Al punto in cui è arrivato il percorso di Liberi e Uguali, è opportuno fare una verifica, anche perchè è necessario per coerenza e correttezza di comportamenti, valutare il livello di coinvolgimento, adesione ed azioni conseguenti. Abbiamo un leader deciso dall’alto, un nome ed un simbolo decisi dall’alto, un programma confezionato dall’alto e candidature decise dall’alto. Il tutto confezionato secondo uno schema Berlusconian-mediatico, che evidentemente è ancora egemone. Ma questo alto, potrebbe aver indovinato in tutto o in parte, le mie idee o aspettative, invece no! niente, io ho in testa un altro leader, un altro nome, un altro logo, un altro programma ed altre candidature. Mi si potrebbe rispondere, ma tu non sei nessuno, ma se non sono nessuno, non si capisce perchè dovrei aderire ad un progetto politico che mi considera tale. Mi si potrebbe rispondere, si sei uno, ma le tue idee sono risultate minoritarie, ma in verità neanche questo si può dire perchè, per definire maggioranze e minoranze di una formazione politica, si dovrebbe seguire un percorso decisionale democratico, con regole precise, tempi di consultazione e votazioni, le proposte ed i ruoli dovrebbero essere contendibili e dovrebbero esserci “uguali” opportunità, ma così non è stato. La giustificazione che viene addotta per questa “licenza” autoritaria è che i tempi sono stretti, ma in realtà, la tempistica emergenziale, non è un fattore neutrale e fatale, ma è una scelta della cattiva politica, si dilatano all’infinito i tempi della politica informale fatta d’incontri riservati di chiacchierate, caffè, bruch, cene, caminetti, telefonate e chat e poi i tempi del confronto formale, democratico e sostanziale si restringono in modo tale da rendere inagibili le regole fondamentali, della partecipazione democratica ed anche il semplice diritto di espressione. Mi si potrebbe obbiettare, ma tu sei per la democrazia diretta, per l’assemblearismo inconcludente ecc... , no io sono per la democrazia rappresentativa e delegata, ma qui siamo ai “liberi” arbitri. Per fronteggiare molte critiche che vengono da sinistra, si dice che si deve mediare con le posizioni più moderate, provenienti da Mdp, oppure all’opposto, che bisogna arginare le spinte settarie ed isolazioniste di Rifondazione comunista, ma spesso questa discussione è fuorviante perchè sulle regole democratiche e la trasparenza, c’è una omologazione di comportamenti che non salva nessuno. Infatti, la crisi della sinistra non è solo una crisi del dire, ma è una crisi del fare e dell’essere; l’elettorato potenzialmente di sinistra che non vota più, è perchè è schifato dai comportamenti e dai profili dei politici e se non si da una risposta in questa direzione, e si continua con gli stessi metodi autoreferenziali, non si sposta nessuno di quell’elettorato che si astiene, anche se si riscoprono parole di sinistra più o meno enfatizzate. La crisi della Sinistra è anche una crisi di credibilità e di fiducia, che non può essere risolta con i vecchi metodi della delega in bianco ad un gruppo dirigente o ad un leader. Ne si può sperare di scaricare sempre su qualcun altro, la responsabilità di percorsi non lineari e trasparenti. Ad esempio, non è che prima di LeU, SI fosse un partito più democratico, inclusivo e partecipato, pensate soltanto che Lo Statuto viene modificato dalla Direzione e che nella Direzione sono più i membri di diritto che quelli eletti al congresso. Sempre stando alla coerenza dei comportamenti e degli obbiettivi, noi siamo stati per anni ad affermare solennemente che, non avremmo dovuto fare gli errori del passato, quindi non avremmo dovuto fare un “cartello elettorale” poi abbiamo fatto esattamente lo stesso errore, sia noi sia Rifondazione che ripete pedissequamente l’esperienza di “Rivoluzione Civile”. Poi si dice che noi non abbiamo rinunciato al “civico” perchè proponiamo la presidente di Lega Ambiente, ma guardate che nel PD, di presidenti di Lega Ambiente, ce ne sono 3, e non aggiungo altro, ma tutti sono in grado di capire la differenza che c’è fra una lista aperta alla società civile e qualche cooptazione decisa verticisticamente; siamo molto lontani dal “civismo” ma siamo lontani anche dall’esperienza degli indipendenti di sinistra nelle liste del PCI, che ha regalato grandi personalità all’attività parlamentare e legislativa del nostro paese in altre epoche. Per quanto riguarda il programma, per quello che vale (visto il modo squalificato con il quale si confezionano promesse elettorali, voglio solo dire che, al di la dell’enfasi elettoralistica sulla “alternatività” e sulla discontinuità, il programma per come è stato presentato è un programma “Emendativo” più che alternativo e lascia inalterate delle scelte di fondo fatte dai governi che si sono succeduti sin qui, alcune fatte dal centro sinistra, altre fatte dal centro destra, non si parla di legge Fornero, non si parla di legge Biagi, non si parla di privatizzazioni, ed anche sul Jobs Act, si dice di abrogarlo, ma si mantiene il contratto a tutele crescenti, ed anche l’art. 18, lo si vuole reintrodurre, ma solo dopo i primi tre anni di lavoro ricattabile. In fine sulle candidature ci sarebbe molto da dire, sul fatto che ci sono criteri assolutamente generici e non verificabili, che tutto è affidato a quattro persone che sempre dall’alto decidono e nominano i parlamentari, ma la cosa che mi preme rilevare, è che c’è un’adesione pedissequa al Rosatellum, che mette nelle mani dei capi partito, il potere di decidere i parlamentari, e non si è cercato neanche minimamente di contrastare questa ennesima porcata di una legge elettorale fatta in sfregio alla Costituzione. Anche la vicenda del Lazio, è abbastanza emblematica, si è stati per mesi a dire che non si poteva fare un’alleanza con Zingaretti, senza per altro lavorare alla costruzione di una candidatura, lista e programma alternativi, fino ad arrivare alla pantomima di queste ore in cui si affida la negoziazione dell’alleanza e programmatica a Pietro Grasso, vi lascio immaginare quale forza propulsiva potrà avere un eventuale accordo, che gia si da per scontato, non solo in campagna elettorale, ma nell’eventuale proseguo dell’esperienza di governo di centro sinistra alla regione Lazio. La sensazione che si ha è che, nonostante tutto, la drammaticità della crisi della democrazia, la crisi del paese, la rabbia, e la disaffezione, il tasso di asternsionismo ed il voto di rottura con il sistema che è rappresentato dal consenso al M5s ( perchè il M5s, continua ad avere molto consenso nonostante i suoi limiti, le sue ambiguità i suoi cambi di posizione, forse proprio perchè continua a sperimentare una via alternativa di partecipazione e di coinvolgimento delle persone ed a mettere in discussione i metodi di una cattiva e degenerata politica autoreferenziale dei partiti tradizionali e degli pseudo partiti attuali), non ci sia la consapevolezza dell’avversione che la gente normale ha nei confronti proprio di questo modo di fare. Io non sono affatto ottimista sul voto del 4 marzo, per le ragioni che ho cercato di spiegare ed anche per il paradosso di una legge elettorale che dopo anni di retorica sul fatto che bisognava sapere, la sera delle elezioni chi avesse vinto, si sa mesi prima che non vincerà nessuno. Nelle occasioni che mi sono state offerte ho cercato di segnalare queste criticità ed ho avanzato appelli per percorsi più democratici, procedure più rigorose di confronto e di voto, più coraggio innovativo nelle modalità, nei contenuti e nei volti, ma sono stato non solo non ascoltato, ma spesso criminalizzato, come se fossi un nemico della giusta causa. Ai compagni ed amici che mi accusano di fare la Cassandra, vorrei ricordare due cose significative, la prima che Cassandra non era nemica della Patria, era la figlia di Priamo, un po rancorosa, ma una figlia di Troia, la seconda che aveva ragione! Mi si potrebbe dire, ma se non sei daccordo, vattene altrove, no non me ne vado, non c’è un altrove per la sinistra, o si costruisce una nuova sintesi di tutto, un contenitore che consente convivenza, cittadinanza e rispetto per tutti, anche diversi e per ognuno, oppure non ci sarà, la necessaria rigenerazione della sinistra. Dopo il 4 marzo, se le cose non andassero bene, chi si è assunto la responsabilità di procedere su questa strada dovrà fare un passo in dietro, io riprenderò dal percorso del Brancaccio.

