Poco più di quattromila elettori consentono – ci consentono – alla Sinistra di fare ritorno all’Assemblea Regionale Siciliana. E’ questo un risultato importante, non scontato e che va valorizzato, perché fornisce un segnale in controtendenza dopo dieci anni di assenza dal Parlamento dell’isola. Malgrado ciò, pur tenendo nel dovuto conto una situazione oltremodo difficile, il dato complessivo è insoddisfacente: l’elezione di un deputato, infatti, è ascrivibile in larga parte al notevole interesse al progetto che si conferma esistere nel palermitano e alla mole di voti raccolti in provincia di Ragusa grazie alla candidatura di un politico di razza, il notabile ex comunista Ciccio Aiello, mentre in tutto il resto dell’isola, al netto della tenuta di un paio di province, la lista “Cento passi” ha stentato a decollare. Soprattutto, la candidatura alla presidenza, promossa in pompa magna con tanto di sondaggi a due cifre, ha di gran lunga disatteso le aspettative erroneamente suscitate, mostrandosi incapace – nonostante la riconosciuta personalità del protagonista – di raccogliere un numero di suffragi significativamente superiore a quelli ottenuti dalla lista, o comunque molto al di là di quanti ne aveva conquistati cinque anni addietro, in una condizione di maggiore difficoltà, una straordinaria – ancorché sconosciuta – compagna qual è Giovanna Marano.

Dalle elezioni siciliane occorre che tutti noi apprendiamo non tanto o non solo cosa fare e come procedere, ma l’esatto contrario, ossia cosa dobbiamo abbandonare per costruire una Sinistra vera, una Sinistra di popolo. Abbiamo, io credo, la necessità di riprendere la strada dell’avventura che contrasta la noia; abbiamo la necessità di smettere di credere che affidandoci al “vecchio e rodato”, personalità istituzionali o figure specchiate e di indubbia moralità, si possa raggiungere più agilmente la meta; abbiamo la necessità di osare, rompendo schemi ormai inadeguati alla realtà che ci circonda e, per questa via, proponendo progetti radicali e figure nuove, capaci di connettersi sentimentalmente con il mondo che abitiamo, e non con quello che noi immaginiamo che esso sia.