A due settimane dalla scadenza del termine per aderire su questa piattaforma a Liberi e Uguali non c'è ancora nessun documento su cui poter fondare una propria adesione consapevole. Si propone quindi una sorta di iscrizione virtuale sulla fiducia (l'ennesima) che i contenuti definiti in seguito siano condivisi. In cambio, il premio del voto nelle successive fasi congressuali. Onestamente, non è ammissibile un tale atteggiamento, superficiale e degradante nei confronti della base. Non è ammissibile perché mesi e mesi dopo le elezioni sono stati sprecati per produrre non un qualche scritto, pure generico, che delineasse comunque una cornice entro cui sviluppare ragionamenti e presa di coscienza, ma una esplosione di dichiarazioni personali di dirigenti, che hanno provocato solo dubbi e confusione. E non è ammissibile perché una adesione non politica prelude a un congresso non politico, in cui la discussione ragionata attorno a un progetto condiviso viene seppellita dalla solita conta dei rispettivi pacchetti di consenso. Senza nulla su cui aderire che non vada oltre la fiducia in questo o quel dirigente, infatti, non si produce militanza ma tifoseria. Una tale condotta da parte dei vertici è tanto più ingiustificabile quanto comprensibile solo con la loro volontà di non costruire un bel niente. O con l'incapacità di arrivare a una sintesi di posizioni palesemente divergenti, non solo sul che fare ma pure sul perché farlo e con chi. È legittimo infatti prospettare strade diverse, purché però la meta non cambi. Ma si è arrivati ormai a dichiarare più e più volte che LeU non ha più alcun significato politico, che si deve fare altro. Capirete spero che questo non rassicura, non convince, non rende credibili e non crea quella fiducia su cui si chiama ad aderire. Cofferati da ultimo ma non da solo, in una uscita pubblica da crisi esistenziale fuori tempo massimo, accusa apertamente i dirigenti (di cui sente di non fare parte, evidentemente) di aspettare di vedere cosa fanno gli altri. Bene: gli altri corrono. De Magistris sta organizzando l'area a sinistra di LeU. Il PD ha ritrovato con Martina una sorprendente capacità d'azione, non solo in Italia (la manifestazione a Milano è partita dai consiglieri comunali del PD, e tra qualche giorno sarà in piazza a Roma) ma anche in Europa, con contatti coi socialisti spagnoli e portoghesi, in un quadro di alleanze rosso-verdi per le Europee. Pure l'ala liberale si muove, tra Macron e suggerimenti sovranazionali. C'è un dibattito aperto a sinistra, in tutte le formazioni politiche. Ma noi aspettiamo. Aspettiamo che altri si intestino le idee, guidino i processi politici, costruiscano soluzioni credibili. Ma che senso ha un partito in potenza che rifiuta per pigrizia di darsi una identità, un programma politico (che è ben altra cosa da quattro promesse nel programma elettorale), una ragione storica e una strategia con cui perseguirla? Onestamente, non vedo le condizioni per svolgere un congresso veramente fondativo e che non degeneri in una rottura tra vincitori e sconfitti, o peggio ancora in una semplice ratifica di decisioni prese altrove da altri partiti. Non ci sono le condizioni neppure per aderirvi e cominciare a ragionarci. La critica che pongo è dunque puramente di metodo, e non perché non ci siano critiche di merito da poter fare (il clima sociale è spaventoso, e LeU è totalmente insignificante), ma proprio perché mancano le basi minime per fare politica seriamente. E dato che individuo nei dirigenti la colpa di questa situazione, credo che sia da loro che debbano arrivare immediati e inequivocabili segnali di un cambio di rotta. Ripeto, mancano due settimane per dare un senso al progetto politico di LeU. Realisticamente, deve almeno arrivare un messaggio di unità. Una dichiarazione congiunta non dico del comitato promotore (organismo sparito) ma dei vertici che hanno finora rappresentato Liberi e Uguali. Una dichiarazione che inviti ad aderire, stilando una minima base ideale e valoriale. Che dia un barlume di attivismo e volontà di protagonismo nella mutata realtà politica italiana ed europea. Che scelga quindi la partecipazione attiva del futuro partito alla immediata costruzione di un fronte largo, progressista. Si dirà che questa decisione spetta al congresso, ed è vero. Ma ciò non toglie che i dirigenti debbano dirigere, indirizzare, organizzare. Il congresso va impostato alle date condizioni attuali, non in astratto, perché un partito per essere fondato deve aver chiaro uno scopo da raggiungere e non solo essere una bella costruzione teorica che si scioglie alla prima decisione pratica da prendere. I vertici devono chiarirsi al riguardo. Devono elaborare una linea politica, che poi sarà discussa a congresso. Devono scrivere un documento di base, pubblicarlo qui, sulla stampa, sui social, ciclostilarlo se preferiscono (che senso ha puntare sul virtuale se poi viene tralasciato proprio dai vertici?), se intendono dimostrare che LeU abbia un futuro e che valga la pena impegnarsi. Nell'attesa, concluderei ricordando quanti voti abbiamo perso (non solo noi ma tutte le sinistre) per mancanza di credibilità. Quanta gente ha preferito votare altri partiti più solidi per non sprecare il voto. Ecco: immaginiamo quanta sicurezza di non sprecare un voto possa dare un partito come è LeU in questo momento.

