Ripartire da sinistra, con coraggio. I nomi del Comitato promotore nazionale di LeU

Se il 4 marzo non fosse bastato, le amministrative e i ballottaggi sono stati una dolorosa conferma: la sinistra in questo Paese sta sparendo, il centro sinistra (stretto, largo, larghissimo) fatica a vincere anche nelle terre un tempo date per scontate.

Sento dire da molte parti che bisogna cambiare tutto e ripartire dai territori, che prima dei nomi occorre riflettere sul profilo politico delle forze di sinistra, che sia necessario cambiare la classe dirigente e aprirsi ad altri mondi che in questo momento si sono allontanati dalla politica.

Noi di Liberi e Uguali siamo talmente d’accordo con queste analisi che già lo scorso 26 maggio l’Assemblea nazionale ha deciso di avviare un percorso costituente largo e partecipato, in due fasi.

Il momento che viviamo è particolarmente amaro. Da poche settimane c’è un governo in carica che peggio non poteva iniziare. In questi giorni abbiamo sentito parlare di navi da crociera, di pacchia, di condoni fiscali, di scorte ma non dei problemi reali, non di reddito, non di tasse, non di lavoro, non dei temi che possono migliorare la vita dei cittadini.

Anzi, il Decreto dignità è sparito dai radar dello stesso ministro Di Maio, che si è appena accorto che lo Stato è una macchina un filino più complessa di una diretta Facebook. Sanno di non poter mantenere le promesse e giocano a spararla sempre più grossa, per nascondere dietro le polemiche il fatto che in queste settimane il governo non ha ancora fatto praticamente nulla.

Per il Movimento 5 stelle in questo momento è difficile trovare parole che non siano di rabbia e di commiserazione: sono passati dall’invocare Rodotà e Gino Strada come presidenti della Repubblica a fare i megafoni del peggior leghismo, dai convegni con l’amico Nino Di Matteo al silenzio complice e alle scuse ridicole – “non è nel contratto” – con chi minaccia di togliere la scorta a Saviano.

Sono stati scaltri in questi anni, sono il primo a riconoscerlo, hanno saputo intercettare il desiderio di protezione e la drammaticità della condizione economica e sociale dei nostri concittadini.

Il nostro compito sarà sfidare le forze di governo. Lo faremo sui temi che toccano la vita dei cittadini: il diritto al lavoro, la lotta alla precarietà, il contrasto alle diseguaglianze, la sanità pubblica, il superamento della Legge Fornero, un piano verde di investimenti pubblici, i temi dell’ambiente, della sicurezza, della giustizia e i diritti civili e di cittadinanza.

Anche per questo abbiamo deciso di iniziare un cammino. Il cammino di Liberi e Uguali. Lo abbiamo fatto, nonostante le resistenze di pochi ma col sostegno di molti, per esempio dei 5.000 che hanno lanciato e sottoscritto la petizione “Coraggio da LeU“.

Ed effettivamente, in questo momento, per ripartire ci vuole coraggio.

Nonostante il deludente risultato del 4 marzo, dai territori, dai militanti e dagli elettori è salita una spinta forte e consapevole ad andare avanti, coscienti del ruolo che questa comunità di poco più di un milione di persone potrà svolgere nelle città e a livello nazionale, mischiando le appartenenze e impegnandosi in un progetto davvero comune e aperto

Liberi e Uguali ha scelto, democraticamente, di avviare un percorso costituente, di scrivere le regole del proprio stare insieme. Non è un cammino facile, ci sono molte resistenze e l’istinto di molti di aspettare per vedere cosa si muove alla nostra destra e alla nostra sinistra, senza accorgersi che non si muove quasi nulla.

In un momento in cui tutti rimandano, in cui si fanno iniziative “di area” al solo scopo di capire se l’area esiste o meno, bisogna che qualcuno inizi. E possiamo essere solo noi di Liberi e Uguali, che siamo una forza piccola, che non abbiamo niente da perdere (perché abbiamo già perso abbastanza) e che possiamo cambiare tutto perché ancora non abbiamo regole e classe dirigente comune.

Oggi presentiamo il nostro Comitato promotore nazionale, che avrà il compito di fornire spunti al dibattito per tesi che sarà il cuore della prima fase, al termine della quale avremo il Manifesto di Liberi e Uguali. Solo dopo ci occuperemo della classe dirigente, perché quello che servono sono nuove idee e nuove proposte.

Voglio sottolineare alcune caratteristiche del Comitato: la parità di genere, una distribuzione per età sicuramente molto più bassa dello standard demografico nazionale e soprattutto la presenza di competenze specifiche, dalla politica territoriale (tra cui alcuni dei sostenitori di “Coraggio da LeU”, perché quell’appello mi ha colpito e commosso, da un lato, e dato nuova energia dall’altro) alle professioni, dal diritto pubblico alla sanità, dalla pace ai nuovi diritti, dall’economia alla lotta alle diseguaglianze.

Li voglio innanzitutto ringraziare e, sulla scorta dei contatti che anche personalmente ho curato, posso affermare che mi conforta una condivisione del progetto sicuramente più ampia delle disponibilità acquisite; ma il Comitato sarà un luogo aperto a cui, per esempio, si potranno inviare riflessioni e vorremmo che fosse il “motore” di un processo culturale e politico coinvolgente, che si apre alle associazioni, alle professioni, alle competenze, al paese. C’è un mondo intorno a noi che chiede di ritrovarsi, di camminare insieme, di riaccendere la passione per l’impegno politico: questo Comitato dovrà recepirne gli stimoli.

