Genova è passata al centrodestra. Non succedeva dal 1946 e un tale risultato già racchiude emblematicamente il senso profondo non solo della giornata elettorale in sé, ma delle dinamiche di lungo periodo che stanno dietro quei risultati. Nei ballottaggi per le città, la fuga dal voto è stata ovunque impressionante, spesso facilmente identificabile per colore politico. Un vero e proprio crollo. Ce lo aspettavamo dai risultati del primo turno ma numeri così non possono essere considerati solo un dato numerico . Solo il 46% degli aventi diritto - meno di un elettore su due – ha rivotato, rispetto al 58% del primo turno, e chi è andato ai seggi ha soprattutto votato a destra. Sconfitta netta, senza appello del partito di Renzi e significativa ripresa del centrodestra al traino di Matteo Salvini. La campagna contro i migranti, fondata sulle suggestioni più diverse – dal mantra ormai consolidato della “sostituzione etnica” di cui sarebbe vittima il nostro Paese, che nessuno contrasta adeguatamente e che genera panico, a quello della sicurezza contro la venuta via mare di terroristi, o ancora quello della parola d’ordine “prima gli italiani” – tutto questo sta dando i suoi frutti avvelenati. Oltre al successo elettorale di Salvini, lo dicono i dati di consenso sullo ius soli: oggi il 54% degli italiani è contrario, 6 anni fa il 77% era favorevole. Il nostro Paese sul tema ha cambiato pelle e per vincere davvero sulla materia non basterà certo sfangarla al Senato sulla dura resistenza della destra contro lo ius soli. Che va approvato e portato al Paese in tutti i modi, ma sapendo che intanto il veleno xenofobo ha lasciato le sue tracce e non mancherà di venire fuori nelle occasioni più diverse. E occorrerà una battaglia politico-culturale contro corrente, di lunga lena, di cui al momento le tracce non si vedono.

Le spiegazioni del record negativo - sia di partecipazione sia di volume della débacle del Pd - possono essere le più diverse, a cominciare da quella fornita dal segretario Matteo Renzi, che ha sempre parlato dell’appuntamento elettorale per le amministrative come di una scadenza locale, quindi di scarsa importanza nazionale. Infatti lui non se n’è occupato per niente, non si è fatto vedere da nessuna parte, forse non conosceva neanche o conosceva molto superficialmente chi fossero i concorrenti alla carica di primo cittadino. Per altro per un bel numero di comuni, bisogna ricordare, tra cui città con significativa storia di sinistra. Il suo partito è stato sconfitto ovunque, a nord come a sud e al centro, e Genova, città rossa da sempre, con storia che più di sinistra non si potrebbe trovare, ha scelto duramente la strada del disimpegno. Così un manager candidato da Lega e Forza Italia – Marco Bucci - ha vinto alla grande sul candidato del centro-sinistra, Gianni Crivello, vicino ai bersaniani. Siamo stati convincenti, ha dichiarato Bucci e Berlusconi non può non gongolare di gioia, preparandosi alla scadenza nazionale, anche se è tutt’altro che chiara per lui la strategia da imboccare. Berlusconi è infatti in altalena tra l’alleanza del centrodestra e l’ipotesi della grande coalizione con Renzi. Perché Salvini vorrà giocarsi la partita della sua vita per avere la leadership dell’alleanza e Berlusconi teme che sul piano nazionale una scelta del genere sia troppo ingombrante per l’elettorato moderato di Forza Italia. Si vedrà. Soprattutto con la legge elettorale su cui al momento tutto sembra tacere.

Sicuramente non è stato solo il candidato Bucci ad avere il carisma adatto a farcela a Genova. La debacle del Pd viene da lontano, soprattutto in una città come il capoluogo ligure, e risale a tempi che non sono certamente solo quelli di Renzi. Per Genova possiamo parlare davvero di un lento mutamento antropologico, frutto di un acuto disincanto e della forte caduta di interesse politico per il voto, perché la sinistra che si presenta non ha più nulla da dire al cuore oltre che alle vite delle persone e al destino della città – per quello di straordinario da tanti punti vista che la città è stata - e quindi ha ormai poco o nulla a che fare con quella città. Il Movimento di Grillo subisce una seria battuta d'arresto ma tale battuta potrà forse essere recuperata in sede nazionale, perché per i Cinque stelle il carattere locale del voto vale al contrario di quanto abbia valso per molto tempo per la sinistra. Si vedrà anche su questo, tuttavia: l'epoca brucia tutto molto rapidamente. Ma Genova insegna molto anche e chi, fuori dal Pd e incerto sul che fare, vuole muoversi sul solco della sinistra. Alla diaspora del Pd intanto, così disperatamente in cerca della soluzione alleanzistica più conveniente, ma anche alla stessa Sinistra italiana. L’ossessione delle formule uccide, dovremmo impararlo bene. È evidente. Va detto, anche per SI, che non porta a nulla neanche lo straniante dibattito sulla contrapposizione tra la caducità di assemblee come quella del Brancaccio e la continua evocazione delle élites politiche senza le quali – si dice -nulla si può fare. Ma di quali élites si parla, quando si evocano le élites? Mi piacerebbe tra l’altro che le nominassimo in altro modo. Genova poi ha smentito l’illusione. Le vecchie élites – su cui molto ci sarebbe da dire - sono ormai scadute e se qualcuno ha voglia di riprovarci – il che beninteso è legittimo - deve saper fare i conti con lo stato delle cose presenti, e proprio cambiare registro. Lo ha fatto alla grande in Gran Bretagna Corbyn, facendo scandalo con proposte che rompono direttamente il mantra neoliberista, parlando ai giovani, e sono – le cose che dice - il biglietto fondamentale col quale il segretario del Labour si presenta oggi alla ribalta. Va detto per altro che lui certe cose di un programma di sinistra non le ha mai abbandonate. Comunque vale soprattutto il coraggio di oggi, il carattere di sfida della sua azione. Perché la battaglia è di oggi.

In Italia il tema dell’incontro tra il civismo, l’associazionismo, i movimenti, le vertenze dove chi lavora si fa sentire o ha bisogno di sostegno politico e tutto ciò insomma che si muove consapevolmente sui territori e che in qualche misura ha trovato voce e modo di farsi conoscere anche grazie al Brancaccio e grazie all’iniziativa di Anna Falcone e Tomaso Montanari, resta un tema dirimente di riflessione e pratica concreta e ci sarà poco da invocare unità e discesa in campo delle élites se SI italiana non ci si sperimenterà a largo raggio. L’incontro al Brancaccio è una pista tra le più interessanti di riaggregazione politica sui territori e dell’incontro con la forma partito e quello che i partiti potranno,e già possono produrre nel confronto con altre esperienze politiche. Le élites che ci servono sono soprattutto quelle che sono, saranno in grado di lavorare in questa ottica, che sapranno ridestare interesse percepibile per quello che propongono, che daranno un bel colpo al politicismo delle formule e inventeranno pratiche inclusive da una parte, espansive dall’altra. Con al centro un preciso, dettagliato programma che parli alle giovani generazioni, che riannodi i legami tra la condizione materiale della loro vita e le aspirazioni del cuore – come l’uguaglianza - che, nei giovani, ragazze e ragazzi, sono sempre potenti, come i fatti continuano a dimostrare ma la politica si ostina a non vedere.