SINISTRA: PARTIAMO DAI CONTENUTI E NON DAI CONTENITORI

L’indizione di una fase di discussione tra i partecipanti all’esperienza di “Liberi e Uguali” rappresenta indubbiamente un elemento di interesse per quanti hanno a cuore la ricostruzione in Italia di una sinistra politica che abbia una dimensione ed un radicamento di massa. Al tempo stesso si può correre il rischio di riprodurre lo schema di questi anni, dove l’esigenza di una stretta organizzativa (fondiamo un partito) ha lasciato sul terreno nodi politici irrisolti che hanno portato inevitabilmente verso divisioni e scissioni.

L’esperienza dovrebbe insegnarci che l’esigenza dell’unità non sempre deve avere come unico sbocco possibile la fondazione di un partito, ma misurarsi con i temi concreti del conflitto sociale e determinare il quadro reale della propria sedimentazione.

Ineludibile diventa il confronto sulla società contemporanea e sulle prospettive politiche, soprattutto in una fase nella quale in questo paese si va profilando la possibilità di stabilizzazione di un vero e proprio regime reazionario di massa. Gli elementi ci sono tutti a partire dalla proposta strategica di riforma fiscale a favore dei ceti più ricchi, dai prodromi di una stretta repressiva e dalla creazione di un nemico indicato nello straniero migrante, come elemento fondativo di una strategia atta a raccogliere un considerevole consenso popolare.

Del resto è questa la linea seguita, dopo la crisi finanziaria del 2008, da settori del capitalismo internazionale. Infatti si può dire che proprio dopo il 2008 si apre, proprio a partire dagli USA, un conflitto intercapitalistico che vede da un lato i settori tradizionali del capitale globalista come l’industria tecnologica, quella della finanza, l’industria dello spettacolo e dei media, e tutti quei settori legati alle pratiche di un mercato globale aperto. E’ il capitalismo di luoghi simbolo come Silicon Valley, Hollywood, Wall Street che hanno per anni rappresentato la globalizzazione contemporanea. Dall’altra parte il capitale sovranista fortemente legato alla spesa pubblica e al ruolo dello stato-nazione, pensiamo all’industria immobiliare, quella degli armamenti, quella sanitaria e dei servizi. Trump incarna esattamente questo tipo di capitalismo. La politica protezionistica e di chiusura delle frontiere e dei mercati implica la costruzione culturale di barriere verso ogni ipotetica minaccia. Ciò determina, come nel secolo trascorso, lo stigma nei confronti di ogni diversità e la definizione di una linea di demarcazione fra “noi” e “loro”. L’ideologia del “prima noi” appare come un potentissimo collante sociale che tende a celare la natura di classe e le trame di sfruttamento del lavoro attraverso una continua e pervicace opera di mistificazione.

In Europa questa linea è stata da tempo adottata dai partiti al potere in molti paesi orientali. E’ la cosiddetta Europa di Visegrad cui fa sempre più riferimento il governo a trazione leghista che sta ridisegnando la mappa politico sociale del nostro paese. La tragedia delle persone lasciate morire in mare ci parla di un abisso a lungo scrutato e che ci ha restituito un senso comune che credevamo consegnato agli archivi dello scorso secolo. Grandi sono le responsabilità della socialdemocrazia che ha abdicato ad ogni idea di costruzione dell’Europa in senso progressista ed è passata dalla terza via blairiana alla grosse koalition di Schultz. L’Unione Europea che la socialdemocrazia ha contribuito a costruire è quella delle diseguaglianze, della precarietà, delle guerre ed ha aperto le porte al rigurgito della sirena nazionalista che sta seducendo ampi settori di popolo.

Ma a sinistra in Europa non esiste soltanto la socialdemocrazia, anzi negli ultimi anni in diversi paesi è cresciuta impetuosamente una sinistra radicale che per dimensioni, cultura, pratiche sociali e funzione politica non può più essere definita come minoritaria. In alcuni paesi come la Grecia e il Portogallo ha un ruolo di governo, mentre in altri come la Spagna e la Germania ha responsabilità amministrative in importanti città e territori. Soprattutto si va affermando un impianto politico programmatico che fa della critica al liberismo (sia in chiave globalista che sovranista), della centralità ambientale, della difesa del lavoro e dello stato sociale, della solidarietà come valore portante, gli assi fondamentali di una visione dell’Europa alternativa a quella esistente.

Quello della sinistra radicale europea è il nostro campo. Questa è la scelta dirimente da cui poi scaturiscono i necessari passaggi successivi. Una scelta da fare ora e non a ridosso della scadenza elettorale per il parlamento europeo. Sapendo che, così come all’interno della socialdemocrazia europea, anche in questo campo si è aperta una discussione dura e difficile (come dimostra l’uscita del Parti de Gauche dalla Sinistra Europea). Ma è una discussione cui dobbiamo assolutamente partecipare portando il nostro contributo sapendo al tempo stesso che con molta umiltà dobbiamo saper fare i conti con la nostra sconfitta. E al tempo stesso avviare da subito un dialogo in Italia con tutte quelle soggettività politiche che hanno intenzione di fare la nostra stessa scelta, preparando così da subito una fase di mobilitazione e pratiche comuni.

L’opposizione al governo Salvini - Di Maio deve quindi fuoriuscire dalle secche del politicismo e radicarsi materialmente nella concretezza dei conflitti che via via si vanno a determinare. Del resto il successo della mobilitazione delle “magliette rosse” ha dimostrato un’ampia disponibilità di settori della società all’impegno e alla lotta. Un patrimonio da non disperdere e che può catalizzarsi in una grande manifestazione nazionale che riproponga la realtà di un “autunno caldo” pieno di lotte contro le politiche antipopolari che questo governo sta preparando a partire dalla politica fiscale a favore dei ricchi fino alla stretta repressiva verso il dissenso, oltre alla barbarie di una linea disumana contro le persone migranti. Una opposizione politica che rifletta anche sui segnali che provengono da alcuni territori dove in controtendenza si sono avute vittorie significative alle recenti elezioni amministrative. in linea di massima si può dire che si vince dove si è determinato un forte radicamento e una capacità di delineare alternative ai modelli del recente passato.

Partendo da queste considerazioni preliminari la discussione di LeU può diventare un importante contributo alla ricostruzione della sinistra in Italia. Se invece si riproponessero pari pari modalità ormai obsolete, potrebbe trasformarsi in un’ennesima occasione perduta. Non ci interessa una sinistra politica che parla agli ultimi, ci interessa invece una sinistra che gli ultimi possano percepire come lo strumento politico per far sentire la propria voce.