Io non capisco se chi scrive qui fa apposta, provocatoriamente, ad ignorare l'evidenza, o se veramente non se ne è accorto. A chi fa parte della seconda categoria, consiglio una semplice ricerca di "leu" su Google per svegliarsi alla realtà: fra frizzi e lazzi della stampa nemica, ai toni più seri della stampa amica, il tema è lo stesso, la distanza fra chi non aspetta altro che la dipartita di Renzi per tornare a casa (MdP) e chi col PD non vuole avere a che fare (SI). Notare che il sito ufficiale Google non sa nemmeno che esista (e in effetti, nemmeno io riesco a raggiugerlo ora come ora).

Ci si è provato, ad allearsi agli ex PD, l'unico risultato è stato l'accaparramento di MdP dei pochi seggi guadagnati coi voti di SEL (MdP non ha portato mezzo voto, basta confrontare i dati delle ultime politiche con quelle del 2013 o anche con le europee). Dici che De Magistris sta cercando di unire i partiti a sinistra del PD? Forse allora è meglio rivolgersi da quelle parti, o ancora non si è deciso cosa si vuol diventare da grandi?

il comitato promotore pur tra mille difficoltà e resistenze ha lavorato e metterà a disposizione a breve i materiali. 

si può passare il tempo a fare l'elenco di quelli che non vogliono la nascita di LeU e dei motivi per cui frenano, io preferisco provare a dare un contributo e fare rete con chi ci sta

segnalo il blog che sta mettendo in rete altre prese di posizione in positivo:

http://coraggiodaleu.com/2018/09/24/andare-avanti

Non metto in dubbio che chi doveva abbia lavorato. Dico che non si può pretendere l'adesione a un progetto politico senza progetto politico. A cosa dovrei aderire? Un simbolo la cui identità verrà decisa in seguito? Ormai tempo non ce n'è, gli appelli di gruppi locali, o virtuali, pur con tutte le genuine buone intenzioni, non possono sopperire a una mancanza che ritengo politica. Non posso aderire a qualcosa che non si sa cosa sia, perché non sarebbe un'adesione consapevole. E mi dispiace, per questo domandavo anche se fosse reperibile qualcosa, anche generico, prima del termine stabilito. Così non è? Peggio per me. Che non sia corretto, però, ho il dovere di dirlo. Perché non è così che si costruisce un Partito, che, oltretutto, dopo ormai un anno di esistenza (almeno, "virtualmente") dovrebbe pur essere in grado di sapere cos'è e cosa vuole diventare, e di dirlo alle persone a cui si chiede l'adesione.