma non sostanza con una difesa ad oltranza che significa pretesa di attuazione. Ricordiamoci però che è così solo perché il 4 dicembre ha vinto il NO, diversamente la lotta sarebbe stata ancora più dura e tutti noi abbiamo compreso perché.

I nostri due ospiti lo sanno meglio di noi.

A scena aperta Anna Falcone parla di un luogo che oggi non c’è e va conquistato, a qualsiasi costo, quasi fosse da guadagnare col sudore e la fatica e si capisce che è così, nessuno ti regala niente se non lotti per averlo. Forse è questo che ci ha spaventato per molto tempo.

Ma ora ci siamo e siamo pronti.

Le parole non vanno misurate, e il linguaggio asciutto impone all’attenzione i passaggi più forti di Tomaso Montanari di un incipit che cita a memoria l’art.3 della Costituzione ed è come uno schiaffo a chi ha disatteso e torturato il testo e i protagonisti nascosti dentro quelle parole. Inizia una lunga cavalcata nella storia recente e tornano a galla più errori di quanti noi possiamo ricordare. Tutto vero, grandi applausi con l’amarezza di sapere che la Sinistra ha delle colpe perché ha smesso di fare la sua parte per diventare forza di Governo e contare. Tony Blair ha insegnato molto bene come si gestisce l’arte del travestimento, la tragedia è che noi abbiamo raccolto la lezione pensando che fosse quella giusta.

Quel ‘signore che seleziona tessere di mosaico ’ per comporre ‘la sinistra che più piace a lui e così poco a noi’ non è seduto in teatro, si risparmia i fischi senza il coraggio di accettare un bagno di umiltà urticante, ma è protagonista invisibile del borbottio che aleggia fino a quando uno spavaldo Gotor, quasi a voler rubare la scena ai padroni di casa, ripete come un disco rotto la parola insieme nel suo intervento tutto giocato sulla partecipazione alla kermesse di Campo Progressista del 1 luglio.

Qualche contestazione serve a dare colore ad una rappresentazione opaca, anche se pur accorata. I fischi ad un invitato non sono mai opportuni, ma forse contengono anche quelli destinati a chi non c’è.

L’humus brulicante della Sinistra che ha deciso di non perdonare gli sgarbi, è attenta e composta ad osservare più che ad ascoltare. C’è qualcuno seduto in prima fila che non muove un muscolo, ascolta e aspetta.

La parola ‘insieme’ recitata da Gotor, resta come una eco nell’aria, resta sospesa ma non modifica la scaletta densissima di contenuti che ribadiscono un solo concetto: la richiesta di un cambiamento che guardi la realtà che ci circonda, la vita, il futuro che oggi non vediamo. Sembra quasi un urlo collettivo che dice alla platea ‘Siamo qui, guardateci e guardatevi’.

Nicola Fratoianni risponde all’appello, pretende chiarezza e rompe gli indugi: alternativi al PD. Snocciola una carrellata di parole che conosciamo tutti e spiega perché la direzione sinistra non potrà mai coincidere con l’ambiguità. Nessuno esclude nessuno ma dobbiamo guardare a sinistra.

Si accettano altre voci, sappiamo che forse non faranno parte dello stesso coro, ma come spesso succede è sulla lunga durata che si misurano i pentimenti. Cambiare opinione è possibile, ma serve anche l'umiltà di ammettere gli errori.

Non credo che aspetteranno in tanti il primo luglio per sapere dove andare e con chi.

I calendari sui territori sono già molto pieni di impegni che cavalcano l’onda del Brancaccio.

C’è la voglia di lavorare a questo progetto e di esserci perché è stata una bella giornata quella al Brancaccio.

Una conferma che si può finalmente toccare perché è visibile ed è rappresentanza tangibile di ciò che sta accadendo e ha già iniziato ad accadere da un po’.

Qui a Livorno è così, e sarà così perché si percepisce sui volti dei militanti il conforto di essere sulla strada giusta ma di sapere che questa volta deve essere la politica ad "inseguire", non il contrario. Ci mettiamo generosamente e umilmente al servizio e non parleremo di fallimento della politica, bisogna solo dimostrare di essere all'altezza. Prestare quanta più attenzione possibile alla richiesta di chiarezza che ci viene da chi incontreremo quando costruiremo progetto nella società e per la società.

Troppe volte abbiamo tradito un sogno che era alla nostra portata e l'abbiamo sprecato.

Questa è l'ultima chiamata.

Grazie Anna, grazie Tomaso.

Simona Ghinassi

Coordinatrice Sinistra Italiana - Federazione di Livorno