Aggiungo alla proposta di nuova impresa di Stella che ancora più incisiva potrebbe essere una spinta per il modello cooperativo dove tutta l'impresa appartiene ai lavoratori. E questo modello più di tutti che consentirebbe ai lavoratori soluzioni eque di fronte a crisi e opportunità che si presentano. Prima fra tutte, un abbattimento degli orari di lavoro se nuove tecnologie e metodi produttivi consentono di accrescere la produttività quando la domanda non cresce a pari passo; distribuzione degli utili in modo meno speculativo per investire più nell'impresa e consentire un aumento più equo dei salari etc. 

Oltre a ciò, ci sono i risvolti sociali per cui i lavoratori socializzano in modo diverso e si vedono al centro delle decisioni che li coinvolgono. Se e' vero che la democrazia vuol dire che tutti partecipano alle decisioni questo vale nel mondo del lavoro in primis, non solo quando si va a votare. 

Questo modello chiaramente e' molto diverso dalla vecchia "nazionalizzazione" che poi voleva dire controllo dello stato e non dei lavoratori. Per farlo crescere ci vorranno nuove strutture finanziarie a disposizione dei lavoratori per sovvenzionare l'acquisto dell'impresa in cui lavorano, soprattutto se questa minaccia di andarsene all'estero (il che dovrebbe stabilirsi peer legge: non si puo trasferire all'etero un' attività senza il consenso dei lavoratori o almeno senza dare a loro una possibilità di rilevare l'impresa).


Alessandro mi fa piacere che hai letto la mia proposta. Le cooperative sono uno straordinario patrimonio dell'Italia ed oggi vivono la loro stagione più buia per una serie di motivi che forse proverò ad analizzare in un successivo articolo. Esse meritano senza dubbio un'attenzione maggiore. 

La mia proposta si muove in un campo completamente diverso, quello delle piccole imprese private a proprità concentrata (come per esempio è l'azienda di costruzioni della mia famiglia). In Italia questo tipo di impresa rappresenta la stragrande maggioranza dei fili che compongono il tessuto industriale, ma raramente gli operai e gli impiegati di queste aziende partecipano in forma strutturata all'organizzazione dell'impresa ed ai suoi utili. La mia proposta va nel verso di un maggiore cooperativismo nelle aziende a proprietà concentrata, quindi affronta il tema del cooperativismo dall'esterno, cercando di importare i suoi tratti migliori in aziende che pur sono, di fatto, a proprietà concentrata.


Un saluto,

Edoardo

 

Grazie Edoardo, capisco meglio l'origine della tua proposta. E sul fondo sono d'accordo.

Anche se non l'ho detto molto chiaramente ciò' che trovo molto utile in tutto ciò e' la riflessione sulla proprietà dei beni produttivi e sulla democrazia in campo economico.

Secondo me e' questa questione che deve distinguere un partito veramente di sinistra da tutto il resto, PD incluso, ovviamente. 

Come fare a re-interpretare in chiave moderna e con l'ausilio di nuove tecnologie e nuovi modi di interazione sociale questa questione chiave? Che proposte concrete si possono fare per arrivare a una società' dove la produzione e in maggior parte controllata dai lavoratori stessi, tenuto conto la struttura attuale dell'industria italiana, e nell'ambito di un mercato libero ma regolato? 

Vorrei molto che il SI sviluppi proposte concrete in vista della prossima campagna elettorale. 

Auguri e grazie tante ancora per i tuoi post molto stimolanti.

Alessandro


COOPERAZIONE NELL'AGRICOLTURA MERIDIONALE.

 

Cari Compagni Motter e Stella,sono veramente soddisfatto che,da parte di qualcuno,si incominci a parlare del Cooperativismo nell'ambito di Sinistra Italiana.Premetto che non sono un esperto come voi in tema di Cooperazione.Ma su tale tema sono intervenuto su Commo da tempo e da un'altra angolazione,che ritengo complementare con le vostre proposte.

Più precisamente ho parlato di Cooperazione come strumento necessario per il riscatto delle classi lavoratrici del Sud,in particolare della classe contadina e bracciantile.

