Un Congresso nazionale straordinario per rigenerare e rilanciare Sinistra Italiana

Salvo soluzioni "creative" ma improbabili tirate fuori dal Presidente della Repubblica, sembra proprio che lo scenario più plausibile sia quello del ritorno al voto. Scusate se vado subito al sodo, ma abbiamo già perso troppo tempo intorno a analisi più o meno valide e realistiche del 4 marzo e della fase politica nel suo complesso. E' arrivata l'ora di agire, proporre, guardare avanti. Quindi: che fare a sinistra? Primo passo: archiviare la penosa, distruttiva e anti-democratica parentesi di Liberi e Uguali. Un’esperienza elettoral-poltronista, oligarchica e (s)partitocratica che non ha fatto altro che emarginare, anzi annientare Sinistra Italiana, dissoltasi nel panorama politico e sparita nel dibattito pubblico. Un progetto che non andava superato – tantomeno in quella maniera – e che ora andrebbe RIGENERATO, RILANCIATO. Si può ancora a fare a patto di cambiare RADICALMENTE e IMMEDIATAMENTE registro. *Radicalmente* perché delle sconfitte bisogna prendere atto e i dirigenti dovrebbero avere l’umiltà e anche il coraggio di fare un passo indietro. Non vuol dire sparire e ritirarsi a vita privata, ma semplicemente continuare a fare politica in secondo piano favorendo con responsabilità un ricambio ai vertici. *Immediatamente* perché non c’è più tempo da perdere, la situazione è grave per il paese, per le classi subalterne, per la sinistra (praticamente scomparsa) e per l’imminenza del voto.

Quindi per fare questo bisogna darsi una nuova dirigenza, un nuovo programma, un nuovo modo di concepire e praticare la vita interna di partito. Bisogna fermarsi, piantarla di stare appresso agli eventi e tornare a ragionare. Innanzitutto bisogna convocare il prima possibile un CONGRESSO NAZIONALE STRAORDINARIO che faccia il punto della situazione sull’organizzazione del partito e su cosa fare per il futuro/proporre al paese e soprattutto alle classi che intendiamo rappresentare (non si possono fare appelli vaghi per puntare al voto di tutti). Basta assemblee, convention, primarie, aperitivi nel localino figo del centro: ci vuole un congresso in cui i (pochi) circoli rimasti tornino a parlare, a confrontarsi con documenti politici e selezionare i delegati. Bisogna tornare a darsi una linea politica scelta da un momento democratico fondante come solo può essere un congresso. In questo modo (e solo in questo) si riattiva una vera discussione interna e si rilancia il partito nei territori. Da quel momento in poi la vita interna del partito deve tornare ad essere normale, ordinata e disciplinata dai diritti e dai doveri dello Statuto. Attualmente siamo nella più totale anarchia, nella giungla, dove sono saltate tutte le regole e quindi vige la legge del più forte, cioè dei vertici e delle cerchie ad essi vicine. Le decisioni prese ad ogni livello (comunale, federare, regionale, nazionale) devono essere VINCOLANTI per tutti e devono essere ATTUATE dagli organi preposti. In caso contrario si devono prendere provvedimenti concreti. A tal proposito bisogna riformare lo Statuto del partito e prevedere meccanismi e strumenti per: sanzionare comportamenti contrari alla linea del partito e alle decisioni adottate dalle sue istanze (anche espulsioni); mitigare la sconfinata autonomia di cui godono attualmente circoli, federazioni e coordinamenti regionali.

Per quanto riguarda il programma politico, bisogna individuare quelle 3-4 priorità che hanno una certa presa sull’elettorato su cui imbastire il grosso della campagna elettorale con messaggi semplici, comprensibili, immediati. Gran parte della gente in carne ed ossa (non gli individui autoreferenziali della politica-politicante) è spoliticizzata, qualunquista, frustrata, disillusa e arrabbiata con la politica e non è disposta a sorbirsi discorsoni lunghi e pesanti. Le priorità sono cinque (basta aprire gli occhi e le orecchie): lavoro; immigrazione; sicurezza dalla criminalità (grande e piccola) e dal terrorismo; tasse; privilegi dei politici. Questo è il primo cerchio di priorità.