Ciao Pietro,

anche io mi sento allo stesso modo. Soprattutto perché, pur avendo partecipato al congresso locale ed eravamo pochi, non sono stata contattata via email nemmeno una volta dal partito, ad esempio la scelta di "fare" Liberi e Uguali qui da me (e le scelte accessorie, che per un progetto elettorale sono le candidature, ad esempio, i modi di porsi con il nazionale, con esponenti della società civile da contattare), l'ho appresa vedendo da fuori facebook un evento in facebook, ma ZERO comunicazioni dirette, SVANITA L'idea di avere una cd. "base" su cui contare e dalla quale ricevere l'appoggio, rendendola consapevole, coinvolgendola. Mi spiego: la "base" di un partito non sta negli organi dirigenziali ma è il ponte con il fuori. E' quella che si appassione e aiuta, si disaffezione e smetterà, o aiuterà sempre meno, criticando come facciamo io e te. SE io vedessi dei miglioramenti nel modo di fare, non mi passerrebbe dall'anticamera del cervello o del cuore l'idea ed il sentimento che non valga la pena. SE alla lunga, dai e dai, e rifanno sempre le stesse ca**ate, allora è ovvio che anche quando il programma è buono e ci sono le tre meglio persone del panorama politico attuale, tu ed io ci sentiamo mortificati e l'entusiasmo non ce lo mettiamo più, e cominciano a presentarsi i MA.

Io questa volta scelgo di fare a meno di tutto quanto ho appena scritto. Scelgo di ribadire che si spiccino a mettere 50 centesimi dei miei 15 euri nella stampa di volantini e 60 nel francobollo e che arrivino alla sede locale e che APPENA arrivati, IL PARTITO LOCALE contatti tutti i suoi aderenti del febbraio scorso e mobiliti così chi ci sta.

Io mi sono stufata davvero di vedere persone che credono di avere una comunità se hanno un computer e 120 caratteri ogni mezza giornata. E un mare o un laghetto di like. Perdiamo se non ci muoviamo.
Io voglio soltanto non vedere più i distinguo insopportabili dei vertici, vedere soprattutto le donne candidate mettere in imbarazzo gli avversari nei talk show di febbraio/marzo per quanto sono in gamba, sentire più argomenti ma non annacquati. E, soprattutto, vedere il simbolo ovunque nella mia città e nei dintorni.
Se penso a quanto è basso il radicamento della cd. sinistra, mi scoraggio. Ma se ogni pezzo fa il suo, forse arriviamo al 9 :) e qualche ministero lo possiamo ottenere. Nonché la credibilità, ai nostri stessi occhi. Noi, che ci dovremo credere e che quando ci prendiamo per tempo dovremo arrivare alle nostre sedi e cambiarle queste brutte logiche.
Ora io eviterei di sminuire il vertice e mi concentrerei sul lavoro da fare ai limiti di noi: posti di lavoro, quartieri, dovunque già andiamo. BUON GENNAIO!