Io sono un convinto meridionalista ma anche critico ed è per tale motivo che sto combattendo una battaglia senza quartiere contro i Movimenti Insorgenti,in primis i Neoborbonici di Pino Aprile ed altri.Sono critico nel senso che non credo più come una volta che il malessere del Sud debba essere attribuito solo al Nord.Il Nord,dopo l'Unità d'Italia ha avuto responsabilità immense e dò per scontato che le conosciamo tutti.Ma accanto ad esse(non è il caso di percentualizzare)ci sono quelle del Sud stesso e risiedono in una Classe Dirigente Locale inetta e corrotta.Una classe figlia del Feudalesimo.Una struttura economico-sociale confermata da tutte le dinastie che hanno regnato nel Sud(Svevi,Angioin,Aragonesi,Spagnoli e Borboni).Dinastie che "non hanno fatto nulla per il Sud"(A.Gramsci) mentre in parallelo al Nord si formava,dopo i Comuni,"una borghesia audace"(Gramsci) che non aveva nulla da invidiare a quelle europee.

Il processo iniziato dopo l'Unità d'italia è stato travagliato e tortuoso per quanto riguarda il Sud ed in particolare la sua agricoltura.Bisogna aspettare il secondo dopoguerra perchè finalmente qualcosa si incominci a muovere nelle campagne.Perchè finalmente le classi contadine e bracciantili,guidate da un grande Partito Comunista prendano coscienza della loro classe.

Al grido "La terra a chi la lavora"numerosisssimi lavoratori si muovono e impongono i loro diritti.Queste lotte hanno due effetti,da un lato obbligano alla revisione di tutti i rapporti di produzione feudali(mezzadria,colonia parziaria,ecc)dall'altro spingono una Democrazia Cristiana recalcitrante(in quanto rappresentante dei ceti proprietari) a varare  una Riforma Agraria(che va giudicata comunque un passo avanti).

Ma i processi di cambiamento soprattutto quelli legati alla terra sono lentissimi,secolari.

Ecco perchè,a mio avviso,è necessario intervenire.

Io ribadisco anche qui che la Cooperazione nell'Agricoltura meridionale assume una valenza strategica sotto l'aspetto economico ma soprattutto sotto quello sociale.

Se l'azione del Partito Comunista nelle lotte contadine per l'occupazione delle terre fu una lotta necesssariamente pilotata dall'alto,illuministica,in questo momento l'intervento deve avvenire dal basso.

E ciò significa che il nostro  Partito per far accettare la Cooperazione nel Sud  deve svolgere un intervento      "PEDAGOCICO".

In ciò,ma non sempre, sono completamente d'accordo col Compagno Motter quando sostiene la superiorità della Socializzazione sulla Statizzazione:però,caro Compagno Motter,la storia ci fornisce tantissimi casi in cui è avvenuto il contrario.

Quando parlo di Pedagogia intendo un lungo processo di motivazione a lavorare la terra,che abbia come interlocutori privilegiati soprattutto i giovani.C'è un abbandono spaventoso delle terre soprattutto di quelle situate nell'Appennino e Pre-Appennino centromeridionale( per inciso si potrebbe pensare ad un piano di impiego in agricoltura dei migranti soprattutto in queste terre come sostenuto dal Pro.Piero Bevilacqua).Questo significa una campagna a tappeto nelle scuole(sia incrementando le scuole agrarie,sia insegnando il più possibile le materie

riguardanti l'agricoltura,sia moltiplicando le iniziative di dibattiti,convegni e quant'altro).

Sinistra Italiana ha raccolto,tra l'altro l'eredità di SEL,che aveva l'Ecologia come nuova frontiera per una battaglia rivolta a una nuova qualità della vita.

Vogliamo parlare di Ecologia invece di Agricoltura,va benissimo.Ma il problema di intervenire con la Cooperazione nel Sud resta un problema strategico.

Sia per scardinare l'individualismo che affonda le radici nel Feudalesimo sia per combattere i Movimenti Insorgenti che sono l'altra faccia della stessa medaglia.

Grazie,cari Compagni Motter e Stella.Speriamo solo di non restare solo noi tre.

A tutti Saluti Socialisti.

 

                                      Pasquale Fernicola

 

 

 

 


 

Ho letto le vostre considerazioni molto interessanti anche dal punto storico io vi scrivo dalla Grecia dove anni fà il primo governo socialista del Pasok di Papandreou costitui molte cooperative e molte anche agricole settore di primaria importanza qui,insieme al turismo, ma sono quasi tutte fallite.Oggi con la crisi nenache questo governo attuale pseudodisinistra  Syriza mentre aveva nel suo programma le cooperative,è riuscito a rifarle.

SE non si cambiano prima di tutto le leggi sfruttamento sul lavoro e si abbassa la concorrenza europea e globale che ormai sommerge qualsiasi economia non ci saranno Cooperative che tengano nel prossimo futuro,saluti da Atene.