L’ho già detto: io non ho sigle di appartenenza. Il 3 dicembre non avevo una casa ma l’ho scelta. Quella casa si chiama Liberi e Uguali. L’ho pensata come realmente spalancata alle esperienze della società civile e dell’associazionismo, l’ho sognata aperta al contributo e alla valorizzazione dei militanti; l’ho desiderata come alternativa nelle forme e nei contenuti a ciò che ha reso la sinistra inconsistente nel dibattito pubblico e incapace di connettersi sentimentalmente ai cittadini, alle loro esigenze e alle loro paure. E ho scoperto in questi mesi di non essere solo.

Continuiamo a lavorare per realizzare quel progetto visionario che ci ha entusiasmato il 3 dicembre scorso. Sono sicuro che, insieme, renderemo Liberi e Uguali un soggetto politico all’altezza delle sfide di questi difficili tempi.

Pietro Grasso

Componenti del Comitato promotore nazionale:

Gaetano Azzariti, Nico Bavaro, Angelo Broccolo, Peppino Buondonno, Cecilia Carmassi, Tiziana Cignarelli, Andrea Core, Umberto De Giovannangeli, Maurizio De Giovanni, Nerina Dirindin, Martina Draghi, Lorenzo Falchi, Ottorino Ferilli, Rosa Fioravante, Antonio Floridia, Sandra Gesualdi, Marco Grimaldi, Bianca Guzzetta, Daniela Lastri, Betty Leone, Antonello Licheri, Tino Magni, Salvatore Monni, Gian Guido Naldi, Mattia Orlando, Fabio Perrone, Sara Prestianni, Silvia Prodi, Michele Prospero, Nicoletta Rocchi, Shukri Said, Simone Siliani, Serena Spinelli, Anna Starita, Franco Uda.

Ohilà, ben 8 like. Significa che almeno 8 persone hanno letto e approvato, e vedo nomi eccellenti. Nomi che non hanno mai messo il piede qui, o l'ultima volta l'hanno fatto diversi anni fa. Non posso che confermare ciò che avevo già maturato: ho chiuso con Commo.

Questo sito è in piedi da anni, sono state fatte molte proposte, e mai, dico mai una volta si è visto qualcuno della dirigenza rispondere, o almeno dare segno che avesse perlomeno letto almeno uno di questi interventi.

Quando sono LORO a scrivere, invece, per pubblicizzare quanto già deciso, se la cantano e se la suonano da soli.

Ma è per questo che avete creato Commo, per pubblicizzare le vostre idee a senso unico? Io avevo capito che serviva anche ad ASCOLTARE ciò che la base aveva da dire. La maggior parte degli utenti hanno ormai abbandonato la piattaforma, e il motivo è precisamente questo. Ma si fa finta di non accorgersene.

Probabilmente non avete bisogno delle mie idee, perché sicuramente stupide e sbagliate, lo dico senza ironia e con sincera umiltà. Ma mi risulta difficile credere che TUTTI gli utenti, presenti e passati, abbiano scritto corbellerie, eppure NESSUNO è stato ascoltato. Dalle idee di fondo, alle strategie di comunicazione, fino a innovativi metodi di voto, che erano stati testati sulla piattaforma e avevano dimostrato di funzionare. Nulla, nessun interesse. Commo è inutile. Addio.

Ho partecipato a molti forum politici e rutti mostrano lo stesso difetto: la gente parla ma nessuno li ascolta (ad onor del vero spesso non ci si ascolta a vicenda neanche all'interno del forum).

È un fatto in parte culturale in parte organizzativo. Il problema culturale può essere risolto solo con il tempo e la buona  pratica. Il problema organizzativo può essere indirizzato da strumenti informatici e norme statutarie che facilitino la formazione del consenso 'a distanza' e che diano dignità, spazio di intervento  e potere decisionale a gruppi di iscritti capaci di coordinarsi su proposte condivise. L'ormai quasi inesistente Partito Pirata è a mio avviso all'avanguardia su questo. Possibile ha realizzato un buon compromesso tra politica tradizionale e politica on-line con il suo statuto, ma nelle pratiche non è all'altezza delle sue promesse. Spero che il nascente LeU 2.0 possa fare di meglio al riguardo. 

Mi sono appena iscritta e sto invitando altri a farlo, perché penso che affinché le cose cambino è necessario partecipare e assumersi le proprie responsabilità. Ho saputo oggi della possibilità di iscrivermi a questa piattaforma da un post su Facebook di Fassina e mi chiedo quante persone che gravitano intorno a LeU sappiano dell'esistenza di Commo. Occorrerà dare la giusta pubblicità affinché il dibattito sia il più ampio e aperto possibile. Molti errori sono stati fatti in passato dalla sinistra e uno dei più importanti è stato quello di non ascoltare, ora vedo un timido segno di cambiamento e spero si vada in questa direzione con forza e coraggio. E' necessario spirito di iniziativa, apertura mentale e nuovi metodi, perché una cosa è certa: le persone non sono più disposte ad accettare passivamente idee calate dall'alto.

Mi sono iscritto a questa piattaforma per avere la possibilità di PARTECIPARE ad un progetto comune di ripensamento e rinascita di una sinistra degna di questo nome. Una Sinistra che si ponga appunto, come necessità di una revisione critica di sé stessa, la questione della PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA. Tale questione, prima ancora di qualsiasi altra elaborazione tematica specifica, è a mio avviso LA QUESTIONE. La questione su cui si è giocata e persa in questi decenni la possibilità di mantenere e sviluppare radicamento socio-territoriale, di elaborare analisi, visioni e politiche che utilizzassero risorse, competenze e intelligenze diffuse nel proprio popolo, che mantenesse un ruolo altamente "pedagogico" per le proprie organizzazioni partitiche, piuttosto che, sempre più, meramente amministrative e "neutramente" gestionali.