Diciamo NO alla svendita dei crediti deteriorati del Fisco alla grande finanza.

Cari progressisti e care progressiste,

È di oggi la notizia che il governo sta studiando la cessione dei crediti deteriorati del Fisco italiano. Si tratta di un'operazione che avverrebbe grazie a società finanziare private, a cui sarebbero ceduti i crediti deteriorati dei contribuenti italiani nei confronti della Pubblica Amministrazione. I grandi hedge funds e le banche di investimento impacchetteranno tali crediti, li cartolarizzeranno e li immetteranno sul mercato. Parallelamente affideranno a delle società private di gestione e recupero crediti il compito di ricavare il massimo importo dalle singole posizioni creditizie deteriorate dei nostri concittadini. Si tratta di crediti del Fisco nei confronti di soggetti falliti o defunti, nonché di crediti che fanno capo a debitori morosi con i quali è in corso un contenzioso di natura giudiziaria. 

Sono in totale 817 miliardi, di cui solo il 43% è dichiarato come "difficilmente recuperabile". Di questi, solo 63,1 miliardi sono relativi a posizioni per le quali la riscossione è sospesa o non è procedibile (grazie a norme di tutela nei confronti dei contribuenti). Per l'escussione degli altri crediti sarà un far west nel quale i rapporti di forza non saranno certo a favore di singoli cittadini in difficoltà finanziarie.

Sinistra Italiana dove vigilare attentamente su questa proposta ed essere pronta ad alzare la voce. Perché questa operazione rischia di trasformarsi in un regalo pazzesco alla grande finanza. Infatti il governo stima entrate dalla cessione di questi crediti deteriorati per circa 1,5 miliardi, ma non si capisce quale sarà l'ammontare degli NPL del Fisco cartolarizzati. Se ad essere ceduto fosse tutto lo stock di 817 miliardi, a fronte di soli 1,5 miliardi di utile dell'operazione, staremmo letteralmente regalando agli speculatori un valore economico gigantesco. Sarebbe come dire che il valore di mercato di quello stock di crediti fosse dell'1,83% del nominale: una follia.

Quegli 817 miliardi di euro sono i crediti che una parte dello Stato vanta contro un'altra parte dello Stato. Perché dobbiamo regalare alla grande finanza la maggior parte del valore da essi recuperabile? Anche stavolta ce lo chiede l'Europa? Non mi sembra. Perché dobbiamo trovare risorse per tagliare il deficit e ridurre il debito? Dobbiamo ancora attuare diligentemente la politica del vincolo esterno (che siamo riusciti a rendere vincolo interno, costituzionale, con l'art. 81 della nostra Carta Fondamentale)? Oppure perché dobbiamo finanziare la pax del centrosinistra, soddisfacendo le pur giuste istanze di rafforzamento della sanità pubblica su cui Articolo 1 - MDP e Campo Progressista stanno spingendo?

In ogni caso, la privatizzazione dello stock dei crediti deteriorati del Fisco sarebbe una grande fonte di profitti per i tanti Davide Serra che hanno lucrato in modo importante sui crediti deteriorati delle banche italiane. Banche che abbiamo salvato con soldi pubblici, nella logica perversa della privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite. La cartolarizzazione dei NPL del Fisco rischia di inserirsi in questo solco e rappresenterebbe idealmente l'atto finale dell'esproprio di ricchezza che gli italiani hanno sofferto dall'ingresso nell'area valutaria comune: prima gli italiani sono stati inondati di credito facile, ora si stanno vedendo togliere tutto. Fin'ora ciò è stato fatto consentendo alla grande finanza di lucrare sui crediti deteriorati delle banche, costrette a far uscire dai propri bilanci grossi stock di NPL; ora lo si vuole fare addirittura con i crediti del Fisco, i crediti dello Stato, i crediti di tutti gli italiani.

No, non possiamo permetterlo. Non ci facciamo distrarre dal dibattito sullo ius soli e non ci lasciamo ingolosire da offerte nell'ambito della redazione della legge di bilancio.

Un saluto,

Edoardo