Secondo cerchio (con possibili modifiche/integrazioni): sanità; alloggio; università, scuola e ricerca.

Terzo cerchio (con possibili modifiche/integrazioni): mobilità; ambiente; Unione europea; politica internazionale. Per me tutti questi settori dovrebbero avere la stessa importanza, ma in giro l’aria è oggettivamente diversa, quindi siccome un partito agisce nella realtà deve necessariamente adeguare le sue risposte alle condizioni date. Di questi temi devono tenere conto i documenti congressuali e quindi, a cascata, le discussioni nei circoli. C’è da riscrivere un programma tutti insieme, dalla base. Ma sul serio, non in tavoli romani e in eventi elitari ed esclusivi.

Dobbiamo ricostruire un partito, una comunità e un corpo intermedio solidi, non liquidi, estemporanei, non una sorta di comitato elettorale permanente. Siamo piccoli, ma continuando così saremo ancora più piccoli e spariremo davvero del tutto e per sempre.

RIPARTIAMO:

dalla vicinanza ai ceti popolari;

da chi ha ancora un po’ di volontà;

dalle competenze interne;

dagli ideali, dai valori e dalle discussioni anche sui grandi temi (un partito piccolo può e deve avere visione, prospettive, ambizione);

da una dirigenza rinnovata, da un programma politico-elettorale all’altezza, da una nuova e seria vita interna.

Ottimo, volevo scrivere qualcosa ieri (sul tema del fallimento di LeU) ma il sito non me lo permetteva per qualche motivo, bene così.

"Primo passo: archiviare la penosa, distruttiva e anti-democratica parentesi di Liberi e Uguali. Un’esperienza elettoral-poltronista, oligarchica e (s)partitocratica che non ha fatto altro che emarginare, anzi annientare Sinistra Italiana, dissoltasi nel panorama politico e sparita nel dibattito pubblico."

Verissimo, e parte dell'insuccesso è dovuto proprio a questa cosa. E non aiuta il fatto che 13 parlamentari su 18 vengano da quella parte.

Ai temi però aggiungerei le pensioni, tema molto sentito, specialmente in un paese "vecchio" come il nostro.

Aggiungiamoci pure che i Coordinamenti regionali si strutturino meglio, ovvero segreterie forti, ma molto collegiali: un segretario deve "appoggiarsi" sui membri della segreteria, nel senso che deve essere fortemente supportato da loro. Ognuno dei membri ha un ruolo principale nel gruppo (lavoro, comunicazione, ambiente, scuola, sanità, diritti civili ecc.)  e su ciò è responsabile. Egli deve inoltre, secondariamente, supplire ai bisogni-carenze della segreteria intera, che non vuol dire accollarsi competenze non sue, ma trovare elementi di soluzione per colmare quei buchi e carenze che si dovessero manifestare. Insomma il segretario è circondato da persone "forti" che sono scelte/proposte dall'Assemblea regionale per quel ruolo, e che lo accettano consapevoli che ci sarà parecchio lavoro da fare per loro e per il gruppo. Il segretario non si accollerà perciò la massa delle questioni cercando di risolverle da solo, cosa che prima o poi porta a sfinimento ed errori politici od altro, anche gravi, ma condividerà oneri e onori, lavori incombenze interviste e organizzazione complessiva del partito con i co-segretari, membri della segreteria. La Segreteria, coordinamento regionale, deve essere un organo vivo, attivo, stimolante e di raccordo autentico con i Circoli territoriali ai quali deve proporre attività, iniziative, mettendoli in condizione di interagire utilmente fra loro e ovviamente con i cittadini. 
Quindi: Segreterie regionali forti e collegiali, attive e propositive.